Mipaaf, un Piano di azione a tutela della carne italiana

carne
I rappresentanti del Mipaaf Maurizio Martina, Luca Bianchi e Giovanni Di Genova durante l’incontro di Brescia.
Presentato a metà giugno dal ministro Martina al tavolo della filiera suinicola tenutosi a Brescia. Articolato in cinque mosse

Dopo il Piano suinicolo lanciato dall’allora ministro Luca Zaia nel 2008, i cui punti ancora oggi devono trovare completo, e dopo anni di andamento altalenante del mercato suinicolo, al punto che i classici andamenti sinusoidali dei prezzi su base triennale sono ormai un puro esercizio accademico, ora si propone di risolvere la situazione il ministro delle Politiche agricole in carica Maurizio Martina.

Nei giorni scorsi Martina ha dunque presieduto il Tavolo della filiera suinicola, che si è tenuto a Brescia. E ha lanciato un Piano di azione che si articola in cinque mosse rivolgendosi sia ai produttori, in forte crisi di liquidità e molti dei quali ormai convertiti alla soccida, sia alla filiera produttiva nel suo complesso e vedrà una campagna promozionale sostenuta sul piano economico in parte da Ismea, con lo scopo di far conoscere la carne suina italiana.

Non manca l’obiettivo di creare una sorta di marchio-ombrello, sulla scorta di quanto da anni ha fatto la Francia, con il famoso Label rouge. Ma anche il Regno Unito con il suo Red tractor ha fatto scuola nella promozione del made in Britain.

In cinque mosse

Più specificatamente, le azioni proposte sono queste:

- la conferma della compensazione Iva per le carni suine anche per il 2017;

- un allargamento e una semplificazione della moratoria dei debiti degli allevatori con il pagamento diretto degli interessi dei mutui sostenuti;

- la creazione di un marchio unico nazionale per i regimi di qualità, che aiuti anche a valorizzare i tagli non destinati al circuito dop;

- il sostegno all’export attraverso un rafforzamento dell’azione diplomatica per la rimozione delle barriere sanitarie, a partire dal mercato cinese;

- l’attuazione di campagne di comunicazione e promozione.

Misure necessarie perché lo stato di sofferenza del comparto si è aggravato per gli attacchi mediatici subiti in seguito alla condanna delle carni rosse da parte dell’Organizzazione mondiale della sanità, peraltro smentita da più autorevoli ricercatori, che hanno evidenziato come il 55% delle ricerche dell’Oms non sia proprio ineccepibile nelle proprie considerazioni. E un altro fattore negativo è stato l’embargo russo, che ha di fatto chiuso un mercato dalle grandi potenzialità, non soltanto per l’Italia, ma in particolare per i grandi esportatori del Centro Nord Europa (Danimarca, Germania e Olanda in primis) e della Penisola iberica. Con la conseguenza di una saturazione dei mercati comunitari, fiaccati da una diminuzione dei consumi interni.

«Siamo determinati - ha dichiarato il ministro al Tavolo della suinicoltura - a chiedere anche a Bruxelles di battere un colpo per rispondere alla crisi del settore. Al prossimo consiglio chiederemo di prorogare lo stoccaggio privato delle carni suine, ma servono anche misure strutturali. Chiederemo che la suinicoltura possa essere considerata nel primo pilastro Pac, oltre a dei sostegni concreti per l’export. A livello nazionale abbiamo voluto condividere una serie di azioni operative e un metodo di lavoro che tenga un aggiornamento costante sull’attuazione».

Se ne riparlerà nella seconda metà di luglio, quando si riaggiornerà la seduta a Roma. «Certo non per ripartire dal punto zero - ha chiosato Martina - ma per valutare lo stato di avanzamento lavori e decidere che cosa fare».

I commenti dei protagonisti della filiera

Sono positivi sull’esito del Tavolo i commenti della filiera suinicola, alle prese appunto con una crisi che stenta a essere risolta in via definitiva e che ha portato a evoluzioni negative.

Andrea Cristini, presidente di Anas: «Sono soddisfatto del piano illustrato da Martina. È un programma mirato, finalizzato a valorizzare il prodotto italiano, fondamentale soprattutto in questo periodo, in cui il consumo di carne suina è demonizzato. Trovo che siano positivi anche gli interventi per la tutela degli allevamenti dal punto di vista bancario e di supporto alle filiere che valorizzano il suino 100% italiano. Aspettiamo il nuovo incontro del tavolo di filiera, previsto per luglio a Roma, per fare una valutazione di quanto messo sul tavolo qui a Brescia».

Ettore Prandini, vicepresidente nazionale di Coldiretti: «Ritengo che si sia avviato un percorso positivo, soprattutto per il sistema di comunicazione, in modo da valorizzare le filiere. Si potrà così comunicare il progetto sottoscritto da San Daniele e Coldiretti per il prodotto italiano, che andrà a valorizzare non solo le cosce, ma tutto il resto della carcassa. Significativa anche la risposta del Mipaaf relativa alla missione comunitaria. Noi riteniamo che il comparto suinicolo debba entrare in modo significativo nel Primo pilastro della Pac e in termini di finanziamento anche come filiera produttiva, con particolare attenzione alle scrofaie e per i suini nati in Italia. È dimostrato che il settore vive una fase di difficoltà, con la diminuzione di circa un 20% di scrofaie negli ultimi due anni. La comunicazione diventa centrale, per far sapere tempestivamente cosa avviene negli allevamenti e per non portare come immagine di un sistema produttivo quello che invece riguarda pochissimi soggetti e non rispecchia la professionalità e la capacità imprenditoriale all’interno dei nostri allevamenti. Sull’obbligo dell’origine diventa determinante come si è fatto sul latte, che può trovare applicazione anche nel comparto suinicolo e nella carne rossa. Perché solo dando trasparenza alla filiera noi possiamo dare una valorizzazione».

Giovanna Parmigiani, presidente della Federazione nazionale di prodotto Carni suine di Confagricoltura: «Il consorzio è un progetto che anche Confagricoltura condivide. Devono essere gli allevatori a poter gestire di più le proprie carni, cosa che finora non è avvenuta, quindi può essere l’unica soluzione. Dobbiamo correre se vogliamo riuscire ad attivare una certificazione di qualità in tempi sufficienti per far sopravvivere gli allevamenti. Bisogna che gli allevatori si decidano a unirsi e fare fronte comune. Importante arrivare all’obiettivo della regionalizzazione dei certificati sanitari. Confagricoltura condivide la battaglia, la stiamo peraltro compiendo in prima persona da tempo. Va riconosciuta la regionalizzazione, ma allo stesso tempo combattuta l’eradicazione di alcune malattie a livello nazionale, perché non è pensabile che una vescicolare non possa essere eliminata da un paese civile. Lavoriamo su export della Cina e dell’America, perché sono mercati senza i quali non possiamo sopravvivere».

Giovanni Bettini, coordinatore del settore zootecnico dell’Alleanza delle cooperative agroalimentari: «Occorrono decisioni urgenti e strutturali in grado di contrastare la difficile situazione del comparto suinicolo. Tra le priorità improcrastinabili individuate dall’Alleanza delle cooperative italiane c’è l’attivazione di un valido sistema di etichettatura di origine, sia per le carni fresche che trasformate, che certifichi, attraverso sistemi di qualità riconosciuti, la filiera 100% italiana con suini nati, allevati e macellati in Italia. Insieme all’etichettatura d’origine, essenziale per la valorizzazione delle produzioni italiane, per l’Alleanza delle cooperative risultano fondamentali la spinta ad accrescere la presenza su nuovi mercati Ue ed extra Ue, con maggiori sostegni all’export e la riduzione dei costi a carico delle aziende, attraverso una auspicata sburocratizzazione delle procedure e degli obblighi amministrativi. Se positiva e condivisibile appare la decisione della Commissione europea di introdurre lo stoccaggio privato per le carni suine, permane comunque la necessità di accompagnare gli interventi comunitari anche con misure di carattere nazionale che diano adeguate risposte al calo di redditività delle imprese e pongano le basi per un rilancio concreto della filiera, permettendole di mantenere quel ruolo di prestigio che merita. Auspichiamo che vengano adottate misure volte alla ristrutturazione dei debiti degli allevatori, come già fatto nel settore latte, e che si proceda alla individuazione di nuovi strumenti di garanzia per favorire l’accesso al credito delle imprese».

Stefano Fanti, direttore consorzio del prosciutto di Parma: «Credo che il Mipaaf abbia proposto delle iniziative particolarmente interessanti sul piano della comunicazione immediata, perché soffriamo molto questi attacchi mediatici ingiustificati su tutta la filiera. Penso che il focus debba essere quello del benessere animale, perché ci permetterà di conquistare più fette di mercato all’estero, che è l’unico settore che cresce di fronte a un mercato nazionale assolutamente stabile. Per quanto riguarda il Label Rouge proposto dal ministro Martina, che dovrebbe mettere insieme tutti i sistemi di certificazione, ritengo sia una bella iniziativa e vedremo come strutturarla dal punto di vista operativo».

Mario Emilio Cichetti, direttore del consorzio del prosciutto di San Daniele: «Quella di oggi è stata una giornata molto positiva, perché in una provincia strategica per la suinicoltura come Brescia si è trovato un punto di confronto con tutti i soggetti della filiera. Trovo tempestivo e utile l’intervento del ministero. Anche le proposte messe sul tavolo come soluzione della crisi hanno riscontrato l’apprezzamento di tutti gli operatori e i partecipanti. Noi saremo presto operativi col progetto di Italico, che è un ulteriore affinamento della filiera del prosciutto di San Daniele, quindi non inventiamo niente di nuovo. Per la certificazione ci basiamo infatti su dati che raccogliamo già come filiera dop del circuito del prosciutto di San Daniele, con maiali nati e allevati in Italia e identificheremo inizialmente 450 allevamenti, con la prospettiva di coprire dal punto di vista numerico tutta la produzione del San Daniele, che è di 2,8 milioni di cosce stagionate all’anno. L’obiettivo è quello di valorizzare i tagli di carne fresca, a partire dai lombi. Fra gli elementi distintivi saranno il rispetto del benessere animale e delle norme ambientali, l’uso consapevole del farmaco e l’attenzione alla selezione genetico-qualitativa. La filiera deve prendere un passo etico e sostenibile per quanto riguarda gli allevamenti. Specificheremo ancora meglio le caratteristiche del suino pesante italiano, che ha le migliori carni del mondo».

Lorenzo Fontanesi, presidente di Unapros: «Sicuramente c’è una presa di coscienza del ministro Martina delle difficoltà del settore, però bisogna anche rilevare che non è la prima volta che si fa un incontro politico dove si cerca di quietare i malumori della filiera. Molte tematiche affrontate nel 2007 sono le stesse di oggi, con la sola sostituzione di alcuni nodi. Il problema vero è che la filiera è ancora molto disgregata e in questo modo si fatica a raggiungere accordi strategici. Troppo spesso la carne subisce attacchi mediatici ingiustificati, con conseguenze pesanti per il mercato. L’auspicio è che tutti gli attori coinvolti possano aderire, animati da un’unica finalità».

 

Leggi l’articolo completo sulla Rivista di Suinicoltura n. 7-8/2016

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