Psa (Peste suina africana) e Prrs (Sindrome riproduttiva e respiratoria del suino) che attanagliano il settore. Una filiera che lavora a compartimenti stagni, tra allevamento, macellazione e trasformazione. Una produzione che cala sia in numeri di capi sia in prosciutti, mentre i costi salgono. Cala il consumo nazionale, ma aumenta l’export dei salumi made in Italy.
Un ricambio generazionale che fatica a realizzarsi, tra veterinari e allevatori. L'antibiotico-resistenza come emergenza sanitaria globale. Le campagne animaliste che mettono sotto pressione l'immagine dell'allevamento. Regole europee che cambiano, accordi commerciali che ridisegnano gli scenari di mercato. Insieme, questi temi compongono una domanda più scomoda: dove sta andando la suinicoltura italiana? Come vogliamo evolverci?
Siamo un modello che non ha equivalenti nel mondo: il suino pesante legato alla salumeria Dop (Denominazione di origine protetta) e Igp (Indicazione geografica protetta), radicato in un territorio preciso, capace di reggere decenni di trasformazioni senza perdere la propria identità. Un'unicità che però si dà per scontata.
Un dialogo che continua
Lo scorso 5 febbraio, nell'ambito di Fieragricola Verona, si è tenuta la seconda edizione del Pork Summit, organizzato da Rivista di Suinicoltura, che ha riunito genetisti, veterinari, allevatori, economisti e rappresentanti dell'industria e della distribuzione attorno alle sfide sanitarie, produttive ed economiche del comparto. Dal confronto è emersa una necessità condivisa: rafforzare il dialogo tra allevamento, sanità, trasformazione, mercato e distribuzione, anelli di una stessa filiera che raramente si incontrano nello stesso momento.
L’appuntamento del 24 ottobre riprenderà questo percorso, portando i vari rappresentati della filiera a una riflessione più ampia sul futuro del settore.
Un tavolo, tante voci
Da qui nasce la tavola rotonda “Il futuro della suinicoltura italiana”, in programma sabato 24 ottobre 2026, dalle 14.00 alle 16.00, presso la Fazi (Fiera agricola zootecnica italiana) di Montichiari, organizzata da Edagricole – Rivista di Suinicoltura.
Attorno allo stesso tavolo siederanno alcuni tra i principali rappresentanti della filiera e delle istituzioni, chiamati a confrontarsi direttamente. I nomi dei partecipanti saranno comunicati nel prossimo numero.
Un premio che cambia forma
In occasione dello stesso appuntamento, Edagricole – Rivista di Suinicoltura rilancia il Premio Allevatore in una nuova veste e forma: il Premio Suinicoltura 2026.
La novità riguarda soprattutto i destinatari: il premio potrà essere assegnato non solo ad allevatori, ma anche a professionisti, ricercatori, aziende della filiera o associazioni che abbiano lasciato un segno concreto nella suinicoltura italiana, in qualunque ambito della filiera abbiano operato. Dietro ogni criticità del settore ci sono persone che ogni giorno cercano di trovare risposte concrete: sono loro che porteranno la suinicoltura verso il futuro, ed è a loro che il nuovo riconoscimento vuole dare risalto. Un riconoscimento destinato a chi ha contribuito in modo significativo alla crescita e all'evoluzione del settore.
L’articolo è disponibile per i nostri abbonati sulla Rivista di Suinicoltura n. 7/2026
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