Tosi: dall’Europa occorrono misure strutturali permanenti

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Gianni Tosi, neo presidente di Confagricoltura Emilia-Romagna, che conduce un’azienda a Medicina (Bo).
Il neo presidente di Confagricoltura Emilia-Romagna considera la concessione all’ammasso privato una soluzione che allontana il problema solo di pochi mesi. E al governo chiede di valorizzare la filiera nazionale nelle sedi comunitarie

«L’aver inserito all’interno del ciclo aziendale il laboratorio di trasformazione delle carni mi permette maggiori prospettive di sviluppo: oggi lavoro solo il 50% della materia prima, ma in futuro vorrei arrivare al 70-80%». È la considerazione di Gianni Tosi, neo presidente di Confagricoltura Emilia-Romagna, che conduce un’azienda a Medicina (Bo) di 50 ettari a indirizzo cerealicolo orticolo, più un allevamento a ciclo aperto di 1.200 suini con macello e laboratorio di trasformazione carni. L’intera produzione annua di grano tenero e mais viene impiegata in azienda (1.500 q di grano tenero e 2.000 di mais). Mentre 600 quintali di grano duro sono destinati alla vendita. In tutto commercializza circa 800 quintali all’anno tra carni fresche, prosciutti, salumi e vari tipi di insaccati. «L’obiettivo è quello di puntare su alti standard di benessere animale per ottenere un prodotto di qualità che si possa distinguere sul mercato».

Tra i progetti in cantiere uno sul biologico: «Sto valutando l’opportunità − precisa – di siglare un contratto di rete con due aziende bio che si occuperebbero direttamente degli allevamenti per completare poi la filiera con la trasformazione nel mio laboratorio».

Il pacchetto agricoltura di Bruxelles

Il prezzo medio pagato oggi agli allevatori è di 1.40-1.50 euro al chilo, più o meno quanto riconosciuto 15 anni fa. Troppo poco per chi produce e le stalle chiudono. In Emilia-Romagna il settore suinicolo, dal 2007 a oggi, ha registrato una flessione del numero di capi superiore a 330mila unità attestandosi poco sopra al milione; a picco anche gli allevamenti professionali (riproduzione e ingrasso), da 1.830 a 1.442. Ma il dato più allarmante che evidenzia l’impoverimento reale del settore, è il dimezzamento del numero di scrofe fattrici (da 100 a 50mila capi).

«Perciò per quanto riguarda il via libera al pacchetto di misure urgenti rivolte ad alcuni settori agricoli da parte di Bruxelles, pur apprezzando l’impegno della Commissione Ue nei confronti del settore suinicolo, gli interventi proposti risultano a valenza temporanea e insufficienti. Chiediamo pertanto ai nostri eurodeputati di battersi per ottenere misure strutturali permanenti volte a sostenere davvero gli allevatori, alla stregua di quanto fatto per altri comparti; misure atte a valorizzare le peculiarità della nostra suinicoltura che fonda le radici sul suino pesante e sui suoi trasformati. Con rammarico apprendiamo che lo strumento sul quale è stata posta maggior attenzione, è proprio quello meno utile all’Italia ossia l’ammasso privato. Infatti, il sistema di stoccaggio privato per la carne suina proposto non fa altro che posticipare di sei-nove mesi il problema, come è già successo in passato».

Barriere sanitarie un limite all’export

Poi entrando nel merito dell’aumento dei fondi per l’attività di promozione sui mercati dei paesi terzi, osserva: «Questi aiuti rimangono comunque subordinati alla nostra legislazione nazionale, in particolare ai vincoli posti dalle barriere sanitarie all’esportazione di carni suine, e finiscono con l’avvantaggiare solo i Paesi del Nord Europa». Da tempo Confagricoltura Emilia-Romagna rimarca la necessità di un ulteriore sforzo verso l’abbattimento delle barriere non tariffarie e degli ostacoli all’apertura di nuovi mercati (inclusa la revisione dei limiti sanitari all’export almeno per quanto concerne le frattaglie suine verso la Russia); l’aumento della soglia del “de minimis” che in agricoltura è ancora troppo bassa e la ristrutturazione del credito. «Ma soprattutto – ribatte il presidente Tosi – non vorremmo che le risorse messe a disposizione dall’Ue andassero ancora una volta all’industria di trasformazione e non al reale sostegno degli allevatori e, quindi, della carne suina proveniente da capi nati, allevati e macellati in Italia. Ci attendiamo pertanto dal Governo la valorizzazione della filiera suinicola italiana nelle sedi comunitarie».

Riduzione delle emissioni

Sul tema delle normative ambientali e sanitarie, si stanno discutendo ora al Mipaaf “Le nuove Linee guida per la riduzione delle emissioni in atmosfera provenienti dalle attività agricole e zootecniche”, da adottarsi nell’ambito del Bacino Padano, che sono state ampiamente criticate dalle associazioni di categoria e sulle quali si è aperto il dibattito per apportare modifiche. «Pur condividendo la necessità di migliorare la sostenibilità ambientale sia delle coltivazioni che degli allevamenti, si ritiene che questo risultato possa essere raggiunto attraverso un uso più razionale delle risorse naturali nei processi produttivi, partendo da un efficiente utilizzo dell’azoto (sia di origine organica che chimica), e non chiedendo invece alle imprese agricole ulteriori sforzi economici e investimenti strutturali impossibili da realizzare, se non con costi che porterebbero inevitabilmente alla chiusura delle aziende con conseguenze drammatiche sulle filiere di riferimento tra cui quelle Dop e Igp», osserva Tosi con l’auspicio che la Regione Emilia-Romagna accolga le osservazioni poste dagli agricoltori al fine di arrivare alla modifica in sede ministeriale.

Migliorare la gestione nel rispetto del sistema

«Non ci sottraiamo all’impegno chiesto dall’Ue a tutti i settori produttivi per ridurre le emissioni in atmosfera nel Bacino Padano – prosegue – pur sapendo che l’emissione di PM10 (polveri sottili) nelle città è notoriamente dovuta al traffico e agli impianti di riscaldamento. Riteniamo con fondamento che non ci si possa affidare a “soluzioni” di tipo industriale studiate e mutuate unicamente da esperienze e tipologie produttive Nord europee, dove il clima peraltro è diverso e gli allevamenti, per tale ragione, sono principalmente in atmosfera controllata, spesso riscaldati e con ridotti punti di emissione».

Ad avviso di Confagricoltura Emilia-Romagna trasformare gli allevamenti nati per essere ‘aperti e ad aria naturale’, stante la tipologia ambientale dell’Italia, vorrebbe dire non solo stravolgere tutte le aziende zootecniche, ma anche e soprattutto modificare il comparto operando una profonda industrializzazione a costi insostenibili. «Più corretto sarebbe – sottolinea il numero uno di Confagricoltura Emilia-Romagna – intervenire nell’ambito degli allevamenti cercando di migliorare le modalità gestionali, riducendo i volumi di escrezione per unità di prodotto finito e contenendo le emissioni dell’escreto una volta prodotto; e lavorando su linee sostenibili, applicabili e soprattutto compatibili con le tipologie degli allevamenti italiani, tenendo sempre presente che le azioni “a monte” sono di gran lunga più importanti da perseguire e da attuare. Occorrono inoltre interventi supportati da procedure di autorizzazione semplificate relative alla messa a norma, oltre che da adeguate risorse (non solo nell’ambito dei fondi del Prsr), finalizzate al percorso di formazione degli agricoltori sull’attuazione delle nuove tecniche di conduzione più razionale delle imprese (tra cui l’adozione del “bilancio dell’azoto” in forma semplificata come prassi), ma soprattutto tese a sostenere gli investimenti che si dovranno realizzare dando priorità di assegnazione».

Auspicando che si formalizzi una procedura di discussione delle nuove regole, con ampio coinvolgimento del territorio e delle imprese, e una linea omogenea e cogente per tutta l’area del Bacino Padano, per evitare sperequazioni applicative. Confagricoltura nazionale continuerà a presidiare a Roma lo svolgimento dell’iter.

 

AZIENDA AGRICOLA GIANNI TOSI

Sede: Medicina (Bo)

Titolare: Gianni Tosi

Indirizzo: cerealicolo-zootecnico

Struttura: allevamento suinicolo a ciclo aperto, macello e laboratorio di trasformazione carni

Capi allevati: 1.200

Grano tenero: 1500 q di produzione annua

Grano duro: 600 q di produzione annua

Mais: 2.000 q di produzione annua

 

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