Un 2017 positivo per la suinicoltura italiana

Secondo i dati Crefis, nell’anno appena trascorso si è registrato un andamento economico complessivo positivo dell’attività dei nostri allevamenti. Gabriele Canali: «attenzione perché la situazione potrebbe mutare in qualsiasi momento»

Dopo un 2016 decisamente buono, anche il 2017 si può definire, sintetizzando, relativamente positivo per la suinicoltura italiana. Un anno, quello da poco conclusosi, che pur con un andamento a volte oscillante, ha mostrato dinamiche favorevoli sia in termini di mercato che, soprattutto, di redditività, un parametro che, tenendo conto dei movimenti di ricavi e costi, misura la salute dell’andamento economico complessivo dell’attività dei nostri allevamenti. Da tempo il Crefis – Centro ricerche economiche sulle filiere suinicole (www.crefis.it) – ha creato e monitora un indice di redditività ad hoc, dal quale si evince come per una lunga parte centrale del 2017, la remuneratività della suinicoltura abbia fatto registrare variazioni positive; poi, invece, nel corso dell’autunno i nostri allevamenti hanno mostrato qualche contrazione.
Nello stesso cointesto, l’andamento in termini generali dei prezzi del suino pesante, ovvero del prodotto principale della nostra suinicoltura, ha evidenziato un percorso simile a quello della redditività; con l’eccezione di settembre quando l’indice di remuneratività è rimasto positivo anche in presenza di mercati al ribasso, grazie al contemporaneo calo dei costi alimentari.
I dati e gli andamenti del 2017 e precedentemente del 2016, hanno così allontanato gli allevamenti italiani dalla situazione di grave crisi vissuta nel corso del 2015. Ma al di là dell’osservazione ed elaborazione dei dati, è importante capire, in sede di bilancio di un’annata produttiva, perché le cose siano andate in un certo modo.
Secondo gli esperti del Crefis, dietro a questi risultati si riescono a vedere alcune precise cause.
Innanzitutto dal punto di vista dei fattori alimentari di produzione: negli ultimi anni, le quotazioni di mais e soia sono rimaste relativamente contenute, e questo ovviamente ha inciso favorevolmente sui bilanci aziendali dal lato dei costi. In secondo luogo, già a partire dal 2015, ma soprattutto nel 2016 per proseguire nel 2017, si è verificato un forte incremento delle esportazioni di derivati suini verso la Cina.
Un dato su tutti: il totale in valore delle spedizioni dall’Ue di carni lavorate e congelate verso gli importatori cinesi è passato da 934 milioni del 2015 a 1,75 miliardi di euro del 2016; quasi un raddoppio.
Da ultimo, a esercitare una funzione di traino sul segmento del suino pesante è stato l’andamento economico favorevole del Prosciutto di Parma, il prodotto di punta delle filiere suinicole italiane. A partire dalla fine del 2015 e per tutto il biennio 2016-2017, la redditività del Parma dop è stata relativamente elevata e soprattutto si è mantenuta costantemente più alta rispetto alla remuneratività del prosciutto generico.

Canali: i dati non devono indurre a facili ottimismi
Compreso quali siano stati i fattori che hanno giocato un ruolo nel corso di questa ripresa economica, può essere opportuno indagare i risvolti di questa situazione, e cosa tutto ciò comporti per gli allevatori italiani. Abbiamo girato queste domande al professor Gabriele Canali, docente all’Università Cattolica e direttore del Crefis. «I dati che riscontriamo guardando agli ultimi due anni sono relativamente positivi e hanno indubbiamente determinato uno stacco netto dalla crisi del 2015. Questi stessi dati, però, non devono indurre a facili ottimismi. Non è superfluo evidenziare – prosegue Canali – quanto i fattori che hanno giocato un ruolo positivo nel corso del 2016 e del 2017 – e già in quest’ultimo anno in modo più discontinuo – abbiano natura prettamente congiunturale e possano mutare direzione in qualsiasi momento».
Professor Canali, si tratta di un’eventualità scongiurabile?
«Prendiamo ad esempio i comportamenti dei paesi grandi importatori quali la Cina o consideriamo gli andamenti dei mercati internazionali di mais e soia: si tratta di dinamiche di complessità e dimensioni tali per cui i singoli operatori economici possono influire ben poco o, meglio, nulla. E nemmeno c›è molto da sperare in forme di intervento diretto della Pac, che pure è intervenuta nel recente passato ma sempre con una funzione di estrema “rete di sicurezza”».
Cosa si può fare, allora?
«Nei confronti di fenomeni sui quali non si può incidere direttamente, ci si deve attrezzare per poterli affrontare al meglio. Da questo punto di vista le filiere suinicole italiane, e in particolare quella del suino pesante per prosciutto Dop che quantitativamente è la più importante nel nostro Paese, non dovrebbero perdere l›occasione di questa congiuntura relativamente favorevole per affrontare quei nodi che già da anni avrebbero dovuto aggredire. Si tratta – spiega il professor Canali – di cambiamenti importanti sul fronte organizzativo che potrebbero consentire finalmente di creare una vera interprofessione che coinvolga allevatori, macellatori e stagionatori; soprattutto al fine di pianificare e sostenere forme di ricerca e innovazione su temi centrali per la competitività quali l’alimentazione, la genetica, le questioni sanitarie, le strategie e gli strumenti di valorizzazione, la maggior capacità di interpretazione delle dinamiche nuove sui mercati».

COS’È L’INDICE DI REDDITIVITÀ CREFIS
Gli indici Crefis sono finalizzati al calcolo e al monitoraggio della redditività delle principali fasi della filiera suinicola italiana.
Volutamente intuitivi e aggiornabili su base mensile, sono calcolati tramite rapportando il prezzo dei principali output di una determinata fase produttiva e quello dei principali input: tanto più è elevato il valore dell’indice, tanto maggiore è la redditività.
In particolare, l’Indice Crefis di redditività dell’allevamento viene calcolato attraverso il rapporto tra il prezzo del suino pesante (principale output) e una media ponderata dei prezzi dei principali input, in particolare mais e soia, impiegati nell’intero periodo di allevamento.
L’indice, quindi, esprime sinteticamente la redditività dei suini macellati nel mese per il quale l’indice è calcolato, e fornisce all’allevatore un’immediata percezione, ovviamente in termini di media, di quanto sta rendendo la sua attività quotidiana e di quale sia l’andamento rispetto ai mesi precedenti.

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