Ceta: grande opportunità per i salumi dop e igp italiani

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Levoni di Assica si esprime a favore del Ceta (Comprehensive Economic and Trade Agreement) e della tutela delle indicazioni geografiche dei nostri prodotti. «È proprio la totale mancanza di protezione che favorisce il proliferare dell’Italian sounding, come è avvenuto in passato in Canada e come sta avvenendo in questi anni in Russia».

Sono ben 11 i salumi italiani tutelati di cui il Ceta (Comprehensive Economic and Trade Agreement)  garantisce la protezione: Bresaola della Valtellina igp, Cotechino Modena igp, Culatello di Zibello dop, Lardo di Colonnata igp, Mortadella Bologna igp, Prosciutto di Modena dop, Prosciutto di Parma dop, il Prosciutto di S. Daniele dop, Prosciutto Toscano dop, Speck Alto Adige igp, Zampone Modena igp.  Una lista che il trattato prevede possa essere implementata in futuro con l’inserimento di ulteriori prodotti.
«Non ratificare il Ceta sarebbe un grave errore – afferma Nicola Levoni (nella foto), presidente dell’Associazione industriali delle carni e dei salumi -. I negoziatori comunitari hanno raggiunto un ottimo accordo, senz’altro perfettibile come ogni compromesso, ma senza il quale i nostri salumi dop e igp oggi non avrebbero alcuna protezione.Ceta La coesistenza tra indicazioni geografiche e trade marks non è la soluzione definitiva, ma rappresenta certamente un passo avanti fondamentale. È proprio la totale mancanza di protezione che favorisce il proliferare dell’Italian sounding, come appunto avvenuto in passato proprio in Canada e come sta avvenendo in questi anni in Russia, dopo la chiusura di quel mercato alle nostre produzioni per le note vicende politiche».
Da sottolineare che attraverso il Ceta si è riusciti ad affrontare anche questioni che incidono significativamente sulle esportazioni dei salumi italiani tutelati: «Per la prima volta si è riusciti ad introdurre alcune norme di tutela e riconoscimento delle indicazioni geografiche nell’accordo con un Paese in cui, storicamente, prevale la tutela della proprietà industriale», prosegue Levoni.

Le esportazioni in Canada

Un Paese, il Canada, che apprezza molto i salumi italiani. Basti pensare che nel 1997, anno di apertura del mercato canadese al solo Prosciutto di Parma, le esportazioni erano di appena 38 tonnellate, per diventare 238 ton nel 2005 con l’apertura al Prosciutto di San Daniele e ai prodotti cotti e oltre 400 tonnellate nel 2009, anno di apertura ai prodotti a breve stagionatura.
Nel 2017 - anno dell’entrata in applicazione provvisoria del Ceta – è stato raggiunto l’importante traguardo delle 2.148 ton (+39,4% rispetto al 2016) per un valore di 25,9 milioni di euro (+43,5%). Un trend di crescita, questo, che prosegue nel primo trimestre dell’anno in corso in cui le esportazioni di salumi in Canada hanno raggiunto quota 455 ton (+8,2%).

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Le esportazioni verso il Canada dal 1997 al 2017.

Assica ha accolto con favore l’entrata in vigore in via provvisoria del Ceta, lo scorso mese di settembre. «Il perdurante stallo dei negoziati multilaterali e lo stop all’accordo di libero scambio tra Ue e Usa rendono ancora più prezioso il Ceta, oltre che nell’ottica del rapporto bilaterale Ue-Canada, anche in virtù dell’accesso al mercato nordamericano nel suo complesso (Nafta) e in chiave transpacifica di Tpp» aggiunge Nicola Levoni.
L’Associazione ha sempre posto tra le priorità l’apertura di nuovi mercati e l’abbattimento delle barriere tariffarie e non tariffarie nell’ambito del commercio internazionale, identificando nell’esportazione verso i Paesi terzi un volano di crescita irrinunciabile per il settore.

Rafforzare i legami commerciali

Purtroppo, tra l’ottobre 2016 e il luglio 2017, il Report su “G20 Trade Measures” dell’Organizzazione mondiale del Commercio ha registrato tra i Paesi del G20 ben 292 barriere non tariffarie, di cui 42 nuove.
«Questo dato è preoccupante – spiega Levoni – perché evidenzia che le relazioni commerciali sono caratterizzate da una nuova ondata di protezionismo, che non è più confinata ai Paesi emergenti ma riguarda in maniera sempre più considerevole i Paesi avanzati. In questo contesto è fondamentale che l’Unione europea rafforzi i legami commerciali e sottoscriva accordi di libero scambio con i suoi principali interlocutori. Chiediamo un momento di confronto tra il Governo e le parti coinvolte. Attraverso la nostra esperienza diretta noi produttori possiamo fornire dati oggettivi e dare contenuto e valore al dialogo in corso sulla politica commerciale del Paese» ha concluso Levoni.

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