Con la scadenza del 22 settembre 2026, tutte le certificazioni volontarie di benessere animale già riconosciute dal Masaf dovranno confluire nello schema SQNBA, il Sistema di Qualità Nazionale Benessere Animale voluto dal ministero dell’Agricoltura per ricondurre a un unico standard verificabile un panorama fino ad oggi frammentato e disomogeneo. Non si tratta di un ulteriore schema volontario che si aggiunge agli altri: è una convergenza obbligata, destinata a ridisegnare il modo in cui il settore zootecnico comunica e certifica il benessere degli animali. Il disciplinare attualmente in vigore per i suini riguarda per ora gli animali da ingrasso allevati all’aperto.
Contesto certificativo e integrazione Pac
Il benessere animale non è un tema nuovo per gli allevatori italiani, ma fino ad oggi ha trovato espressione in una molteplicità di schemi certificativi spesso difficilmente confrontabili tra loro. Con l’SQNBA il Ministero ha scelto di mettere ordine, affidando la verifica a organismi accreditati da Accredia e costruendo un sistema che dialoga direttamente con la Politica Agricola Comune. Non è un dettaglio secondario: per alcune categorie di allevatori, la certificazione SQNBA è già oggi la porta di accesso a pagamenti aggiuntivi nell’ambito degli Ecoschemi Pac.
Approfondimento tecnico e confronto di filiera
Per fare il punto su requisiti, iter e prospettive, Confagricoltura Emilia-Romagna e l’Organizzazione Interprofessionale Gran Suino Italiano hanno organizzato lo scorso 19 marzo un webinar con Valoritalia, uno degli organismi di certificazione accreditati. Ne è emersa una fotografia precisa di uno schema ormai operativo — con qualche dettaglio che vale la pena conoscere prima di avvicinarsi alla certificazione.
Quali saranno i requisiti operativi e le criticità applicative?
Cosa prevede concretamente il disciplinare? Quali sono i prerequisiti da soddisfare prima ancora di avviare l’iter — coda integra compresa? Cosa succede se un semaforo in Classyfarm è rosso? Come funziona il piano di autocontrollo, e quanto è davvero oneroso predisporlo? Cosa si può scrivere in etichetta, e quando arriverà il marchio grafico? E per le realtà più piccole, la certificazione di gruppo è davvero una strada percorribile?
Sul numero di aprile 2026 della Rivista di Suinicoltura trovate la risposta a queste domande e a molte altre:
- requisiti di biosicurezza,
- parametri quantitativi per il benessere,
- iter certificativo passo per passo,
- non conformità gravi e lievi,
- certificazione di gruppo,
- filiera e catena di custodia.
E uno sguardo alle prospettive che si aprono per il 2026:
- il sostegno ministeriale alle razze autoctone italiane, dal Nero di Parma alla Mora Romagnola;
- i pagamenti Pac
- e, sullo sfondo, un tema destinato a diventare sempre più concreto per gli allevamenti all’aperto: i crediti di carbonio.
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