ASSEMBLEA ASSALZOO

    I mangimi nella morsa del caro-costi

    Nel 2012 la produzione scende dell’1,7%: pesano i rincari delle materie prime e l’accesso al credito.

    Resiste alla crisi la
    produzione italiana
    dei mangimi e
    anche il fatturato, sostenuto
    dall'aumento dei listini, cresce
    del 2,7% a quota 7,7
    miliardi di euro. I conti, però,
    non tornano. «Il comparto
    - ha detto il presidente di
    Assalzoo, Alberto Allodi,
    nel corso dell'assemblea
    che si è riunita alle porte di
    Verona - ha visto ridursi la
    redditività. Le imprese sono
    state condizionate dalla difficile
    situazione economica
    e da un mercato delle materie
    prime con prezzi sempre
    più sostenuti». Sfide a cui
    gli imprenditori italiani della
    mangimistica hanno risposto
    «con grande senso di
    responsabilità, realizzando
    le maggiori economie possibili
    - aggiunge il presidente
    di Assalzoo - per evitare
    riflessi sull'occupazione
    che conta ancora 8.500 addetti
    e mantenere margini di
    operatività vitali».

    Sulla produzione, scesa
    dell'1,7% a quota 14 milioni
    di tonnellate, Assalzoo
    parla di una flessione «fisiologica
    » dopo il record raggiunto
    nel 2011. «La flessione
    produttiva - spiega Allodi
    - era nelle attese e il dato
    può certamente essere interpretato
    come un segnale
    che evidenzia una sostanziale
    capacità di tenuta del settore.
    In questa situazione
    ciò che preoccupa di più le
    nostre aziende non è tanto
    la flessione della produzione,
    quanto piuttosto il fatto
    di aver dovuto scontare una
    forte erosione della redditività
    aziendale, per sostenere
    la zootecnia nazionale in
    grave difficoltà e la minore
    disponibilità di risorse che,
    di fatto, ha imposto alle
    aziende di tagliare pesantemente
    gli investimenti».

    Tutta colpa dell'effetto-prezzi
    che da un lato ha sostenuto
    il valore complessivo
    della produzione di mangimi
    che ha superato i 7,7
    miliardi di euro (era 7,5 miliardi
    nel 2011), ma dall'altro
    ha compresso i margini
    per gli acquisti delle materie
    prime estere sempre più
    costose.

    In questo quadro incerto,
    secondo gli industriali, anche
    banche e istituzioni devono
    assumersi delle responsabilità.
    «In momenti
    di così grave difficoltà economica
    - dice Allodi - è
    fondamentale garantire alle
    aziende un adeguato accesso
    al credito, per superare
    una barriera che rende difficilissima
    anche la gestione
    ordinaria, costringendole a
    tagliare investimenti, con
    possibili riflessi sull'occupazione
    e ostacolando la ripresa
    ». Insomma, secondo Assalzoo
    è necessario che il
    sistema bancario «esprima
    una maggiore sensibilità nel
    giocare un ruolo determinate
    nel recupero del sistema
    paese sbloccando una situazione
    divenuta insostenibile
    anche per i più virtuosi e, se
    necessario, prevedendo un
    intervento di garanzia pubblica
    per riattivare l'accesso
    al credito o sviluppando canali
    alternativi al credito
    bancario».

    Le richieste degli industriali
    allo Stato sono note:
    «Le aziende mangimistiche
    vantano un forte credito Iva
    di oltre 200 milioni di euro
    - puntualizza Allodi - che
    non possono essere portati
    in compensazione, vengono
    rimborsati dall'Agenzia delle
    Entrate con lentezza esasperante
    e non vengono accettati
    dalle banche a garanzia
    della richiesta di credito.
    Si tratta di somme vitali
    che occorre sbloccare perché
    offrirebbero un contributo
    importantissimo in un
    momento così difficile».

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