
La prevenzione veterinaria entra ufficialmente nel calendario della sanità pubblica italiana.
Il 25 gennaio, a Padova, si è celebrata la prima Giornata nazionale della Prevenzione veterinaria, un appuntamento istituito con la Legge 1° aprile 2025, n. 49, che riconosce in modo formale il ruolo strategico della medicina veterinaria nella tutela della salute collettiva.
L’obiettivo della Giornata è promuovere la consapevolezza del valore della medicina veterinaria preventiva all’interno dell’approccio One health (Salute unica), che riconosce l’interconnessione tra salute umana, salute animale e ambiente. Un’occasione per riaffermare il ruolo della prevenzione veterinaria come pilastro della sanità pubblica.
L’iniziativa, ospitata a Palazzo del Bo e organizzata da Istituto zooprofilattico sperimentale delle venezie (Izsve) e dal dipartimento di Medicina animale, produzioni e salute (Maps) dell’Università di Padova, ha riunito istituzioni, accademici e rappresentanti delle filiere produttive per discutere concretamente sul valore della prevenzione veterinaria in un contesto sanitario, produttivo ed economico sempre più complesso.
Per il settore suinicolo, in particolare, i messaggi emersi nel corso del convegno toccano nodi strategici ben noti: biosicurezza, gestione delle emergenze sanitarie, sostenibilità delle produzioni, sicurezza alimentare e tenuta dei mercati.
One health, un concetto strutturale
Il titolo del convegno – One health, one welfare, one world. Sfide e opportunità per una salute condivisa – ha richiamato un concetto che, nel dibattito pubblico, viene spesso presentato come innovativo, ma che nel sistema sanitario italiano è in realtà strutturale da molto tempo.

Come ricordato da Antonia Ricci, direttrice generale dell’Izsve, il sistema veterinario nazionale fa parte del Servizio sanitario nazionale sin dalla sua istituzione nel 1978.
Una rete capillare e multidisciplinare che coinvolge sanità pubblica, filiere produttive, controllo degli alimenti, export, ricerca e cooperazione internazionale. I numeri restituiscono con chiarezza questa dimensione: 10 Istituti zooprofilattici sperimentali, 90 laboratori territoriali e circa 25 milioni di analisi effettuate ogni anno.
Un’infrastruttura che rappresenta una vera e propria spina dorsale della prevenzione sanitaria nel nostro Paese.
In questo quadro, il veterinario – pubblico o libero professionista – non è solo garante della salute e del benessere animale, ma un attore chiave della sanità pubblica, con responsabilità dirette sulla sicurezza degli alimenti e sulla prevenzione dei rischi per l’uomo.
Prevenzione come tutela delle filiere
Uno dei messaggi più forti emersi dalle relazioni tematiche riguarda il legame diretto tra prevenzione sanitaria e sostenibilità economica dei territori: la medicina veterinaria non è un costo burocratico, ma una difesa strategica.
Come evidenziato da Antonia Ricci, la produzione zootecnica italiana genera un valore stimato in oltre 20 miliardi di euro annui nella fase primaria, che supera i 40 miliardi di euro se si considera anche l’industria di trasformazione.
In questo contesto, malattie come la peste suina africana, l’afta epizootica o la dermatite nodulare non rappresentano soltanto un problema sanitario, ma una minaccia sistemica, con impatti potenzialmente devastanti sulle produzioni, sull’export e sulla reputazione delle filiere del Made in Italy.
La prevenzione – intesa come sorveglianza, diagnosi precoce, biosicurezza e corretta gestione degli allevamenti – diventa quindi uno strumento di tutela economica, capace di ridurre il rischio di chiusura dei mercati internazionali e di contenere danni che vanno ben oltre il singolo allevamento.
Emergenze sanitarie e zoonosi
Il contributo di Giovanni Cattoli, direttore sanitario dell’Izsve, ha riportato l’attenzione su un dato spesso citato ma ancora poco interiorizzato: circa il 75% delle malattie emergenti e il 60% delle infezioni umane hanno origine animale. Le zoonosi continuano a rappresentare una delle principali sfide della sanità pubblica globale, con un impatto che supera i confini settoriali e geografici e con oltre due miliardi di persone colpite ogni anno.
Tra i patogeni zoonosici figurano microrganismi responsabili di gravi emergenze sanitarie, quali il virus della rabbia, Ebola, Mpox e alcuni virus dell’influenza aviaria.
In questo scenario, il ruolo del veterinario è fondamentale. Attraverso attività di sorveglianza epidemiologica, diagnosi e controllo dei patogeni negli animali e negli ambienti di allevamento, la medicina veterinaria contribuisce in modo determinante a ridurre il rischio di esposizione per l’uomo e a prevenire eventi di salto di specie.
Per il comparto suinicolo, questo significa che le misure adottate quotidianamente in allevamento – dalla biosicurezza alla gestione sanitaria – non tutelano solo la produttività aziendale, ma rientrano pienamente in una strategia di salute pubblica.
Sostenibilità ambientale e nuove sfide
La prevenzione veterinaria è stata inoltre letta come leva di sostenibilità ambientale. Una gestione sanitaria corretta degli allevamenti, basata su salute e benessere animale, contribuisce a ridurre l’impatto ambientale delle produzioni zootecniche.
In questo quadro si inseriscono anche le nuove pratiche di economia circolare, come la produzione di biogas e biometano, che rappresentano opportunità importanti per il settore, ma che richiedono un attento presidio sanitario. L’innovazione, è stato sottolineato, non può prescindere da un controllo veterinario adeguato, capace di prevenire nuovi rischi sanitari e di garantire la sicurezza complessiva del sistema.
Il veterinario del futuro
L’innovazione sarà il motore della prevenzione futura. Secondo Alessandro Zotti, direttore del dipartimento Maps dell’Università di Padova, la medicina veterinaria è chiamata a una duplice sfida: da un lato integrare nei percorsi formativi strumenti sempre più avanzati – come la sorveglianza epidemiologica e le applicazioni dell’intelligenza artificiale in diagnostica – dall’altro trasmettere ai futuri professionisti la consapevolezza del proprio ruolo sociale e socio-sanitario.
Il professore ha poi sottolineato la necessità di formare veterinari capaci di utilizzare l’intelligenza artificiale per la sorveglianza epidemiologica e la diagnostica avanzata.
Il veterinario del futuro è chiamato a essere non solo un tecnico altamente specializzato, ma anche un motore di prevenzione integrata, capace di operare all’interfaccia tra animali, uomo e ambiente.
Altri contributi della giornata
Nel corso della giornata sono intervenuti anche Sandro Mazzariol, professore di patologia animale ed esperto di sanità degli animali acquatici, con la relazione “Dal mare alla tavola: veterinari a tutela di salute, ambiente e società”; Stefano Romagnoli, professore di clinica ostetrica e ginecologica veterinaria, con l’intervento “La sterilizzazione degli animali da compagnia: benefici e criticità per la salute e il benessere”; e Giulia Maria De Benedictis, professoressa di anestesiologia e terapia del dolore veterinaria, con un contributo dedicato a “Comprendere e alleviare il dolore animale: il ruolo del veterinario nella tutela del benessere”.
Dalla filiera alla tavola: una responsabilità condivisa
La tavola rotonda conclusiva ha visto il confronto tra rappresentanti delle filiere produttive, degli Ordini professionali e delle organizzazioni di protezione animale, offrendo uno spaccato significativo della complessità del dibattito attuale e delle diverse sensibilità in gioco lungo la catena agroalimentare.
In particolare, hanno partecipato rappresentanti di:
- filiere produttive: UnaItalia (Lara Sanfrancesco) e Associazione industriali delle carni e dei salumi – Assica (Davide Calderone);
- ordini dei medici veterinari: Maria Stella Rigo e Andrea Gazzetta;
- organizzazioni di protezione degli animali: Eurogroup for Animals (Elena Nalon).
Prospettive diverse, talvolta distanti, hanno trovato un terreno comune nel riconoscimento del principio One health come orizzonte condiviso, a conferma di come la prevenzione veterinaria rappresenti un punto di convergenza tra sanità pubblica, filiere produttive e istanze sociali.
La prima Giornata nazionale della prevenzione veterinaria segna quindi un passaggio importante: la prevenzione non come risposta all’emergenza, ma come architrave della sanità pubblica e della sostenibilità delle filiere zootecniche. Un messaggio che, per il settore suinicolo, assume un valore particolarmente concreto e attuale.
L’articolo è disponibile per i nostri abbonati sulla Rivista di Suinicoltura n. 2/2026
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