Ogni anno migliaia di lattonzoli e magroni arrivano in Italia dalla Danimarca per essere allevati fino al peso di macellazione (oltre 220mila capi importati fra gennaio e aprile 2026 - fonte Teseo/Clal). Questa scelta non è legata soltanto al deficit produttivo nazionale, ma anche all'elevata efficienza del modello danese, da tempo tra i più competitivi in Europa.
La Danimarca ha costruito un sistema altamente specializzato, basato sull'integrazione tra miglioramento genetico, gestione della riproduzione, elevati standard di biosicurezza e costante monitoraggio delle performance. La selezione genetica punta ad aumentare la produttività complessiva: più suinetti nati vivi e svezzati, maggiore fertilità delle scrofe, migliore sopravvivenza dei lattonzoli, crescita più rapida ed elevata efficienza alimentare.
I risultati del Clal sono significativi. Nel 2024 gli allevamenti che utilizzano la genetica DanBred hanno raggiunto in media 36,3 suinetti svezzati per scrofa all'anno, un valore tra i più elevati a livello mondiale. Una produttività di questo livello consente di contenere il costo unitario del lattonzolo, rendendo i suinetti danesi competitivi anche tenendo conto dei costi di trasporto.
I suini vengono successivamente ingrassati negli allevamenti italiani e destinati soprattutto alla filiera dei salumi non Dop, contribuendo a soddisfare la domanda dell'industria di trasformazione e a colmare il deficit produttivo nazionale.
L'esperienza danese dimostra che il vantaggio competitivo non deriva soltanto dalla genetica, ma dalla capacità di integrare selezione genetica, organizzazione della filiera e gestione tecnica degli allevamenti.
È proprio questa integrazione a consentire alla Danimarca di mantenere una posizione di primo piano nell'esportazione di lattonzoli verso numerosi Paesi europei, Italia compresa.









