Buoni i dati dell’export dei salumi italiani, nel primo trimestre 2016

Secondo i dati Istat elaborati da Assica, le esportazioni sono aumentate del 7% in quantità e del +4,5% in valore

Avvio d’anno molto positivo per le esportazioni di salumi italiani nel 2016. Gli invii di prodotti della salumeria italiana nel periodo gennaio ‐ marzo, secondo i dati Istat elaborati da Assica, hanno raggiunto quota 37.910 ton (+7%) per un fatturato di 306,1 milioni di euro (+4,5%).

Nel corso del primo trimestre ha  mostrato una flessione invece l’import, sia con riferimento alle quantità (‐1,6% per 12.600 ton) sia al valore (‐2,1% per 44,5 milioni di euro). Il saldo commerciale del settore ha registrato un nuovo importante incremento (+5,7%) per 261,6 milioni di euro.

Le  esportazioni  del  settore,  in  termini di fatturato,  hanno  mostrato  un  passo  più  veloce sia rispetto all’industria alimentare (+1,7%) sia rispetto a quello del Paese che ha chiuso il trimestre addirittura con un segno negativo (‐0,4%).

EXPORT PER PAESE – UNIONE EUROPEA

Inizio incoraggiante per le esportazioni di salumi verso la UE. Nel periodo gennaio‐marzo, infatti, le spedizioni di salumi verso i nostri partner comunitari hanno registrato un +7,1% in quantità per oltre 31.350 tonnellate e un +4,1% in valore per 240,2 milioni di euro.

All’interno della UE, ottima la performance verso la Francia che ha registrato un +14,4% in quantità per 7.469 ton e un +10,1% in valore per 57,8 milioni di euro. Un risultato molto positivo ottenuto grazie alla dinamica performance di tutte le principali categorie di salumi.

Primo trimestre in aumento per le spedizioni verso la Germania: +3,2% per 7.500 ton e +0,4% per 64,9 mln di euro che ha beneficiato della brillante crescita dei salami e degli aumenti di insaccati cotti e prosciutti cotti.

All’interno del mercato unico una importante conferma, poi, è arrivata della Spagna che ha visto il nostro export salire a 2.910 ton dalle 2.510 ton del primo trimestre 2015 (+16%) per 9,9 mln di euro (+8,4%). Fondamentale, anche in questo inizio di 2016, si è rivelata la domanda di prosciutto cotto che dopo l’exploit del 2015 ha continuato a marciare a ritmi importanti.

In difficoltà sono apparse, invece, le esportazioni verso il Regno Unito che hanno aperto l’anno con un ‐7% per 2.980 ton in quantità e un –2,4% in valore per 32,6 mln di euro, a causa del rallentamento registrato da quasi tutte le categorie di salumi ad eccezione di salami e bresaola. Trend, questo, che desta qualche preoccupazione soprattutto alla luce dei fatti recenti e delle conseguenze che la Brexit potrebbe avere.

Trend cedente anche per l’export verso l’Austria (‐7,6% per 2.045 ton e –9,6% per 13,8mln di euro) ancora penalizzata dalla flessione di prosciutti crudi e speck, la Slovenia e la Grecia.

Incrementi a due cifre, infine, per Belgio, Croazia, Paesi Bassi e Svezia.

EXPORT PER PAESE – EXTRA UE

Partenza decisamente positiva anche per gli scambi con i Paesi extra UE, nel periodo gennaio‐marzo 2016, infatti ,le esportazioni verso i Paesi terzi sono salite a quota 6.560 ton dalle 6.120 ton (+6,3%) dello stesso periodo del 2015 per un valore di 65,9 milioni di euro segnando un +6,2%. Un traguardo raggiunto malgrado il forte rallentamento registrato nello stesso periodo dal commercio mondiale.

I dettagli nel grafico consultabile riportato qui accanto. tabella paesi EXTRA UE primo trimestre

Ottima la performance verso gli Stati Uniti, primo mercato di destinazione extra UE con esportazioni per circa 1.880 ton (+12%) e 22,7 milioni di euro (+12,1%). Un risultato, questo, decisamente importante, soprattutto se si considera che il confronto è con un primo trimestre 2015 che aveva evidenziato tassi di crescita analoghi. Decisiva su questo mercato la performance dei prosciutti crudi stagionati (+16,2% per oltre 1.620 ton e +13,4% per 20,9 milioni di euro), buona quella dei prosciutti cotti (+6,6% per 119 ton e +5,4% per 827mila euro), mentre si sono ridimensionate le spedizioni di mortadella (‐34,7% per 85 ton e ‐38,1% per 461 mila euro).

Aumento a due cifre anche per l’export verso il Canada (+16,9% e +18,3%) grazie alla crescita di salami, insaccati cotti e prosciutti cotti che hanno più che compensato il rimbalzo negativo dei prosciutti crudi stagionati.

Primo trimestre fra luci e ombre per gli invii di salumi verso la Svizzera saliti a quota 1.050 ton (+0,9%) in quantità, ma scesi a 16,5 mln di euro (‐1,4%). A penalizzare le nostre esportazioni su questo mercato è stato il rimbalzo negativo degli insaccati cotti, mentre le altre categorie di salumi hanno mostrato un progresso.

Inizio d’anno positivo anche per le spedizioni verso Giappone (+26,8% in quantità e +20,8% in valore), e Brasile (+48,2% e +29,8%), mentre ha evidenziato una crescita in quantità ma una contrazione in valore il  Libano (+2,1% ma –3,7%)

Sui mercati più piccoli hanno registrano un ridimensionamento Repubblica Sudafricana; Norvegia, Hong Kong e Bosnia Erzegovina.

Ha chiuso, infine, con un +25,4% in quantità per 90 ton e un +19,7% in valore per 1,3 milioni di euro la Federazione Russa le cui importazioni sono limitate al codice 1602 a causa dell’embargo.

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Assica, Associazione Industriali delle Carni e dei Salumi, è l’organizzazione nazionale di categoria che, nell’ambito della Confindustria, rappresenta le imprese di macellazione e trasformazione delle carni suine. Nel quadro delle proprie finalità istituzionali, l’attività di Assica copre diversi ambiti, tra cui la definizione di una politica economica settoriale, l’informazione e il servizio di assistenza ai 170 associati in campo economico/commerciale, sanitario, tecnico normativo, legale e sindacale. Competenza, attitudine collaborativa e affidabilità professionale sono garantite da collaboratori specializzati e supportate dalla partecipazione a diverse organizzazioni associative, sia a livello nazionale sia comunitario. Infatti, sin dalla sua costituzione, nel 1946, ASSICA si è sempre contraddistinta per il forte spirito associativo come testimonia la sua qualità di socio di Confindustria, cui ha voluto aderire sin dalla nascita, di Federalimentare, Federazione italiana delle Industrie Alimentari, di cui è socio fondatore, del Clitravi, Federazione europea che raggruppa le Associazioni nazionali delle industrie di trasformazione della carne, che ha contribuito a fondare nel 1957.

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