BIOGAS

Dal V Conto Energia un incentivo all’abbattimento dell’azoto negli effluenti zootecnici

Per gli allevatori il biogas rappresenta oggi non solo un’opportunità di reddito, ma anche una possibilità di abbattimento delle componenti di azoto degli effluenti zootecnici.

L'inserimento di
un impianto di biogas nell'allevamento suinicolo infatti permette agli
allevatori di sfruttare gli effluenti zootecnici, normalmente considerati come
problema ambientale e di costo, come una vera e propria opportunità per il
settore. Questo accade anche grazie alla possibilità di usufruire di incentivi,
come ad esempio quelli, stabiliti dal V Conto Energia, che a partire da
quest'anno favorisce i piccoli impianti, alla portata di un numero di aziende
agricole molto maggiore, alimentati da biomasse aziendali e di scarto.

Queste tematiche
sono state affrontate al convegno organizzato da Agroenergia “Biogas 2.0: sottoprodotti
e reflui zootecnici” il 18 aprile nell'ambito della Rassegna suinicola
internazionale di Reggio Emilia.

Per rimanere sul
tema degli incentivi, il decreto ministeriale del 6 luglio 2013 ha stabilito nuovi
regimi. Come ha illustrato Andrea Giapponesi, della Regione Emilia Romagna, “i
criteri per definire l'entità degli incentivi base per gli impianti a biogas si
riferiscono anzitutto al tipo di alimentazione ed alla potenza installata. Ad essere
maggiormente favorita è la combinazione di bassa potenza (fino a 300 kWe) e
l'alimentazione prevalente di sottoprodotti (almeno il 70%)”.

Il decreto
prevede anche “premi aggiuntivi” per gli impianti ad elevate performance
ambientali. Ha proseguito Giapponesi: “Gli impianti in grado di garantire una
riduzione delle emissioni di gas serra rispetto a determinati valori obiettivo
(fissati da Enea-Cti) e/o alimentati da biomasse da filiera (specie arboree ed
erbacee) possono usufruire di un incentivo dai 10 ai 20 euro/MWh. Gli impianti
che riducano la dispersione del calore (che normalmente è pari al 60-70%
dell'energia totale) al 10%, magari tramite tecnologie che consentono di
valorizzare la quota termica (ad es. teleriscaldamento di utenze limitrofe all'impianto),
possono ambire ad un incentivo dai 10 ai 40 euro/MWh (in funzione del tipo di
alimentazione e modalità di utilizzo)”.

Sono poi previsti
ulteriori incentivi che variano da 15 fino ad un massimo di 30 euro/MWh differenziati
in funzione della percentuale di recupero e della potenza installata per chi,
oltre ad operare in regime di CAR, recupera/rimuove una definita percentuale di
azoto.

“In entrambe le
casistiche”, ha concluso Giapponesi, “il recupero dell'azoto non deve
comportare emissioni in atmosfera di ammoniaca o altri composti ammoniacali e
le vasche di stoccaggio del digestato e quelle eventuali di alimentazione dei
liquami in ingresso devono essere dotati di copertura impermeabile”.

Per tutti questi
motivi è importante realizzare una progettazione che tenga conto delle
criticità delle diverse biomasse, oltre che di piani di alimentazione
ponderati. Come ha sottolineato Lorella Rossi, del Crpa, nel corso del suo
intervento, “conoscere le biomasse è sempre importante, a maggior ragione gli
effluenti zootecnici. In caso di utilizzo di sottoprodotti non bisogna
sottovalutare il “rischio” di gestire rifiuti e odori. Altrettanto
fondamentale, poi, è la necessità di monitorare gli impianti, per prevenire le failure
invece che curarle”.

E ha concluso:
“In Emilia Romagna il digestato ottenuto anche con sottoprodotti ai sensi
dell'art. 184 bis non è un rifiuto, ma un fertilizzante azotato che rientra nel
campo di applicazione del Reg. 28/10/11 n. 1”.

Per quanto
riguarda i sistemi di rimozione, Rossi ha distinto come segue: “Nel caso della
tracimazione continua, abbiamo bassa efficienza ed elevata sedimentazione (fino
al 40-50%). Per il vacuum system osserviamo un'efficienza media (20-30%), alta
solo se il rapporto fori/superficie è ben calibrata (15-20%). Con il raschiatore
otteniamo invece la massima efficienza (5-10%)”.

Quanto ai valori
medi di resa in metano Rossi ha specificato: “Il liquame suino fa registrare
una resa in metano pari a 293,8 m³/t SV e il solido separato suino ha una resa
di 174,8 m³/t SV”.

Considerando che
la produzione di biogas dipende dal peso vivo presente, se consideriamo un peso
vivo mediamente presente pari a 900 t, avremo una produzione di energia elettrica
pari a circa 90 kW. Se invece consideriamo un peso vivo mediamente presente di
1.300 t, avremo una produzione di energia elettrica di circa 130 kW.

I sottoprodotti
della macellazione suina pure avviabili a digestione anaerobica sono frattaglie,
budella, scarto misto di macellazione e sangue non edibile, con obbligo di
pastorizzazione a 70° C per 1 ora con pezzatura massima di 12 mm.

Ma perché
realizzare un impianto di biogas? Ha risposto, tra gli altri, Francesco
Laicini, di EnviTec Biogas, società che si occupa di progettazione e
costruzione di impianti a biogas con sede a Lohne, in Basa Sassonia: “L'impianto
di biogas valorizza i sottoprodotti agricoli, produce un reddito integrativo
all'attività agricola principale, contribuisce alla tutela dell'ambiente e permette
di diminuire l'uso di combustibili fossili, inoltre la legge lo incentiva e
garantisce gli utili per 20 anni”.

Con 450 impiegati
nel mondo, EnviTec Biogas è presente in 20 Paesi e dal 2007 è quotata alla
Borsa di Francoforte. Conta 575 impianti connessi (476 in Germania, 256 MW) e
99 all'estero (85 MW), inoltre 16 impianti in costruzione (6 in Germania, 2,4
MW) e 10 all'estero (13,2 MW).

La sede italiana,
a Verona, può contare su un indotto di 35 dipendenti e 43 impianti in funzione.
Tra questi, anche quello realizzato a Casaletto Ceredano (Cr) operante
dall'ottobre 2010 alimentato a liquami suini e farina di mais. Con una taglia
pari a 249 kW, l'impianto produce energia elettrica ed energia termica
utilizzata per il riscaldamento del substrato miscelato all'interno del
fermentatore.

Ha concluso
Laicini: “Non è semplice realizzare e alimentare un impianto di biogas solo con
liquame suino. In questo caso gli allevatori potrebbero consociarsi per gestire
l'impianto”.

Diversi sono gli
aspetti legati al grado di efficienza dell'impianto di biogas. Tra gli altri,
come ha spiegato Helmut Mittermair, di Bts Italia, “la realizzazione di
lettiere di qualità e sane per gli animali, meno odori, una minore carica
batterica e una bassa mortalità degli animali, senza dimenticare la qualità
come fertilizzante organico”.

Anche in
riferimento agli incentivi messi a disposizione dalla legge, Fabrizio Colosio,
di AB Energy, ha sottolineato la necessità, oggi, “di puntare alla
realizzazione di impianti di piccole dimensioni, da 63 a 600 kW, ideali per le
imprese agro-zootecniche”. Con 140 professionisti dedicati, AB Energy conta 235
impianti, di cui il 65% funziona a biogas e il 35% a gas naturale, inoltre 220 impianti
a controllo remoto.

Ma forse si
potrebbe fare un passo in più. Lorenzo Maggioni, del Consorzio Italiano Biogas
e Gassificazione, ha sottolineato l'urgenza di “dar corso all'emanazione dei
decreti attuativi per il biometano previsti dal decreto legislativo 28/2011
affinché altri, in Europa e nel mondo, non occupino per primi questi spazi di
mercato obbligando il nostro Paese, per il rispetto degli obiettivi di cui alla
Direttiva 2009/28, ad acquistare tecnologie ovvero biomasse (e biometano) dalle
manifatture e agricolture di altri Paesi, forse più lungimiranti e rapidi nel
cogliere l'opportunità della green economy”.

“I nuovi
incentivi creano condizioni molto più favorevoli per lo sviluppo del biogas in
particolare nella zootecnica e per il Centro-Sud”, ha aggiunto Piero Mattirolo,
di Agroenergia. “È però spesso necessaria un'aggregazione di filiera per risolvere
problemi di stagionalità e integrazione delle biomasse di scarto, di utilizzo
della componente calore, di economie di scala nel caso della produzione di
biometano. Senza dimenticare di coinvolgere la comunità e le amministrazioni
locali: condividere i benefici favorisce l'accettabilità”.

Anche Alberto
Seravesi, di Enplus, gruppo che in Italia ha la sua sede a Erbusco (Bs), ha parlato
degli impianti di biogas valorizzandone gli aspetti di “riduzione degli
sprechi, miglioramento dei sistemi di produzione e distribuzione delle energie
in modo rispettoso per l'uomo e per l'ambiente, inoltre efficienza, sostenibilità
e risparmio per l'allevatore”.

Gli impianti
realizzati dall'azienda sono alimentati, per il 70%, a reflui zootecnici su misura
dell'azienda agricola, per il 20% con biomasse da campo e per il 10% da fanghi
di depurazione.

Hanno concluso il
convegno Pietro Bertelli, di 2G, gruppo che conta oltre 400 dipendenti, un
fatturato pari a 167,3 milioni di euro nel 2011 e installazioni in oltre 20
Paesi, e Giulio Eugeni, di Trade for Energy.

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