Normativa: maialino sardo, autorizzata la spedizione fuori dall’isola

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Protocollo Assica–Coldiretti: eradicata la diffidenza nei confronti del porcetto. Ma la peste suina africana rimane un problema

Solamente a beneficio dei visitatori di “Expo Milano 2015” e solamente per sei mesi. Queste le condizioni del Protocollo d’intesa, sottoscritto ad aprile 2015 dal Ministero della salute e dalla Regione Sardegna. Il documento, siglato dal direttore generale della Sanità animale e dei farmaci veterinari del Ministero della salute, Silvio Borrello, e dal responsabile dell’Unità di progetto per l’eradicazione della Peste suina africana in Sardegna, Alessandro De Martini, prevedeva la possibilità, per alcune aziende certificate, di inviare maialini precotti per l’esposizione o la degustazione esclusivamente nell’ambito della manifestazione milanese. Ma l’autorizzazione temporanea non è bastata ai produttori sardi e la possibilità di “promuovere, esporre e offrire in degustazione il maialino sardo” ai visitatori della manifestazione milanese ha risvegliato la voglia di far conoscere e commercializzare oltre i confini dell’isola una delle produzioni più caratteristiche della cucina sarda.

Tale possibilità, come noto, era negata dal novembre 2011 dalla decisione della Commissione europea e del Ministero della salute italiano di vietare la spedizione al di fuori del territorio regionale di qualsiasi prodotto di carne fresca e/o suoi derivati provenienti da suini nati e allevati in Sardegna, a causa della recrudescenza di focolai di Peste suina africana (Psa).

Le eccezioni della normativa Ue

La normativa europea, tuttavia, prevede che, a determinate condizioni, sia possibile autorizzare la produzione, la trasformazione e la distribuzione di prodotti di origine animale provenienti da un territorio soggetto a restrizioni per motivi di polizia sanitaria; inoltre, le normative specifiche relative alla Psa prevedono la possibilità che prodotti trattati in conformità all’articolo 4 della Direttiva (Ce) 2002/99 siano commercializzati al di fuori della Sardegna.

Il protocollo Assica-Coldiretti

Sulla base di tali presupposti, Assica e Coldiretti Sardegna hanno sottoscritto, nel mese di novembre 2015, un protocollo d’intesa a beneficio delle aziende sarde associate, intenzionate ad assumere, con la sottoscrizione dello stesso, impegni ulteriori rispetto a quanto previsto dalla normativa nazionale e comunitaria.

Il Protocollo prevede infatti che:

- il prodotto sia sottoposto a misure rigorose di controllo;

- il prodotto sia rintracciabile in tutte le fasi di produzione, trasformazione, trasporto, immagazzinaggio;

- gli allevamenti di origine degli animali siano certificati e costantemente monitorati;

- gli impianti di macellazione e i salumifici siano espressamente riconosciuti e vincolati a seguire severe procedure finalizzate a garantire la massima sicurezza;

- la carne venga sottoposta a un trattamento riconosciuto idoneo a inattivare il virus della Peste suina africana.

Le garanzie aggiuntive offerte dal protocollo hanno costituito un elemento determinante per il rilascio del parere favorevole da parte della Regione Sardegna all’autorizzazione delle aziende sottoscrittrici alla commercializzazione oltre i confini sardi dei prodotti sottoposti a trattamento termico e per l’emanazione del conseguente decreto ministeriale.

Più fiducia ai produttori

Le nostre autorità hanno dato fiducia alle aziende sarde che negli anni hanno raggiunto altissimi livelli di biosicurezza e ne hanno premiato il lavoro, offendo loro una grandissima opportunità che potrà avere importanti ricadute positive non solo sulla filiera suinicola, ma su tutta l’economia sarda. I produttori sardi virtuosi, che da anni pagano un altissimo prezzo in termini di produzione e fatturato e lottano per difendere una filiera di origini antichissime, per garantire e dimostrare la sicurezza dei loro prodotti, affermano con soddisfazione che la diffidenza nei confronti delle produzioni sarde termizzate è stata finalmente “eradicata”.

Purtroppo, altrettanto non può dirsi ancora per la Peste suina africana, che continua a rappresentare, ormai da oltre 30 anni, una delle principali cause (unitamente alla Malattia vescicolare presente ancora in Calabria e Campania) delle limitazioni che molti Paesi terzi pongono alle nostre esportazioni, con gravi conseguenze per tutto il comparto suinicolo sia regionale sia nazionale.

 

Leggi l’articolo completo sulla Rivista di Suinicoltura n. 2/2016

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