Approvato il disciplinare di produzione del Consorzio di Garanzia del Suino Italiano

Da sinistra, Omar Gobbi e Antonio Catalano, entrambi allevatori e vicepresidenti del Consorzio, Giuseppe Ferrari, Giovanni Fava, assessore all’Agricoltura della Regione Lombardia, e Elio Martinelli, allevatore e consigliere del Consorzio, nel giorno della fondazione ufficiale del Consorzio a Mantova.
I prossimi passi saranno la creazione del marchio e una campagna di comunicazione volta al raggiungimento del consumatore finale

Il disciplinare di produzione del Consorzio di Garanzia del Suino Italiano è stato approvato e come tale rende operativo l’ente, costituito ufficialmente con atto notarile il 9 febbraio scorso 2017. I prossimi passi saranno la creazione del marchio e una campagna di comunicazione volta al raggiungimento del consumatore finale.

Tra gli aspetti che emergono dal nuovo disciplinare, redatto dagli esperti del Centro Ricerche Produzioni Animali, è anzitutto la presenza di tre capitolati. Ad illustrarli è il presidente del Consorzio, Giuseppe Ferrari.

«Premettiamo che il Consorzio è nato per fare gli interessi degli allevatori italiani», precisa Ferrari. «Questo è il motivo che guida l’operato dell’ente. Ed è lo stesso motivo per cui il disciplinare, pur essendo incardinato sulla produzione del suino pesante classico destinato a circuiti tipici e/o tutelati, prevede anche altri due capitolati: la produzione di suino intermedio e la produzione di suino pesante italiano. Proprio l’idea di ammettere tre linee di produzione corrisponde ad una più ampia varietà ovvero ad una maggiore opportunità per il settore di andare incontro alle esigenze del consumatore. Poi è ovvio che siamo flessibili. Il nostro disciplinare ci offre un vantaggio enorme, secondo il quale se dobbiamo o vogliamo modificare qualcosa, abbiamo la possibilità di farlo senza dover passare dalla Commissione europea».

Ma vediamo uno per uno i tre capitolati previsti.

«Il primo tipo di capitolato è relativo alla produzione di suino pesante destinato a circuiti tipici e/o tutelati – comincia Ferrari – e rispecchia circa l’80% dei produttori italiani. Il luogo di nascita e di allevamento è infatti confermato nelle 11 regioni italiane (Emilia Romagna, Veneto, Lombardia, Piemonte, Molise, Umbria. Toscana, Marche, Abruzzo, Lazio e Friuli). In questo caso il disciplinare del Consorzio rispecchia quelli dei Consorzi del prosciutto di Parma e di San Daniele (vedi in particolare gli obblighi in fatto di genetica e alimentazione), i quali continueranno a valorizzare la coscia. Dal canto nostro, noi ci impegneremo a valorizzare gli altri tagli di carne».

Il capitolato per la produzione di suino intermedio prevede che l’animale possa arrivare al massimo fino a 144 kg e che riceva la medesima alimentazione prevista nei disciplinari per la produzione dei prosciutti di Parma e di San Daniele. «In questo caso, però – sottolinea Ferrari – la genetica è libera ovvero adeguata all’ottenimento di carni magre, per andare incontro alle esigenze del consumatore finale, per produrre carne fresca e prosciutto cotto 100% italiani. Per questo, i verri utilizzati non saranno quelli dei Consorzi di Parma e San Daniele. Il luogo di nascita e allevamento è esteso in questo caso a tutta Italia. Fino ad oggi i produttori che rappresentano questa categoria sono circa il 5% con una potenzialità del 10%».

Il terzo tipo di capitolato previsto è quello per la produzione di un suino pesante italiano che possa essere prodotto in tutta la penisola. «Questo capitolato – precisa ancora Ferrari – è pensato per chi vuole fare un suino pesante fuori dalle 11 regioni italiane previste dai circuiti tutelati, vale a dire al Sud e/o al centro. In questo caso la genetica sarà libera e l’alimentazione più ampia rispetto  a quella del capitolato del suino pesante destinato alle produzioni del circuito tutelato. Gli allevatori che oggi producono questo tipo di suino in Italia sono circa il 5%».

In ogni caso, vale la regola generale per cui, come sottolinea ancora il presidente, «chi è dentro al Consorzio non può allevare un suino proveniente dall’estero nella stessa unità produttiva in cui vengono allevati i suini 100% italiani. Nel caso si voglia allevare un suino estero, è possibile farlo in un allevamento distaccato. Resta il fatto che per un socio del Consorzio la percentuale minima di produzione di suini 100% italiani è del 70%. Si tratta di un argomento che in assemblea è stato molto dibattuto. Potevamo infatti stabilire il 51% di obbligo di produzione italiana, ma poi abbiamo optato per il 70%».

Un altro aspetto fondamentale del disciplinare è che questo può accreditare altre filiere già esistenti, a condizione che siano migliorative rispetto ai requisiti di base del disciplinare stesso. «Pensiamo ad esempio – sottolinea il numero uno del Consorzio - all’Ogm-free oppure all’antibiotic free o “antibitioc slow”, ma anche a filiere che abbiano come obiettivo la massimizzazione del benessere animale. Chi fa capo a queste altre filiere o disciplinari relativi può avvalersi del nostro marchio».

Ad oggi fanno parte del Consorzio di Garanzia del Suino Italiano circa un milione di capi.

I prossimi passi del Consorzio

I prossimi passi che il Consorzio di Garanzia del Suino Italiano dovrà percorrere saranno, in ordine di tempo, accordi con macelli interessati, la definizione di una marchio e una campagna di comunicazione che, attraverso la macellazione e la trasformazione, giunga fino al consumatore finale.

«Lo step più urgente – racconta il presidente del Consorzio, Giuseppe Ferrari – saranno gli accordi con la parte della macellazione. Abbiamo avuto dimostrazione di interesse in particolare da parte di due macelli, Prosus e Opas, che questo mese incontreremo per definire le cose in dettaglio».

«Per quanto riguarda il marchio – aggiunge Ferrari – abbiamo incaricato una società del settore per crearlo. Il suino in uscita dall’allevamento che avrà questo marchio sarà certificato direttamente dal consorzio di Garanzia del Suino Italiano. Il marchio è un investimento vero e proprio, perché raggiungerà il consumatore».

I fondi per la campagna di comunicazione peseranno per metà sugli allevatori con scrofaia e per metà su quelli da ingrasso. «Per entrambi – precisa ancora Ferrari – abbiamo previsto 50 centesimi a maiale. Lo scopo è un piano pubblicitario serio che andrà a vantaggio di entrambi».

Di seguito riportiamo il sommario del disciplinare.

Sommario

Premessa

1 Definizioni

2 PARTE PRIMA: ALLEVAMENTO E CERTIFICAZIONE IN VIVO

2.1 Indicazioni per l’allevamento

2.2 Denominazione e conformità

2.2.1 Adesione al CGSI

2.2.2 Disciplinare vincolante

2.2.3 Tracciabilità ed etichettatura

2.3 Il processo produttivo

2.3.1 Allevamento

2.3.2 Alimentazione

2.4 Benessere animale

2.5 Condizioni generali

2.5.1 Condizioni specifiche per le diverse categorie di suini

3 PARTE SECONDA: CAPITOLATI DI PRODUZIONE

3.1 CAPITOLATO PER LA PRODUZIONE DI UN SUINO PESANTE DESTINATO A PRODUZIONI TIPICHE

3.1.1 Luogo di nascita e di allevamento

3.1.2 Genetica

3.1.3 Peso vivo ed età

3.1.4 Alimentazione fino a 80 Kg

3.1.5 Alimentazione nella fase di Ingrasso

3.2 CAPITOLATO PER LA PRODUZIONE DI SUINO INTERMEDIO DA MACELLERIA

3.2.1 Luogo di nascita e di allevamento

3.2.2 Genetica

3.2.3 Peso vivo ed età

3.2.4 Alimentazione

3.3 CAPITOLATO PER LA PRODUZIONE DI UN SUINO PESANTE ITALIANO

3.4 Luogo di nascita e di allevamento

3.5 Genetica

3.6 Peso vivo ed età

3.7 Alimentazione

3.7.1 Allegato I: Elenco delle materie prime ammesse

4 Parte terza: Tracciabilità carne a valle dell’allevamento con il marchio C.G.S.I.

4.1 Figure coinvolte

4.2 Definizioni:

4.3 Indicazioni varie

5 Indicazioni per il trasporto e la macellazione

5.1 Trasporto

5.2 Macellazione

5.2.1 Sezionamento

5.3 Classificazione delle carcasse

5.3.1 Tenerezza della carne

6 Identificazione e tracciabilità

6.1.1 Consumo tal quale

6.2 Carne destinata al sezionamento o alla porzionatura

6.3 Attività' distributiva sui punti vendita

7 Attività di controllo

7.1 Non conformità

7.2 Autocontrollo

8 Riferimenti normativi

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