Dal 1° aprile 2026 Antonio Giovanetti è il nuovo direttore generale di CLAI. La nomina arriva in una fase non semplice per il comparto delle carni, tra volatilità dei costi, pressione sui consumi e crescente attenzione ai temi di filiera.
Giovanetti, classe 1963, porta in dote un percorso professionale trasversale all’interno dell’agroalimentare, con esperienze che coprono diversi segmenti: allevamento, trasformazione, distribuzione e ristorazione collettiva. Un profilo che, almeno sulla carta, risponde alla necessità di gestire filiere sempre più integrate e complesse.
Un percorso tra Gdo, industria e ristorazione
Dopo gli inizi nel settore degli allevamenti, il suo sviluppo professionale si è consolidato nella grande distribuzione con Conad, dove ha lavorato a lungo sul comparto carni, contribuendo alla sua strutturazione a livello nazionale. Un passaggio rilevante, perché proprio la Gdo rappresenta uno dei principali snodi nella valorizzazione delle produzioni zootecniche.
Il percorso è proseguito in Fileni, realtà nota per l’integrazione di filiera nel settore avicolo, e successivamente in Camst, dove ha ricoperto incarichi fino alla direzione generale. In questa fase ha lavorato su crescita dimensionale e sviluppo internazionale, contribuendo al rafforzamento del gruppo anche fuori dall’Italia.
Più recentemente, in Marr, si è occupato della direzione commerciale e marketing, coordinando una struttura ampia e articolata. Prima dell’ingresso in CLAI, ha guidato Authentica, seguendo progetti legati anche alla gestione di grandi eventi, tra cui le attività di ristorazione connesse alle Olimpiadi Invernali Milano Cortina 2026.
Le priorità: consolidamento e sviluppo
Nelle prime dichiarazioni, il nuovo direttore generale ha evidenziato la volontà di entrare rapidamente nel merito dell’organizzazione e contribuire al percorso di crescita già avviato dalla cooperativa, sia sul mercato nazionale sia su quello estero.
Il riferimento alla “fase complessa” del mercato non è casuale. Il comparto delle carni – e in particolare quello suinicolo – si trova oggi a fare i conti con margini compressi, dinamiche internazionali instabili e una crescente richiesta di garanzie su origine, tracciabilità e sostenibilità. In questo contesto, il ruolo di una cooperativa integrata come CLAI è anche quello di tenere insieme le esigenze della produzione primaria e quelle del mercato.
Una cooperativa strutturata sulla filiera
Fondata nel 1962 a Imola, CLAI si è sviluppata mantenendo una forte integrazione tra allevamento, trasformazione e commercializzazione. La base sociale comprende sia lavoratori sia aziende agricole, con una componente rilevante di allevamenti suinicoli e bovini conferenti.
Dal punto di vista industriale, la cooperativa opera con quattro stabilimenti produttivi distribuiti tra Emilia-Romagna, Toscana e area parmense, e presidia il mercato attraverso tre marchi principali: CLAI (carni fresche e salumi), Zuarina (prosciutti Dop) e Faggiola (prodotti caseari).
Uno degli elementi distintivi resta la filiera 100% italiana, con carni provenienti dai soci allevatori e inserite, per quanto riguarda il suino, nei circuiti Dop. Un aspetto che intercetta una domanda di mercato sempre più orientata verso l’origine certificata, ma che comporta anche vincoli produttivi e costi più elevati rispetto ad altre tipologie di approvvigionamento.
I numeri economici
Sul piano economico, il 2025 si è chiuso con un miglioramento dei principali indicatori:
- l’utile ha superato gli 11 milioni di euro, rispetto ai 9,9 milioni del 2024,
- mentre i ricavi sono saliti da 364 a 387 milioni di euro.
Un risultato positivo, che però si inserisce in uno scenario di mercato tutt’altro che stabile. Proprio per questo, la nuova direzione sarà chiamata a lavorare su un equilibrio non scontato: sostenere la redditività della cooperativa garantendo al tempo stesso continuità e valorizzazione alla base allevatoriale.







