Da progetto di recupero genetico marchigiano a piattaforma di filiera integrata tra allevamento, ricerca, trasformazione e mercato. È questa l’evoluzione del Suino della Marca, il programma rilanciato nel 2022 su iniziativa di Impronta Verde (impresa agricola guidata dall’imprenditore Emiliano Baldi, alla testa dell’omonima azienda alimentare attiva da oltre 60 anni). Per sostenere lo sviluppo dell'iniziativa, Baldi ha investito finora circa 2 milioni di euro con l'obiettivo di strutturare una rete produttiva sempre più solida e diffusa nel Centro Italia.
Il progetto mira a costruire una filiera suinicola tracciabile e riconoscibile, che integri la fase allevatoriale con la trasformazione e lo sbocco commerciale per servire – con carni fresche, salumi e norcineria tradizionale – trasformatori, salumifici, GDO, macellerie, ristorazione e agriturismi.
I dati aggiornati sono stati presentati a Jesi durante il convegno finale del progetto S.M.S.M. – “Sperimentazione e management del Suino della Marca”, finanziato dal Psr Marche 2014-2022, che ha consentito di misurare in modo sistematico le performance produttive e la qualità della carne di questo tipo genetico.
Inquadramento genetico e consistenza del patrimonio zootecnico
Selezionato nel 2006 come incrocio a tre vie e due livelli tra Cinta Senese, Large White Italiana e Duroc Italiano — grazie al contributo dell’Apa di Ancona, dell’Assam e delle Università di Camerino e della Politecnica delle Marche —, il Suino della Marca ha ottenuto il riconoscimento ministeriale e l'iscrizione al Registro Anagrafico come ibrido rurale nel 2010.
Al 31 agosto 2026 la consistenza complessiva del parco animali è di 1.242 capi:
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992 capi negli allevamenti diretti;
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circa 250 capi affidati a ingrassatori terzi con patto di riacquisto.
Il parco riproduttori conta 239 capi (226 tra scrofe e scrofette, 13 verri), a cui si aggiungono 270 lattonzoli sotto scrofa, 483 suini in ingrasso e 324 capi pronti alla vendita rilevati a inizio settembre.
Attualmente gli allevatori coinvolti sono sei (tre nelle Marche e tre in Umbria), a cui se ne aggiungeranno altri due con l'avvio del nuovo Gruppo Operativo finanziato. Il ritmo produttivo è salito da 15 a 25 capi a settimana (100-120 capi/mese). A regime, con circa 220 scrofe, la capacità stimata raggiungerà i 2.500-3.000 capi all’anno, con macellazione indicativamente a 175-180 kg e un’età minima di nove mesi.
Obiettivo 30 partner e impatto economico sulla produzione primaria
L’obiettivo dell'investimento di 2 milioni di euro è la creazione di una rete di circa 30 partner tra allevatori, ingrassatori e trasformatori.
Sotto il profilo economico, ipotizzando un capo di circa 200 kg e un valore di 3,50 €/kg di peso vivo, il valore della sola produzione primaria a regime è stimabile tra 1,75 e 2,1 milioni di euro all’anno, a cui si somma il valore aggiunto generato dalle successive fasi di macellazione, trasformazione e commercializzazione.
«Il nostro obiettivo non è semplicemente aumentare il numero di capi» – spiega Emiliano Baldi, AD dell’azienda Baldi – «ma creare una filiera che distribuisca valore sul territorio. Vogliamo arrivare a coinvolgere un network di partner affidabili tra allevatori, ingrassatori e trasformatori, costruendo un sistema nel quale crescita economica, qualità della materia prima e benessere animale procedano insieme».
Modello d'allevamento, disciplinare di produzione e futuro Consorzio
Il modello allevatoriale si fonda su sistemi semi-bradi e all'aperto, valorizzando le aree collinari e marginali per offrire un'alternativa alle produzioni suinicole convenzionali.
Per governare la crescita della filiera, sono in fase avanzata di stesura lo Statuto e il Disciplinare del futuro Consorzio volontario con marchio collettivo. La struttura si articolerà su due livelli:
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Aziende moltiplicatrici: destinate alla gestione dei riproduttori e all'applicazione dello schema di selezione;
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Aziende commerciali: dedicate all’ingrasso e all'allevamento da carne, con tracciabilità e registro anagrafico.
Tra i parametri chiave previsti dal disciplinare figurano:
- Età minima di macellazione: 9 mesi;
- Peso minimo: 175 kg;
- Peso della coscia fresca: superiore a 15 kg;
- Adesione al Sqnba (Sistema di qualità nazionale per il benessere animale);
- Assistenza e controllo tecnico continuo in campo.
«Il salto di scala non è alla portata di un’impresa sola» – conclude Emiliano Baldi. «I finanziamenti sono indispensabili, ma per trasformare un progetto in una filiera stabile servono anche regole comuni, massa critica e una capacità di commercializzazione condivisa».
Il progetto punta così a superare la logica delle commodity, trasformando un patrimonio genetico locale in un’infrastruttura produttiva, tecnica e commerciale di riferimento per la suinicoltura del Centro Italia.









