Il mercato mondiale delle carni suine e bovine presenta nel 2026 dinamiche differenti, secondo le ultime stime Usda: il comparto suinicolo è prevalentemente orientato ai consumi interni, mentre quello bovino mostra una maggiore apertura verso il commercio internazionale.
Il suino rappresenta il 66% dei volumi complessivi delle due specie, pari a circa 14 kg pro-capite. Ben il 91% della produzione suinicola viene assorbito dal mercato interno, mentre solo il 9% è destinato all’export, per un totale di 10,4 Mt. La Cina si conferma il principale polo produttivo e di consumo, con 59,5 Mt prodotte, quasi la metà del totale mondiale. L’Ue riduce la produzione dell’1,2% e l’export del 7,6%, anche a causa del peso della PSA in Spagna, principale esportatore tra i 27 Paesi comunitari. Crescono invece le vendite estere degli Stati Uniti (+3,3%) e del Brasile (+6,8%).
Maggiormente orientato agli scambi internazionali è il comparto bovino. La produzione mondiale si attesta a 61,6 Mt, in calo dell’1,1%. Il 22% viene esportato, per un totale di 13,8 Mt. Gli Stati Uniti registrano una contrazione sia della produzione (-0,8%) sia dell’export (-8,2%), mentre i consumi cinesi diminuiscono del 7,5%, anche per effetto del rallentamento della capacità di spesa interna. Il Brasile mantiene la leadership mondiale dell’export, con 4,27 Mt; da pochi giorni, tuttavia, il suo accesso al mercato comunitario è frenato dal blocco all’importazione di alcuni prodotti non conformi alle norme europee sull’impiego degli antimicrobici.
I dati confermano che non esiste un’unica formula per il comparto zootecnico. Efficienza, competitività e strategie internazionali devono essere coniugate con specializzazione, qualità e flessibilità. I mercati, siano essi interni o internazionali, sono infatti sempre più chiamati a confrontarsi con un contesto di crescente incertezza globale.
Fonte: Clal









