Produzione carne suina +4,1% nel primo trimestre

carne suina
Commissione UE: i dati dello short-term outlook. I prezzi risultano sotto la media degli ultimi quattro anni, il che si traduce in una pressione economica sugli allevatori europei. Previsto un aumento dei consumi

Cresce la produzione di carni suine nell’Unione europea. Secondo l’ultima edizione dello Short-term outlook (Previsioni a breve termine) appena pubblicato dalla Commissione Ue, nel primo trimestre del 2018 la produzione di carni suine è aumentata del 4,1% rispetto allo stesso periodo del 2017.

Interessante notare il diverso dinamismo tra le due principali aree dell’Unione: a una crescita tutt’altro che trascurabile (+3%) dell’Ue-15, cioè dei “vecchi” paesi membri si affianca un incremento molto robusto (+10%) dell’Ue-13, i paesi entrati nell’Unione successivamente al 2004. Tra questi, in termini di incremento di produzione di carni suine tra primo trimestre 2018 e 2017, sono stati particolarmente attivi la Polonia (+12%), la Romania (+18%) e la Slovacchia (+ 19%).

Tuttavia, le previsioni dei tecnici della Commissione indicano che l’intensità della crescita produttiva vista in questi mesi dovrebbe temperarsi nella seconda metà dell’anno. A giocare a sfavore saranno i prezzi in discesa – viene precisato nell’Outlook di Bruxelles – e le esportazioni sulle quali graverà qualche difficoltà. In sostanza, viene indicato che a fine anno la produzione di carne suina complessivamente registrata nell’Unione europea sarà pari a 24 milioni di tonnellate, il che comunque significherà l’1,5% in più rispetto al 2017. Il documento va ancora più in là e prevede che nel corso del 2019 l’andamento produttivo dovrebbe stabilizzarsi sui livelli che verranno raggiunti quest’anno ma, si avverte, ciò dipenderà dalle esportazioni che rimangono avvolte dall’incertezza.

Tab 1 - Variazioni nel mercato in Ue nel 2017 e  2018

2017

2018

Produzione

-0,9%

+1,5%

Export

-8,8%

+2,5%

Consumi

-0,1%

+1,2%

Nota: comparati con l'anno precedente, produzione netta e vendita carne

I mercati dei derivati freschi

Dopo l’analisi della produzione vediamo come sono andati i mercati dei derivati freschi dei suini.

Secondo l’Outlook Ue, nei primi mesi dell’anno spicca l’incremento dei prezzi delle carni suine registrato a febbraio. Un andamento positivo che a marzo ha già mostrato uno stop, soprattutto a causa dell’incremento della produzione e dunque dell’offerta. Un ulteriore cambio di direzione avviene a maggio, con domanda di carni in aumento e dunque prezzi in salita, fino al livello medio europeo di 144/100 kg di carni fresche.

Tuttavia il report di Bruxelles sottolinea che i prezzi del primo trimestre 2018 risultano sotto la media degli ultimi quattro anni, il che si traduce in una pressione economica sugli allevatori europei, stretti anche dal parallelo incremento dei costi per i principali fattori alimentari di produzione.

I suinetti da allevamento

Per quanto riguarda i suinetti da allevamento, il cui mercato dà una indicazione della futura produzione complessiva, l’Outlook registra che il prezzo medio nell’Ue di questi capi è inferiore ai picchi, peraltro elevati, visti nel corso del 2017 ma risulta vicino alla media complessiva degli ultimi quattro anni. Più in dettaglio, i prezzi dei suinetti da allevamento sono gradualmente aumentati nei primi mesi del 2018 con un massimo rilevato a metà aprile a 52,5 euro/capo; ma a già a fine maggio il prezzo calava a 45,7 euro/capo.

Consumi di carne suina

Uno sguardo infine ai consumi di carni suine nell’Unione europea che secondo il report della Commissione sono rimasti stabili nel 2017 a 32,2 kg pro capite, e sono previsti in leggero aumento nel 2018, quando dovrebbero arrivare a 32,5 kg pro capite; per poi scendere leggermente nel corso del 2019.


Le esportazioni

Da qualche anno, almeno dal 2015, le esportazioni dell’Unione europea sono dominate da una destinazione: la Cina.
In base alle analisi dello “Short-term outlook” dell’Unione europea, nei primi quattro mesi del 2018 le spedizioni europee verso la Cina sono diminuite del 6% su base annua. Nello stesso periodo, le esportazioni complessive in volume risultavano stabili, grazie agli aumenti dell’export in altre aree: Giappone (+ 6%), Corea del Sud (+25%), Filippine (+17%) e Stati Uniti (+25%).
Va però notato che si tratta di spedizioni a prezzi in discesa rispetto ai periodi precedenti e ciò ha determinato un calo in valore dell›export del 7%.
Il report della Commissione evidenzia che nel primo trimestre di quest’anno, in tema di esportazioni di carni suine, l’Unione europea ha mantenuto la posizione di mercato nei confronti della Cina; una posizione peraltro dominante e pari al 66% del totale. Al contrario altri paesi hanno perso terreno, in particolare Canada e Stati Uniti che nel 2017 coprivano il 14% ciascuno dell’importazione cinese mentre ora sono al 12% e all’11% rispettivamente.
Nel report della Commissione viene sottolineato il fatto che il futuro delle esportazioni dell’Ue – e dunque in qualche misura dell’equilibrio di mercato nel settore suinicolo europeo – dipenderà molto dall’andamento della domanda cinese; e che su tutto grava l’incertezza della guerra commerciale in atto con gli Stati Uniti.
Un cenno da ultimo alla Russia, che continua a espandere la capacità produttiva interna di carni suine e si prevede che raggiungerà l’autosufficienza in un futuro ormai prossimo. Una situazione determinata dal blocco russo alle importazioni da altri paesi in vigore da anni e attivo almeno sino alla fine del 2018.


 

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