Dal legno e dalle larve nuovi mangimi per i suini

mangimi con larve
Le larve disidratate di Mosca soldato nera prodotte da EntoGreen, da destinare all’alimentazione animale.
Su invito della Commissione europea, un gruppo di esperti, tra cui l’italiana Giovanna Parmigiani, ha valutato quali potrebbero essere le nuove fonti e le strategie per produrre mangimi riducendo la pressione sulle risorse naturali

A giugno si è riunito a Helsinki (Finlandia) un gruppo Eip-Agri (gruppo di esperti selezionati dalla Commissione europea). L’obiettivo dell’incontro è stato quello di realizzare un inventario delle strategie produttive e delle fonti alternative per produrre mangimi per suini e pollame che possano avere un minore impatto sulle risorse naturali, rispetto a quelle a oggi diffuse.
L’allevatrice suinicola Giovanna Parmigiani, che siede in giunta nazionale di Confagricoltura con delega alle tematiche ambientali, è stata l’unica portabandiera italiana.

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Il gruppo Eip-Agri in visita all’istituto Luke. Giovanna Parmigiani è la prima a sinistra.

I focus group Eip-Agri

I focus group Eip-Agri sono gruppi temporanei di esperti selezionati dalla Commissione europea che si concentrano su un argomento specifico, condividendo conoscenze ed esperienze. Ogni gruppo esplora soluzioni pratiche innovative a problemi o opportunità nel proprio campo, attingendo dall’esperienza professionale, dagli studi e da progetti correlati condotti dai partecipanti.
Ogni Focus Group Eip-Agri si riunisce due volte e produce un rapporto di raccomandazioni e risultati. I focus group discutono e documentano i risultati della ricerca, le migliori pratiche e identificano le implicazioni per ulteriori attività di ricerca che aiuteranno a risolvere problemi pratici nel settore d’indagine.
«È sempre utile e interessante confrontarsi con l’innovazione e la ricerca, soprattutto quando coinvolge tanti Paesi europei e quindi tante realtà differenti – commenta Giovanna Parmigiani-. Abbiamo analizzato i pro e contro più importanti di fonti alternative di alimentazione, la loro sostenibilità economica e ambientale generale, la fattibilità tecnica e la sicurezza delle potenziali nuove filiere anche considerando potenziali strumenti/barriere che possono influenzarne un’ampia diffusione».

La sfida del gruppo di esperti

Quali possono essere le nuove fonti di alimentazione e le strategie per ridurre la pressione sulle risorse naturali nella filiera produttiva dei mangimi per suini e avicoli?
Questa è l’ambiziosa domanda a cui il gruppo di esperti dell’Ue si è proposto di rispondere.
A fronte del costante incremento della popolazione mondiale a livello globale, aumenta la richiesta di carne e la necessità di trovare nuovi mangimi sostenibili con cui alimentare la filiera.
I suini, in quanto onnivori, sono il target privilegiato per condurre queste tipologie d’indagini. Centinaia di elementi potrebbero essere utilizzati come componenti per mangimi, direttamente o dopo una lavorazione. Tuttavia, restrizioni di disponibilità, omogeneità, offerta, prezzo o sicurezza rendono la ricerca di componenti effettivamente idonei un compito impegnativo.
Ecco perché l’Ue ha deciso di istituire questo gruppo, così da accelerare la fase sperimentale e arrivare a introdurre l’uso di ingredienti alternativi nei mangimi per suini in tempi più brevi. Un obiettivo non secondario è anche quello ridurre la dipendenza dell’Ue da ingredienti come la soia, maggiore fonte proteica dei mangimi per suini e polli.

Le caratteristiche nutrizionali dei mangimi

Il gruppo di esperti ha ragionato sui requisiti che dovrebbero avere i nuovi alimenti, individuando questa serie di caratteristiche: da moderato ad alto contenuto proteico, buona digeribilità proteica e profilo amminoacidico rilevante dal punto di vista nutrizionale, da moderato ad alto contenuto di micronutrienti rilevanti, limitato contenuto di fattori antinutrizionali, proprietà benefiche per la salute, essere frutto di una produzione sostenibile ed avere un prezzo competitivo (paragonabile quantomeno alla farina di soia).
«A queste specifiche – precisa Parmigiani – è inoltre necessario aggiungere la valutazione delle caratteristiche nutrizionali, qualitative e di gusto delle carni di animali alimentati con questi nuovi mangimi. È infatti necessario garantire ai capi in allevamento il giusto benessere e la giusta alimentazione, senza non perdere di vista l’obietto finale della filiera che resta l’alimentazione umana».
Ciascun ingrediente mangimistico, prima di poter essere utilizzato, deve dunque essere valutato sotto diversi punti di vista. Al momento ci sono alcuni progetti che indagano su nuovi ingredienti, ma ci si aspetta che lo sviluppo completo della fase sperimentale richieda da 5 a 10 anni almeno.

Le nuove fonti per l’alimentazione animale

Il gruppo ha visitato l’istituto di ricerca finlandese Luke, dove i ricercatori stanno lavorando a metodi molto interessanti per la produzione di proteine monocellulari (Scp) ottenute estraendo glucosio dai residui della lavorazione del legno utilizzando sistemi microbici.
Il contenuto proteico dei mangimi ottenibili varia dal 10-50% per Scp fungino e 50-80% per Scp batterico ed entrambi hanno buoni profili di aminoacidi.
Negli anni ’80 questi percorsi non avevano portato a buoni risultati, ma la tecnologia è migliorata notevolmente negli ultimi 15 anni e i ricercatori sono positivi su quello che poterà essere l’esito dei progetti.
«Alcuni degli esperti del gruppo – spiega Parmigiani - sono convinti che i mangimi a base di insetti e larve siano quelli con più potenziale».

mangimi con larve
Daniel Murta illustra il ciclo di produzione
del mangime da larve di Mosca soldato nera.

Tra questi c’è l’imprenditore Daniel Murta, che ha presentato al gruppo l’impianto di riciclaggio che ha creato in Portogallo con gli insetti. Gli insetti sono già utilizzati come alimenti per l’uomo in molte aree del mondo e rappresentano un’alternativa molto promettente per riciclare i rifiuti alimentari nei mangimi.
La mosca soldato nera, il verme della farina gialla e il verme della farina minore sono probabilmente gli insetti con il potenziale maggiore per produrre in modo economicamente efficiente mangimi con un contenuto di proteine ​del 40-60% e profili di amminoacidi paragonabili alla farina di soia. Questa produzione, ancora agli inizi, ha fatto passi da gigante negli ultimi anni e prefigura interessanti sviluppi nel prossimo futuro.
«Se consideriamo i residui dell’industria agroalimentare, in primis, si apre una varietà infinita di possibilità – sottolinea Parmigiani -. Va ricordato che dal punto di vista legale, solo quelli di origine vegetale sono idonei per i suini e, in generale, si tratta di ingredienti ricchi di carboidrati come prodotti da forno, dolciumi, snack o prodotti ortofrutticoli. Una categoria particolare è costituita da prodotti del birrificio che hanno un maggiore contenuto proteico. Molti di questi elementi sono già utilizzati, anche se solo localmente, ed esiste ancora un grande potenziale per affinare i processi e aumentarne il riciclo».
Il gruppo si è soffermato anche sulle potenzialità, ad oggi inespresse, rappresentante dalla biomassa acquatica. Si tratta di una gamma di nutrienti molto promettente, ma il loro uso nei maiali non è stato ancora ben indagato. La biomassa acquatica comprende una varietà di specie vegetali, micro e macro alghe, come la lenticchia d’acqua, con alti livelli di proteine (50-60%), profili di amminoacidi simili alla farina di fagioli e di soia e contenuti interessanti in acidi grassi omega-3 e micronutrienti.

Le prospettive per il futuro

«In Svezia alcune tipologie di larve, ottenute da filiere controllate, sono considerate da qualche anno edibili – conclude Giovanna Parmigiani -. Si tratta, a mio avviso, di assecondare alcune abitudini alimentari con le quali la globalizzazione ci ha portato a confrontarci, più che di percorrere nuovi stili di consumo. Personalmente, non ritengo che questa strada sia interessante per lo sviluppo di un business, almeno nel medio periodo. Per inciso ho assaggiato le larve, ma non hanno nulla a che vedere con i nostri prelibati salumi (sorride). È invece molto interessante studiare la possibilità di realizzare alimenti per la filiera zootecnica, che possano consentire di destinare meno terreni fertili alla produzione di mangime».

Leggi l'articolo completo sulla Rivista di Suinicoltura di settembre 2018

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