Il “veterinario aziendale” è in Gazzetta ufficiale

Con l’ok del Ministero della Salute e dopo l'accordo raggiunto in Conferenza Stato Regioni e la luce verde da parte della Corte dei Conti, il decreto che istituzionalizza questa nuova figura professionale è stato pubblicato e ora è applicabile. Un passo avanti per la prevenzione e il controllo delle malattie dei capi allevati e per la sicurezza alimentare

Il "veterinario aziendale" è in Gazzetta ufficiale. Si tratta di un decreto firmato dal ministro della Salute Beatrice Lorenzin, che dopo l'accordo raggiunto in Conferenza Stato Regioni e la luce verde da parte della Corte dei Conti è stato pubblicato e ora è applicabile.
Precisamente stiamo parlando del Decreto 7 dicembre 2017 "Sistema di reti di epidemio-sorveglianza, compiti, responsabilità e requisiti professionali del veterinario aziendale". Già dal titolo del provvedimento emerge la novità, ovvero l'istituzionalizzazione di questa nuova figura professionale che si presenta a metà tra consulente privato e ponte verso le istituzioni, e i tanti adempimenti con cui necessariamente l'azienda zootecnica deve fare i conti. Sempre il nome del decreto segnala anche qual è l'ambito di interesse principale del veterinario aziendale: l'epidemio-sorveglianza.
Questa figura si inserisce dunque a pieno titolo nel sistema di reti per la prevenzione e il controllo delle malattie dei capi allevati e per la sicurezza alimentare. Anche al veterinario aziendale è infatti chiesto di operare per l’identificazione precoce di malattie animali, comprese le zoonosi, e per organizzare la risposta più efficace al problema.
Bisogna anche aggiungere che il decreto va a istituzionalizzare una figura che il mondo allevatoriale e veterinario organizzato aveva previsto da tempo. Già nel 2012, Aia (Associazione italiana allevatori), Fnovi (Federazione nazionale ordini veterinari italiani) e Anmvi (Associazione nazionale medici veterinari italiani) avevano firmato un accordo nel quale si parlava di "veterinario di fiducia", un professionista che avrebbe operato primariamente nell'ambito dell'epidemio-sorveglianza – come ora stabilisce ufficialmente il decreto – ma avrebbe assunto anche altri compiti, sostanzialmente di assistenza e consulenza all'allevamento. Dunque, il veterinario di fiducia – oggi chiamato ufficialmente "veterinario aziendale" – è un libero professionista che l'allevatore sceglie e nomina per affiancarlo costantemente in molti momenti e circostanze della sua attività quotidiana.

Altre funzioni
E vediamo dunque una panoramica di queste altre ma importanti funzioni di supporto e servizio alle aziende zootecniche. In questo ambito il veterinario aziendale potrà intervenire per fornire all'operatore informazioni e assistenza per la definizione della qualifica sanitaria dell'allevamento, e intervenire per assicurare le buone condizioni igieniche, di biosicurezza, di benessere animale e di salubrità dei mangimi. Inoltre il veterinario aziendale può affiancare l'allevatore nei diversi adempimenti relativi alle notifiche obbligatorie delle malattie infettive dei capi allevati; così come può aiutarlo nelle comunicazioni di legge riguardanti qualsiasi altro fattore di rischio per la salute e il benessere degli animali e delle persone.
C'è poi un'area di importante consulenza a supporto delle norme in materia di impiego dei medicinali veterinari. In pratica il veterinario aziendale assume, in allevamento, la responsabilità relativa alle scorte farmaceutiche e alla gestione dei piani volontari di risanamento e controllo delle malattie infettive. Il tutto finalizzato a un uso prudente e responsabile dei farmaci, mirando sempre anche al controllo dello sviluppo dell'antimicrobico-resistenza.
Ma questa nuova figura professionale può anche offrire assistenza nella tenuta delle registrazioni obbligatorie e nei rapporti con i Servizi veterinari ufficiali; e collaborare con questi uffici quando scatti l'accertamento della causa di morte degli animali, oltre a fornire assistenza e supporto per il corretto smaltimento delle carcasse.

I veterinari
Il decreto era dunque atteso, e le prime reazioni alla sua pubblicazione sono positive. Per la Sivar – Società italiana veterinari per animali da reddito, federata Anmvi –  il decreto sul Veterinario aziendale segna uno spartiacque storico per il sistema della sanità animale e della sicurezza alimentare.
Secondo l'associazione dei veterinari il decreto "rivoluzionerà la gestione sanitaria degli allevamenti italiani", in quanto "i dati sanitari prodotti all’interno delle aziende zootecniche nazionali, saranno raccolti e valorizzati in un sistema informativo ufficiale, che – sotto la regia del Ministero della Salute –  permetterà di qualificare ulteriormente le produzioni primarie nazionali di origine animale".

I requisiti del veterinario aziendale
È lo stesso decreto Minsalute del 7 dicembre 2017 a codificare precisamente caratteri, prerogative e requisiti del veterinario aziendale. Iniziando dalla definizione di legge, per cui si tratta di "un medico veterinario, libero professionista, che opera professionalmente e con carattere di continuità, con un rapporto diretto con l'operatore, definito con atto formale". Tanto che la sua designazione è contestualmente voluta e firmata da allevatore e veterinario.
Ma veniamo ai requisiti di legge prescritti per la qualifica di veterinario aziendale. In particolare questi prevedono: che il professionista sia iscritto all'Ordine dei medici veterinari; abbia partecipato a un corso di formazione specifico per "veterinario aziendale"; non svolga attività a favore di imprese che forniscono servizi all'azienda zootecnica stessa o di ditte fornitrici di materie prime, materiali, prodotti o strumenti; non sia in generale in condizioni che configurino un conflitto di interessi.

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