Un riconoscimento decisamente importante per la provincia di Mantova, per il suo comparto primario e, soprattutto, per il settore suinicolo, da sempre uno dei più importanti sul territorio.
La decisione prevede la riunione a Mantova di tutte le Commissioni uniche nazionali (Cun) del comparto suinicolo.
Cosa sono le Cun
Le Cun sono veri e propri tavoli di confronto, in cui i rappresentanti delle componenti allevatoriali, dei macelli e della trasformazione si incontrano, con il compito di definire, a cadenza settimanale, i prezzi di riferimento (su scala nazionale) per i suini e i principali prodotti della filiera ad essi connessa.
Questa modalità di lavoro è stata adottata per garantire sempre più trasparenza e offrire al contempo prezzi condivisi, che possano fungere da base di partenza per le operazioni di trattativa e compravendita.
Le Cun nella suinicoltura assumono un peso particolare, perché le quotazioni incidono direttamente sulle filiere delle principali produzioni Dop italiane, dove il prezzo del suino pesante rappresenta una variabile chiave.
Perché Mantova
Mantova ospita già tre delle cinque Cun totali, vale a dire quelle relative
- ai suini da macello,
- ai suinetti e
- alle scrofe.
Ora le due “Cun mancanti”, ossia
4. quella sui tagli di carne
5. e quella su grassi e strutti,
hanno traslocato definitivamente da Parma, riunendosi a Mantova.
Un ruolo come detto sicuramente meritato, e certificato dai numeri: secondo i dati presenti sul portale Teseo.Clal, aggiornati a dicembre 2025, in provincia di Mantova sono presenti 410 allevamenti, per un totale di 984.378 capi.
Poco più avanti la provincia di Brescia, con 651 allevamenti e 1.135.568 capi.
Completa il podio, al terzo posto, la provincia di Cremona, con 314 allevamenti e 870.513 capi.
A livello nazionale, la Lombardia è naturalmente in vetta per quanto riguarda i numeri, con 2.182 allevamenti e 3.751.121 capi allevati, su un totale nazionale di 7.752.886 capi presenti su tutto il territorio italiano.
Quasi il 50% dei suini italiani, dunque, si alleva in Lombardia, e quasi il 30% dei suini lombardi è allevato a Mantova.
Il mondo allevatoriale
La riunificazione sotto un unico tetto delle Cun suini nazionali rappresenta la punta di un iceberg fatto di lavoro, impegno e competenza, quello messo in campo dalla Borsa merci di Mantova e dall’investimento fatto con il MaMu Multicentre, l’edificio che di fatto ospita le trattative, cuore del commercio agricolo.
«Il poter contare su un’unica sede – spiega Ferdinando Zampolli, presidente della sezione allevamenti suini di Confagricoltura Mantova – è certamente positivo. Prima la situazione era troppo dispersiva, dal punto di vista logistico e da quello strettamente legato alle quotazioni, che venivano emesse in giorni diversi. Ora il nostro compito è quello di far funzionare al meglio la nuova Cun, trovando equilibrio tra la componente degli allevatori e quella dei macellatori, che hanno naturalmente esigenze e richieste diversificate».
Importanti alcuni paletti inseriti nel regolamento: «Abbiamo deliberato – prosegue Zampolli – il vincolo dei 5 centesimi sia in negativo che in positivo, tenendolo come valore di riferimento per le oscillazioni massime dei prezzi. È un ottimo paracadute, soprattutto in momenti di tensioni geopolitiche come quelli che stiamo vivendo oggi, che hanno una diretta conseguenza sulle quotazioni».
Macellazioni: i numeri
Come riportato dal Rapporto economico provinciale della Camera di commercio di Mantova, in termini di numero di capi la macellazione suinicola lombarda rappresenta il 31,9% del dato nazionale, trainata dalle province di Mantova (61,7% delle macellazioni regionali e 19,6% sul dato nazionale) e Cremona (32,4% delle macellazioni regionali e 10,3% sul dato nazionale).
La macellazione a Mantova segna un assestamento in termini quantitativi (-0,2% rispetto Rapporto economico provinciale 2024 Camera di commercio di Cremona-Mantova-Pavia 60 al 2023) e un calo in termini di valore (-4,3%) determinato dal calo di prezzo medio €/kg. Nel 2024 sul totale dei capi macellati in Lombardia, il 98,6% è di provenienza italiana.








