Aziende da ingrasso, bilanci in rosso

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Rispetto al 2015, nel primo trimestre 2016 si evidenziano perdite di oltre 15 euro per suino ingrassato. Il prezzo dei suini da macello è passato da 1,356 a 1,258 euro/kg. E il costo di produzione di questi allevamenti è arrivato a 1,486 euro/kg. La spesa per l’alimentazione rimane invariata

Nei primi tre mesi del 2016 i bilanci degli allevamenti suinicoli sono scivolati in profondo rosso. Neanche gli allevamenti che possono contare su un ottimo management hanno resistito. Il prezzo dei suini da macello, dopo aver perso il 7,7% nel corso del 2015 rispetto al 2014, in questi tre mesi è sceso ulteriormente di 7,3%, passando da un prezzo medio di euro 1,356/kg (nel 2015) a 1,258/kg. (fonte Cciaa Modena).

Il costo di produzione degli allevamenti da ingrasso, pur beneficiando di un leggero minor costo del lattonzolo da ristallo nel 3° trimestre 2015, ha evidenziato nei primi mesi di quest’anno un costo totale di euro 1,486/kg (Iva compresa).

Il bilancio è quindi in perdita.

Diverso è il caso della scrofaia che grazie all’aumento del prezzo del lattonzolo nel primo trimestre 2016, passato da euro 71,8/capo nel 2015 a euro 80,5/capo del 1° trimestre del 2016, ha potuto godere di una boccata d’ossigeno coprendo ampiamente i costi di produzione.

Tale situazione è dovuta alle difficoltà di ingravidamento delle scrofe nel periodo estivo del 2015 (le temperature rimasero per un lungo periodo tra i 32°C e i 35°C causando uno slittamento delle fecondazioni e di conseguenza dei parti).

Secondo gli esperti, tenendo conto della crisi di mercato dei suini da macello, questa situazione non potrà durare e vedremo quindi i prezzi dei lattonzoli scendere nei prossimi mesi.

Costi di produzione dell’ingrasso

Il costo dell’alimentazione è risultato sostanzialmente invariato. Le materie prime basilari destinate all’alimentazione dei suini hanno registrato nel 1° trimestre 2016 alcune variazioni di prezzo rispetto al 2015 che si sono compensate tra di loro.

Rispetto al 2015 il mais ha registrato un aumento del 11,69%, l’orzo ha registrato una piccola diminuzione del 1,81% e la soia un arretramento del 10,32% (vedi figura 1). I rimanenti costi di produzione: manodopera, farmaci, spese veterinarie e gli altri costi espliciti non presentano variazioni significative.

Volendo fare un bilancio del 1° trimestre 2016 dell’allevamento da ingrasso – da considerare come provvisorio – emerge il seguente risultato (vedi tabella 4): il risultato economico è negativo per euro 15,21 per ogni suino portato al macello, pari a euro 0,085/kg. Le variazioni di costo sono minime eccetto per il costo del lattonzolo che nel 3° trimestre del 2015 fu pagato circa 3 euro/capo in meno rispetto alla media 2015.

Il prezzo di ricavo è calcolato sulla base delle quotazioni fissate dal mercato di Modena, aumentato di 4 centesimi di premio oltre all’Iva di compensazione che dal 1° di gennaio è salita al 7,95%.

Un allevamento da ingrasso medio che ingrassa 500 suini mensili (6.000 anno) ha perso in questo periodo 7.600 euro al mese; nel trimestre le perdite ammontano a 22.800 euro!

L’andamento del mercato

La situazione di mercato è molto contrastata. Tre sono i fattori critici che incidono pesantemente sul mercato italiano:

- il mercato italiano è integrato nel mercato comunitario che evidenzia un surplus produttivo di oltre l’11%;

- secondo i dati pubblicati da Ismea, la spesa degli italiani per le carni suine nel 2015 è diminuita del 8,9% (dato Nielsen-Ismea nei primi 11 mesi 2015). Le carni suine e i salumi soprattutto scontano l’impatto mediatico dell’allarme Oms, ma anche una situazione di non equilibrio del mercato con conseguenze pesanti sulle quotazioni delle carni; tra i salumi tengono solo i prosciutti crudi e cotti (vedi tabella 4);

- la suinicoltura italiana non ha saputo dare una identificazione alle carni fresche del suino pesante padano e conseguentemente queste carni finiscono sul mercato in modo indifferenziato senza la possibilità di dare loro la giusta valorizzazione.

Le previsioni dei prezzi delle carcasse suine diramate dall’Unione europea evidenziano una inversione di tendenza solo a partire dal 3° o 4° trimestre dell’anno. I dati dei primi due trimestri segnano per l’Italia: -6,3% e -5,6%. Nel terzo trimestre la riduzione di prezzo si attenuerà al 2,0% e tornerà a salire nel quarto trimestre del 2,3% (fonte Dg Agricoltura).

Sono previsioni disastrose che …

 

Leggi l’articolo completo sulla Rivista di Suinicoltura n. 6/2016

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