Consorzio di garanzia Suino Italiano, una svolta

Giuseppe Ferrari
Giuseppe Ferrari
Pieno sostegno da parte di Coldiretti e Confagri al Comitato promotore. «L’obiettivo è ambizioso: vorremmo che aderissero tutti gli allevatori italiani, come minimo il 51%» spiega Giuseppe Ferrari, titolare del Gruppo Ferrari

Appoggio politico da parte di entrambi i sindacati agricoli alla costituzione di un Consorzio di allevatori suinicoli che riunisca almeno il 51% della produzione italiana e dia voce alla categoria nei tavoli di filiera. È ciò che ha ottenuto il Comitato promotore del Suino italiano garantito in una riunione che si è tenuta il 29 settembre, dove si è parlato della costituzione di un Consorzio di garanzia del Suino Italiano. All’incontro hanno preso parte Ettore Prandini, vicepresidente di Coldiretti, Giorgio Apostoli, capo servizio Zootecnia di Coldiretti, Giovanna Parmigiani, presidente della Sezione di prodotto carni suine di Confagricoltura, Vincenzo Lenucci, direttore dell’Area economica di Confagricoltura e Guido Zama, direttore di Confagricoltura Emilia-Romagna. Per sancire ufficialmente il sostegno al Comitato, i rappresentanti di Coldiretti e Confagricoltura interverranno alla presentazione del progetto il 27 ottobre alla Fiera di Cremona.

Del Comitato promotore del Consorzio di Garanzia del Suino Italiano fa parte anche Giuseppe Ferrari, allevatore titolare del Gruppo Ferrari. Il quale spiega: «Questo sarà un Consorzio di soli allevatori suinicoli. L’obiettivo è molto ambizioso, perché vorremmo che aderissero tutti gli allevatori italiani, come minimo il 51%. Quelli che finora hanno manifestato la propria volontà di associarsi sono 150. Abbiamo l’appoggio di entrambi i sindacati agricoli e l’adesione di due macelli cooperativi. Sono in corso riunioni con gli altri macelli e con i mangimifici».

«Quella dello scorso 29 settembre è stata una riunione storica – commenta Ferrari – poiché, dopo un primo acceso dibattito, le due organizzazione sindacali agricole italiane hanno assicurato entrambe per la prima volta il loro appoggio trasversale alla proposta del Comitato».

Sia Coldiretti che Confagricoltura si sono già recate, separatamente, al ministero delle Politiche agricole. Prossimamente sarà la volta di una delegazione formata dai due sindacati e dal Comitato promotore.

L’allevatore pagherà per il proprio marchio

Una volta che il Consorzio sarà ufficialmente nato, il passo successivo sarà quello di stringere un accordo di filiera con i macelli e i trasformatori interessati. Prosegue Ferrari: «Avremo un ente di controllo che certificherà i nostri animali e che non sarà né l’Ipq, né l’Ineq. Ad investire saranno in prima persona gli allevatori. Seguiremo l’esempio dei Paesi del Nord, come la Danimarca, dove l’allevatore paga per portare il proprio marchio al consumatore. Un disciplinare verrà redatto sia per il suino pesante che per quello intermedio. A fare da consulente per la stesura del disciplinare saranno l’Anas ed il Centro ricerche produzioni animali (Crpa)».

Su una previsione di 10 milioni di suini prodotti, dai 5 agli 8 milioni di euro verranno investiti a scopi pubblicitari. «Gli allevatori investiranno tra gli 80 centesimi e l’euro per capo. L’investimento sarà suddiviso tra scrofaia e ingrasso, mentre chi ha il ciclo chiuso pagherà per intero. Il capitale andrà in pubblicità, secondo una precisa strategia di marketing alla maniera dei soci produttori, ad esempio, del marchio Melinda. Questa strategia consiste nello stimolare la domanda di prodotto italiano al 100% attraverso la pubblicità».

Precisa ancora Ferrari: «Abbiamo bisogno dell’appoggio politico e della volontà politica. Anzitutto anche per questioni pratiche, una su tutte: il marchio all’orecchio del suino. Qui verrà indicato non solo il numero di reperibilità dell’Usl, ma anche l’iniziale del Consorzio e il mese di nascita dell’animale. Per farlo abbiamo bisogno di rimpicciolire i caratteri, ma la legge prevede che questi non siano più piccoli di 6 mm. Per cambiare la legge, la politica deve sostenerci».

L’alleanza con macellatori e trasformatori

Il prossimo passo sarà un’alleanza con i macellatori e i trasformatori interessati al progetto. E a questo proposito Ferrari conclude: «Non vogliamo fare guerra ai consorzi della dop prosciutto di Parma e prosciutto San Daniele, al contrario, vorremmo che vendessero ancora più cosce. Il nostro intento è quello di valorizzare anche tutti gli altri tagli di carne e di informare il consumatore della qualità del prodotto 100% italiano».

 

Leggi l’articolo sulla Rivista di Suinicoltura n. 10/2016

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