Coop, niente antibiotici negli ultimi 4 mesi di vita

La campagna Coop “Alleviamo la salute” contro l’antibiotico-resistenza coinvolge anche l’allevamento suinicolo. Da qualche mese il prosciutto Fiore Fiore Coop della filiera suina antibiotic free è disponibile in 140 punti vendita

Anche i suinicoltori sono coinvolti nella campagna Coop “Alleviamo la salute” lanciata per contribuire a combattere l’antibiotico resistenza. Il progetto sta procedendo per step successivi con l’obiettivo di migliorare il livello di benessere degli animali e arrivare a ridurre, e se possibile eliminare, l’uso di antibiotici negli allevamenti degli animali da reddito.
Il progetto era stato presentato il 27 aprile scorso al Ministero delle Politiche agricole alimentari e forestali e ha coinvolto i fornitori, oltre 1.600 allevamenti in Italia e oltre 20 milioni di animali, gli stessi da cui provengono le filiere di carne a marchio Coop.
Con il marchio “Allevato senza uso di antibiotici” in etichetta la prima azienda della moderna distribuzione in Italia (e organizzazione di consumatori con oltre 8 milioni e mezzo di soci e una rete di 1.100 punti vendita in Italia) ha fatto partire per prima la linea di prodotti della filiera avicola, polli e uova, sono seguite le carni della filiera suina e recentemente, alla fine di ottobre, quella bovina. Un logo ad hoc sul prodotto in vendita comunica in maniera chiara al consumatore quando l’animale è allevato senza l’utilizzo di antibiotici.

Da sinistra Daniele Ferré, presidente di Coop Lombardia, Maura Latini, direttore generale di Coop, Luigi Bonizzi, dipartimento di Malattie Veterinaria dell’Università degli studi di Milano, Luca Speciani, Medico Chirurgo e Dottore in Scienze Agrarie, Valentina Ferrante, dipartimento di Scienze e Politiche Ambientali dell’Università degli Studi di Milano, Anna Sandrucci, dipartimento di Scienze Agrarie e Ambientali dell’Università degli Studi di Milano e Valentino Bontempo, dipartimento di Scienze Veterinarie per la Salute, la Produzione Animale e la Sicurezza Alimentare dell’Università di Milano.

La minaccia dell’antibiotico-resistenza
L’antibiotico-resistenza è stata identificata dall’Organizzazione mondiale della sanità (Oms) come una delle più grandi minacce per la salute globale. L’abuso e l’uso inappropriato negli animali sta contribuendo alla crescita della minaccia dell’antibiotico resistenza. Alcuni tipi di batteri che causano gravi infezioni nell’uomo hanno già sviluppato resistenza verso la maggior parte o tutti i trattamenti disponibili.
Un recente studio della Princeton University (New Jersey, Usa) una delle più autorevoli università del mondo, ha presentato una mappa riguardante 228 paesi, relativa al consumo di antibiotici nell’allevamento animale nel mondo. La ricerca ha stabilito che l’uso di antibiotici crescerà fino al 67% entro il 2030, il doppio nei Paesi in via di sviluppo Cina, Brasile, India e Russia e in Sud Africa (cosiddetti Bric).
A livello globale le grandi organizzazioni mondiali, G7, G20, Oecd, Who, Fao, Oie, invitano i singoli Governi a elaborare piani di azione con un approccio One Health, considerando insieme la salute umana, animale e ambientale, riconoscendo nella cooperazione internazionale la chiave per arginare la diffusione dell’antibiotico resistenza.
L’Oms ha lanciato nuove linee guida sull’uso di antibiotici di importanza medica in animali zootecnici, suggerendo agli allevatori, e all’industria alimentare di non utilizzare antibiotici di routine come promotori di crescita e per prevenire le malattie in animali sani. Queste linee guida mirano a preservare l’efficacia degli antibiotici importanti per la salute umana riducendo il loro uso negli animali.

Coop sceglie l’Università per comunicare il progetto
A fare il punto sul progetto Coop, a sei mesi dal lancio, è stato un convegno aperto al pubblico che si è svolto nell’ateneo milanese lo scorso 27 ottobre. Un momento di confronto che, nonostante le azioni di proteste contro “gli allevamenti intensivi” messe in atto da alcuni manifestanti all’esterno dell’Ateneo (con le forze dell’ordine a presidiarne l’entrata) ha coinvolto i vertici di Coop, registi dell’iniziativa, ma soprattutto i docenti universitari della Facoltà di Veterinaria di Milano sul tema del benessere animale e sulle produzioni zootecniche. Coop ha chiesto all’Università di comunicare in modo corretto il senso del progetto sulle filiere antibiotic-free.
Il messaggio più coretto è che non è possibile né vietare, né superare completamente l’uso degli antibiotici nell’allevamento, ma lo si può ridurre in modo drastico limitandolo ai casi di necessità cercando nel contempo di alzare l’asticella del benessere animale con una gestione corretta dell’allevamento in modo che gli animali da reddito ne abbiamo meno necessità.

“Allevato senza uso di antibiotici” in etichetta
«Tutti gli enti internazionali a partire dalla stessa Oms (Organizzazione mondiale della sanità) e dall’Autorità europea per la sicurezza alimentare (Efsa), oltre ai ministeri italiani competenti hanno da tempo lanciato l’allarme – ha ricordato Daniele Ferré, presidente di Coop Lombardia – riguardo alla necessità di ridurre l’abuso e l’uso non corretto degli antibiotici negli allevamenti di animali da reddito per preservare la salute pubblica. Solo partendo dagli allevamenti e alla protezione del benessere animale si può arrivare ad avere prodotti migliori per i consumatori sugli scaffali».
«Già nel 1979 Coop – ha spiegato Maura Latini, direttore generale di Coop Italia – si era occupata di anabolizzanti per eliminarne l’utilizzo negli allevamenti. Da questo primo impegno si è arrivati alle filiere controllate e poi al progetto di riduzione dell’uso degli antibiotici. Abbiamo fatto questa scelta assieme ai nostri partner fornitori: questo significa aprire la strada per migliorare gli allevamenti con un lavoro di squadra, che unisce oltre a Coop anche gli allevatori, i ricercatori e le istituzioni». Gli allevatori partner che devono garantire una maggiore attenzione verso il benessere degli animali. Eccole le regole da seguire:
- utilizzare esclusivamente gli antibiotici prescritti dal veterinario;
- rispettare le dosi e la durata della prescrizione;
- acquistare gli antibiotici solo attraverso i canali autorizzati;
- prevenire le infezioni utilizzando le buone pratiche;
- tenere le registrazioni degli antibiotici utilizzati.

La filiera suinicola antibiotic free di Coop
Sono due gli allevamenti di suini da ingrasso che partecipano al progetto Coop, uno a Barberino Val d’Elsa (Fi) e il secondo a Braccagni (Gr). Entrambi sono legati, tramite un contratto di soccida, all’azienda “Cipressi in Chianti” di Radda in Chianti (Si) che si occupa della trasformazione delle carni in salumi poi venduti con il marchio premium della catena, Fior Fiore Coop. «È stato stabilito – spiega Willy Cruciani, amministratore delegato dell’azienda Cipressi in Chianti – un protocollo di produzione che coinvolge circa 3mila capi l’anno, un numero modesto in sé, ma significativo se si pensa che ogni suino è allevato all’aperto e dispone di almeno 250 metri quadri di spazio. Il suino è un incrocio Large White-Duroc, ossia un animale rustico capace di vivere all’aperto che viene alimentato con orzo, mais e leguminose che con i prodotti che trova in natura. Negli ultimi 4 mesi di vita del suino non vengono utilizzati antibiotici e questa è una regola che dichiariamo nero su bianco. Il suino viene macellato a circa 10 mesi quando raggiunge i 130 chili e trasformati in prosciutti da Cipressi in Chianti. L’allevatore riceve un premio aggiuntivo rispetto ai prezzi di mercato».
Il progetto con Coop è iniziato nel luglio 2013 con pochi punti vendita e 75 capi e da qualche mese il prosciutto Fiore Fiore Coop della filiera suina antibiotic free è disponibile in 140 punti vendita.

Migliorare il benessere animale per ridurre l’uso degli antibiotici
Gli animali che vivono meglio hanno meno bisogno di essere curati: ecco perché occorre migliorare la gestione degli allevamenti salvaguardando il più possibile il livello di benessere dei capi. In questo modo sarà possibile ridurre, e quando possibile eliminare, l’uso di antibiotici. Attorno a questo concetto fondamentale hanno ruotato gli interventi dei docenti universitari.
«La sfida del terzo millennio è la sostenibilità – ha spiegato Luigi Bonizzi del dipartimento di Malattie veterinarie dell’Università degli studi di Milano – e se prima degli anni ‘80 del secolo scorso l’agricoltura doveva produrre grandi quantità, negli ultimi anni si è registrata un’inversione di tendenza: dobbiamo passare da una produzione industriale a un’agricoltura più etica e sostenibile come indicano anche i nuovi orientamenti della Pac post 2020».
L’allevamento convenzionale deve essere quindi più rispettoso dell’ambiente, e la creazione di filiere produttive antibiotic-free soddisfa anche questa esigenza. «Dobbiamo dare – ha aggiunto Bonizzi- informazioni corrette sull’antibiotico-resistenza e sugli antimicrobici, entrambe queste categorie devono essere utilizzate in modo razionale. È vero che gli allevamenti utilizzano troppi antibiotici, dobbiamo fare retromarcia. Per prevenire l’antibiotico resistenza bisogna fare prevenzione creando sistemi di allevamento più efficienti e capaci di utilizzare l’antibiotico in modo corretto».

La salute dipende da un approccio multifattoriale
Valentino Bontempo del dipartimento di Scienze veterinarie per la salute, la produzione animale e la sicurezza alimentare dell’Università degli Studi di Milano ha ricordato come gli antibiotici promotori di crescita siano stati banditi dal 2006 e come la salute degli animali in allevamenti sia oggi basata su un approccio multifattoriale, come le condizioni ambientali, l’igiene e la profilassi.
La salute intestinale del suino si costruisce a esempio fin dalle prime fasi vita dell’animale, occorre garantire l’apporto di nutrienti di cui ha bisogno il suinetto, alimentarlo in caso di necessità con latte artificiale ricostituito e ridurre gli stress al momento dello svezzamento e impiegare materie prima di alta qualità alzando sempre l’asticella in campo alimentare.
«Stesso discorso per il pulcino appena nato – ha spiegato sempre Bontempo -: pesa 45 grammi e aumenta il proprio peso di 25 volte dopo un giorno e fino a 50 volte dopo 5 settimane. I primi 10 giorni sono cruciali e anche in questo caso concorrono la selezione genetica, l’attenzione alla salute e una corretta formulazione dei mangimi capaci di rispondere alle esigenze dell’animale».

Alternative agli antibiotici
Le alternative all’uso degli antibiotici li ha ricordati sempre Bontempo: sono gli acidi organici, gli acidi grassi a catena corta e media, i prebiotici, i probiotici, le sostanza naturali come gli estratti o gli oli essenziali e i minerali. Gli acidi organici come acido formico, citrico, fumarico, benzoico, lattico o malico favorisco l’assorbimento dei nutrienti, la digeribilità e aumentano le performance produttive. Gli acidi grassi a catena corta riforniscano energia alle cellule della mucosa intestinale, favoriscono anch’essi l’assorbimento dei nutrienti ed esercitano un’azione antibatterica. I probiotici somministrati in quantità adeguata hanno un’azione benefica sulla flora intestinale, inibiscono i batteri patogeni, producono sostanza microbicide e modulano il sistema immunitario con un’azione positiva anche sulla morfologia intestinale.
Per mantenere in salute i capi in allevamento è necessario quindi una dieta bilanciata e composta da ingredienti di qualità e salubri. Occorre inoltre prevedere, anche in caso di una dieta ben bilanciata, l’utilizzo di sostanze funzionali capaci di offrire un supporto dietetico. Sono comunque necessari strumenti e mezzi adeguati per monitorare le condizioni sanitarie dei capi in allevamento. Solo caso di necessità bisogna ricorrere all’utilizzo degli antibiotici in modo razionale. «Dobbiamo fare in modo – ha ribadito Bontempo – che gli animali si ammalino di meno riducendo così anche l’uso di antibiotici».

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