La voce di chi alleva: il commento di Ivan Valtulini

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"Viviamo in una fase di grande rapidità dei mercati e fare previsioni è complicato". Ivan Valtulini, allevatore di Flero (Brescia) con 700 scrofe, 5.500 suinetti e 9.000 capi da ingrasso, preferisce non sbilanciarsi sull’andamento futuro, anche se ammette che «noi produttori potremmo dover affrontare ancora qualche mese difficile".

Negli ultimi tempi si è registrata una tendenza al ribasso che, secondo Valtulini, è dovuta a una combinazione di cause. "Tutto è iniziato dopo l’estate, quando la Cina ha aumentato i dazi verso il Nord Europa e li ha invece ridotti nei confronti della Spagna – spiega".

"Questo ha portato a un surplus di carne suina all’interno dell’Europa che, tra novembre e dicembre, è arrivata in Italia a prezzi molto contenuti da Germania, Olanda e in parte dalla Spagna, insieme anche ai suini vivi".

"A gennaio, l’importazione di animali si è ridotta, ma l’afflusso di carne è continuato, facendo scendere ulteriormente le quotazioni nazionali fino a 1,537 euro al chilo, valore stabilito nell’ultima seduta della Cun per i suini grassi destinati al circuito Dop, sotto la supervisione del Ministero".

A incidere ulteriormente è stata la Psa in Spagna, che ha determinato la sospensione delle esportazioni verso alcuni mercati asiatici. "In questo modo è cresciuta la quantità di carne al di fuori dei nostri canali Dop – osserva Valtulini – mentre la produzione italiana, secondo i dati Rift, è rimasta sostanzialmente stabile".

Per limitare l’eccesso di prodotto estero, anche i macelli hanno ridotto l’attività, "ma il rallentamento della domanda ha contribuito a spingere ancora più in basso i prezzi".

Quali contromisure adottare? "È fondamentale intervenire tempestivamente contro la Psa, che negli anni scorsi ha colpito Belgio e Germania, per poi arrivare in Italia e più recentemente in Spagna – sottolinea Valtulini".

"Allo stesso tempo, servono azioni concrete da parte del sistema bancario e della politica per assicurare liquidità alle aziende zootecniche. È vero che veniamo da una fase positiva, ma oggi i costi di produzione superano i ricavi e abbiamo sostenuto investimenti importanti in biosicurezza, benessere animale e riduzione dell’uso dei farmaci".

Uno scenario simile si era già verificato durante la pandemia: "In pochi mesi il prezzo passò da 1,6 a 1,1 euro al chilo. Grazie all’intervento delle banche e al supporto delle istituzioni riuscimmo a ottenere le risorse necessarie per superare quel momento critico – ricorda l’allevatore bresciano –. Oggi sarebbe opportuno prendere in considerazione misure analoghe, visto che dai 2,2 euro al chilo di settembre siamo scesi sotto 1,6 a metà febbraio".

Fonte: Clal (Teseo)

La voce di chi alleva: il commento di Ivan Valtulini - Ultima modifica: 2026-02-16T11:38:30+01:00 da Redazione Suinicoltura

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