Geestferkel insolvente: un allarme per la suinicoltura tedesca

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Un crollo dei prezzi senza precedenti, costi fortemente aumentati e la mancanza di prospettive future segnano la fine per uno dei maggiori produttori tedeschi di suinetti

Riportiamo di seguito il comunicato con cui Geestferkel GmbH, tra i maggiori produttori tedeschi di suinetti da riproduzione, ha annunciato il 28 luglio 2026 di aver presentato istanza di fallimento. L'azienda, con sede a Wildeshausen (Bassa Sassonia), conta siti produttivi in quattro Stati federati tedeschi e 188 dipendenti coinvolti. Per l'approfondimento sul caso, con la ricostruzione della crescita dell'azienda e il contesto di filiera, rimandiamo all'articolo pubblicato su questo numero della rivista.

La traduzione che segue non è una traduzione ufficiale e viene proposta a scopo informativo: per il testo originale in lingua tedesca si rimanda al comunicato pubblicato da Geestferkel GmbH. Link: https://www.geestferkel.de/files/content/_global/Pressemitteilung-Geest-Ferkel.pdf


Geestferkel GmbH, tra i maggiori produttori tedeschi di suinetti da riproduzione e allo stesso tempo un importante produttore di suini da ingrasso delle Haltungsformen 1 e 3, è insolvente.
Sono coinvolti 188 dipendenti, oltre a numerose aziende e siti produttivi in Bassa Sassonia, Brandeburgo, Sassonia-Anhalt e Meclemburgo-Pomerania Anteriore. Oltre ai posti di lavoro, sono a rischio anche il valore economico generato a livello regionale, i rapporti di fornitura esistenti e una parte rilevante della produzione tedesca di suinetti.

Tentativi di salvataggio falliti

Le trattative con banche e altri creditori, condotte intensamente nelle ultime settimane per stabilizzare e proseguire l'attività aziendale, sono fallite. Decisivi, oltre al fabbisogno finanziario a breve termine, sono stati soprattutto la mancanza di prospettive di programmazione a lungo termine per l'allevamento suinicolo in Germania e l'aspettativa che i prezzi alla produzione restino su un livello economicamente insufficiente ancora per un periodo prevedibile.

«Insieme ai nostri partner abbiamo cercato fino all'ultimo una soluzione sostenibile. Alla fine, però, è mancata la prospettiva affidabile che l'allevamento suino potesse tornare a essere gestito in modo economicamente sostenibile nelle attuali condizioni di mercato», dichiara l'amministratore delegato e allevatore Jörn Ahlers.

Perdite su ogni animale venduto

Per i suinetti si ottengono oggi talvolta solo circa 30 euro, per i suini da ingrasso circa 1,40 euro al chilogrammo di peso carcassa. Al netto dell'inflazione, sono i prezzi più bassi da decenni. Ne derivano perdite superiori a 25 euro per suinetto e a 50 euro per suino da ingrasso.

Allo stesso tempo, negli ultimi anni sono aumentati notevolmente i costi di costruzione, energia, salari e finanziamento. «I ricavi nella produzione di suinetti talvolta non bastano nemmeno a coprire mangime, acqua ed elettricità. In queste condizioni nessuna azienda può reggere in modo duraturo», afferma Ahlers.

Investimenti milionari nel benessere animale senza un'adeguata remunerazione

Negli ultimi anni Geestferkel ha investito diversi milioni di euro in salute animale, maggiore benessere e nella sostenibilità futura dei propri siti. Tutti i siti con scrofe sono certificati secondo i requisiti dell'iniziativa Tierwohl. Sono inoltre state ristrutturate, con un impegno finanziario rilevante, le stalle di monta e di svezzamento.

I costi aggiuntivi per gli standard di benessere più elevati non vengono tuttavia remunerati a sufficienza né dai prezzi di mercato né da un finanziamento pubblico affidabile.
«Alla agricoltura vengono richiesti standard più elevati. Chi per questo investe milioni e poi non riesce nemmeno a pagare i costi correnti viene penalizzato economicamente per il proprio impegno», critica Ahlers.

Uno squilibrio nella catena del valore

Geestferkel individua uno squilibrio di fondo tra agricoltura, industria di macellazione e commercio al dettaglio alimentare. Quattro grandi gruppi della distribuzione controllano circa l'85% del commercio alimentare al dettaglio tedesco. Anche la Commissione antitrust tedesca (Monopolkommission) rileva margini in aumento per commercio e industria di trasformazione, mentre le aziende agricole realizzano prezzi sempre più bassi.

Mentre il commercio fa leva su regionalità, benessere animale e forme di allevamento superiori, alle aziende agricole arrivano spesso prezzi insufficienti a finanziare gli investimenti necessari e i maggiori costi correnti.

Anche le industrie di macellazione dovrebbero assumersi la propria responsabilità, imponendo con più coerenza prezzi alla produzione più alti nei confronti della distribuzione. In altri Paesi europei i prezzi del suino, nonostante volumi di produzione elevati, risultano talvolta nettamente superiori al livello tedesco.

«Le belle promesse su forme di allevamento superiori non servono a nulla se alla fine il prezzo non basta nemmeno per mangime, energia e salari. Il benessere animale può funzionare solo se è finanziato in modo affidabile lungo l'intera catena del valore. Servono quindi modelli di prezzo completamente nuovi per il commercio alimentare, i macelli e l'agricoltura», dichiara Ahlers. «Deve finire la svendita di suini allevati con passione da allevatori e tecnici zootecnici: le quotazioni settimanali devono scomparire e lasciare spazio ad accordi di prezzo annuali, come già avviene nell'industria e nel comparto avicolo. È il commercio alimentare a dover agire, se vuole vendere in modo credibile carne tedesca».

Richiesto un bonus statale per il benessere animale

Per l'azienda, il finanziamento di standard di benessere più elevati non può dipendere solo dalle scelte d'acquisto volontarie dei consumatori: molte famiglie sono già sotto pressione economica e sono costrette a orientarsi su alimenti a basso costo.

«Il benessere animale è un compito dell'intera società. Se lo Stato richiede standard più elevati, deve garantirne stabilmente il finanziamento. Non basta incentivare gli investimenti: il maggior costo per capo deve essere coperto da un bonus statale fisso per il benessere animale. Altrimenti gli allevatori tedeschi perdono competitività internazionale e la produzione continuerà a spostarsi all'estero», avverte Ahlers.

Un segnale d'allarme per l'industria alimentare tedesca

Secondo l'azienda, l'insolvenza di Geestferkel non è solo il problema di una singola impresa, ma un segnale d'allarme per l'intera suinicoltura e industria alimentare tedesca.
Senza aziende agricole economicamente sostenibili, l'industria alimentare tedesca perde progressivamente la propria base di materia prima nazionale: carne suina e altri alimenti verrebbero importati sempre più dall'estero, in parte da Paesi con standard di benessere animale, ambientali e produttivi inferiori.

«Dietro questa insolvenza non ci sono solo numeri. Sono coinvolti oltre 188 dipendenti con le loro famiglie, i nostri partner agricoli, artigiani, imprese edili e naturalmente i nostri suini», dichiara Ahlers.

«Nelle ultime settimane e negli ultimi mesi abbiamo ricevuto molto sostegno e comprensione, e siamo profondamente addolorati di mettere ora a rischio, con la nostra insolvenza, altre aziende ed esistenze. Ci rattrista che collaboratori impegnati, patrimonio zootecnico sano e investimenti milionari nel benessere animale vengano messi a rischio da prezzi che non coprono nemmeno il fabbisogno di base degli animali. Se le condizioni politiche ed economiche non cambieranno radicalmente, la produzione di suinetti in Germania avrà a malapena un futuro».

Geestferkel insolvente: un allarme per la suinicoltura tedesca - Ultima modifica: 2026-08-24T14:52:00+02:00 da Laura Della Giovampaola

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