Coldiretti al Brennero pancette sotto sequestro

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Coldiretti al Brennero, pancette tedesche sequestrate.
Poste sotto vincolo sanitario dai Nas

Pancette fresche tedesche, con marchio non identificabile, destinate a un’industria di salumi di Verona, ma anche latte austriaco diretto a La Spezia, cagliate provenienti dalla Germania e dirette in Puglia, porri e altre verdure provenienti addirittura dalla Svezia e destinate a una cooperativa in provincia di Bergamo. Queste alcune delle scoperte fatte dalla Coldiretti nell’ambito della mobilitazione al valico del Brennero per la difesa del made in Italy agroalimentare lo scorso settembre.

I produttori di Coldiretti, affiancati da Polizia, Guardia di Finanza e Carabinieri dei Nas hanno ispezionato decine di camion in transito al Brennero per portare in Italia prodotti dall’estero, pronti a diventare italiani. «Tra essi – informa la Coldiretti - pancette fresche, con il marchio sbiadito, destinate a un’industria di salumi nel Veronese, pronte a essere stagionate per diventare italiane. Nella circostanza, il carico di pancetta è stato posto sotto vincolo sanitario da parte dei Carabinieri dei Nas che hanno effettuato il controllo».

Secondo i dati Coldiretti, dalle stalle italiane sono scomparsi 600mila maiali dall’inizio della crisi, “sfrattati” dalle importazioni di carne di bassa qualità dall’estero per realizzare falsi salumi italiani con il concreto rischio di estinzione per i prelibati prodotti della norcineria nazionale. «L’importazione di cosce estere – sottolinea la Coldiretti - da destinare a prosciutto crudo o cotto o speck è balzata dell’8,5% nel 2014 rispetto all’anno precedente con gli arrivi che giungono per il 31% dalla Germania, per il 19,4% dall’Olanda, per il 16,3% dalla Danimarca e il 9,4% dalla Spagna. Ma nell’ultimo anno 2014 è aumentato del 26,5% anche l’import di maialini che provengono soprattutto da Danimarca e Olanda. La chiusura forzata degli allevamenti è stata causata dall’impossibilità di coprire i costi di produzione per i bassi prezzi provocati dalle importazioni dall’estero di carne di bassa qualità, allo scopo di ottenere prosciutti da “spacciare” come made in Italy grazie alla mancanza dell’obbligo di indicare in modo chiaro in etichetta la provenienza. Un inganno per i consumatori e un danno per gli allevatori italiani impegnati a rispettare rigidi disciplinari di produzione per realizzare carne di altissima qualità. In Italia nel 2014 sono state importate 62,3 milioni di cosce di maiali dall’estero a fronte di una produzione nazionale di 23 milioni».

Gli allevatori della Coldiretti mettono sotto accusa anche gli squilibri nella distribuzione del valore dalla stalla alla tavola: per ogni 100 euro spesi dai cittadini in salumi ben 46 euro restano in tasca alla distribuzione commerciale, 24,5 al trasformatore industriale, 11,5 al macellatore e solo 18 euro all’allevatore. «In altre parole - spiega la Coldiretti - mentre in media all’allevatore i maiali sono pagati circa 1,4 euro al kg, il consumatore spende oltre 23 euro/kg per il prosciutto Dop. In Italia sono allevati meno di 8,7 milioni di maiali destinati per il 70% alla produzione dei 36 salumi che hanno ottenuto dall’Ue il riconoscimento di denominazione di origine (Dop/Igp). Il settore della produzione di salumi e carne di maiale, dalla stalla alla distribuzione, vale 20 miliardi».

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