Mipaaf, al via la sospensione dei certificatori prodotti dop

Il Ministero delle politiche agricole alimentari e forestali ha deciso di sospendere le autorizzazioni, per 6 mesi, all’Ifcq (ex Ineq) di San Daniele del Friuli (Udine). Dal primo maggio fino a completa rimozione delle cause che hanno portato al provvedimento.

Alla fine, la decisione è arrivata: Il Mipaaf ha sospeso le autorizzazioni, per 6 mesi, all’Ifcq (ex Ineq) di San Daniele del Friuli (Udine), con un Decreto datato 12 aprile 2018. Tutto era partito dall’inchiesta aperta dalla Procura di Torino (e tutt’ora in corso) sulla non conformità di numerosi maiali al disciplinare del Prosciutto di Parma Dop e del San Daniele Dop. In particolare, alcuni allevatori del Nord Italia avrebbero utilizzato maiali di razza Duroc danese, più redditizia, per inseminare interi allevamenti, in violazione delle stringenti disposizioni del disciplinare.
È arrivata così la sospensione delle autorizzazioni concesse a Ifcq per la certificazione di ben 23 produzioni a Dop e Igp, fra cui Prosciutto di San Daniele, Cinta Senese, Mortadella di Bologna, Speck dell’Alto Adige, Cotechino e Zampone di Modena.
La sospensione è scattata dal primo maggio 2018 e prevede che i certificatori rimuovano le cause che hanno portato al provvedimento, anche tramite “la rigorosa applicazione dei Piani di controllo” attraverso “la verifica del tipo genetico dei verri” e “della corretta esecuzione delle operazioni di classificazione delle carcasse”.
L’inadempimento anche di una sola delle prescrizioni contenute nel Decreto di sospensiva comporterà la revoca delle autorizzazioni conferite a Ifcq nel dicembre 2017. Peraltro, Ifcq Certificazioni srl fa sapere che «i controlli da parte dei nostri collaboratori continuano conformemente a quanto sinora svolto e secondo i Piani di controllo approvati dal Ministero».
Ludovico Picotti, amministratore unico Ifcq, sottolinea l'ultimo Decreto del Mipaaf in cui si recepiscono favorevolmente le misure correttive proposte dallo stesso Istituto. In opposizione al Decreto, eventualmente, l’Istituto potrà presentare ricorso al T.A.R. del Lazio entro 60 giorni, oppure ricorso straordinario al Presidente della Repubblica entro 120 giorni dalla notifica del Decreto stesso.
Ma, intanto, il Consorzio del Prosciutto di Parma si dichiara parte lesa e auspica che si faccia presto chiarezza punendo i colpevoli. Lo annuncia Stefano Fanti, direttore del Consorzio parmense, nel precisare che «nessuna coscia dei maiali provenienti dagli allevamenti coinvolti è diventata ne diventerà Prosciutto di Parma ed eventuali cosce in stagionatura sono state identificate e, se del caso, distolte dal circuito». Ben venga comunque, per il Consorzio, un controllo rinforzato sugli Istituti Ipg (Istituto Parma qualità) e Ifcq. «Accogliamo con favore misure atte a garantire il rispetto del Disciplinare a tutela dei produttori e dei consumatori», sottolinea Fanti.
«Il blitz dell'Ispettorato centrale della tutela della qualità e della repressione frodi dei prodotti agroalimentare che ha sospeso per sei mesi alcune autorizzazioni alle società di certificazione, fra le quali quelle del Pecorino Romano e Sardo, del Fiore Sardo e dell’Agnello Sardo, è un duro colpo al sistema delle certificazioni delle produzioni regionali. Questa sospensione mette a nudo i limiti dei controlli e impone un cambio di rotta immediata», lamenta l'ex deputato e leader di Unidos, Mauro Pili. Il direttore di Assica, Davide Calderone, da parte sua precisa: «Nessun aspetto rilevante per quanto riguarda la sicurezza alimentare».

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