Levoni: la comunicazione come strategia vincente

Levoni
Cresce l’attenzione da parte del consumatore per l’alimentazione. «Per questo dobbiamo offrire sempre più informazioni»

Si è tenuta il 22 novembre scorso presso Rho Fiera Milano l’assemblea straordinaria di Assica, Associazione industriali delle carni e dei salumi aderente a Confindustria, che rappresenta circa 180 aziende del settore della salumeria italiana. Straordinaria perché solitamente l’Associazione si riunisce a giugno, momento in cui presenta i dati del settore. Ma l’esigenza di nominare – come richiesto dal nuovo statuto di Confindustria - i componenti dei nuovi Organi associativi, il Consiglio generale e gli organi di controllo, ha richiesto un incontro “supplementare”.

È stato comunque un momento importante e di confronto. Il presidente di Assica, Nicola Levoni, alla luce di un anno difficile che si è contraddistinto da continui attacchi al settore, ha illustrato gli obiettivi di comunicazione del comparto.

«Dobbiamo comunicare a tutto tondo i valori delle nostre aziende e dei nostri prodotti a tutti i consumatori, che oggi più che mai sono attenti al mondo dell’alimentazione. In particolare dobbiamo riuscire ad arrivare a un dialogo costruttivo con i millennials, che oggi hanno un ruolo chiave nel guidare il mercato e che verso il consumo dei prodotti carnei sono i più critici.  Nati tra il 1980 e il 2000, i millennials sono la generazione globale con la passione per il locale, hanno un ruolo attivo nell’acquisto dei prodotti, sono poco influenzati dalla pubblicità e utilizzano molto internet anche per informarsi» ha affermato Levoni.

«Abbiamo bisogno di farci conoscere di più e meglio. Rappresentiamo un settore apprezzato e imitato in tutto il mondo. Non lo diciamo noi ma i dati export, che ogni anno ci regalano soddisfazioni. I primi sei mesi del 2016, infatti, hanno segnato +7,6% in quantità e +5,2% in valore» ha concluso Levoni.

Le analisi Nielsen e Rabobank International

All’assemblea Assica hanno trovato spazio le analisi di due autorevoli Istituti, Rabobank International e Nielsen.

Justin Sherrard, Global Strategist Animal Protein di Rabobank International, nel suo intervento, oltre a presentare lo scenario economico internazionale, ha analizzato il consumatore mondiale. Sherrard ha evidenziato che il mercato è cambiato: il consumo pro capite della carne e dei salumi è sotto pressione e nel prossimo futuro, dovremmo aspettarci ancora un ulteriore cambiamento. Il consumo di proteine in Europa è rimasto pressoché stabile dal 2005 al 2016, anche se approfondendo l’analisi sul consumo pro-capite (2011-2016), in alcuni Paesi europei si notano differenze evidenti, come ad esempio la Spagna, la Danimarca e la Germania che consumano di più della media europea, mentre l’Italia e la Francia, stanno appena sotto la media. Le abitudini alimentari sono cambiate anche per il consumatore americano, che per tradizione consuma molta più carne: in 8 anni (2009-2016) è diminuito l’inserimento della carne nell’alimentazione settimanale da 4,1 cene a 3,7 cene a settimana.

Ma come affrontare questa evidente diminuzione di consumo di carne? Rabobank International ha identificato per il settore delle opportunità che si possono distinguere in quattro opportunità. Prima, comprendere come è cambiata la domanda di acquisto. Seconda, coinvolgere i consumatori in tutti gli anelli della produzione. Terza, migliorare i processi produttivi dell’intera filiera in modo da assicurarsi di averne il controllo. Quarta opportunità, proseguire con successo nell’export cercando di aumentare i Paesi di destinazione.

Un consumatore sempre più attento

Giovanni Fantasia, amministratore delegato di Nielsen Italia, ha esposto un quadro relativo allo stato dei consumi di carni e salumi in Italia e l’identikit del consumatore italiano.

Dalla relazione di Nielsen si è evinto come i consumatori oggi cerchino prodotti sani (34%), green (28%) e con elevato contenuto di servizio (34%). Caratteristiche che poi vengono premiate all’acquisto dove, per esempio, i secondi piatti pronti hanno +43% o i salumi +8%.

Più in generale, ha spiegato Fantasia, «se dovessimo fare un identikit del consumatore si potrebbe affermare che è più consapevole e attento a stili alimentari salutari, desideroso di conoscere il “dietro le quinte” dei prodotti, compresi i sistemi di allevamento. Per informarsi privilegia le fonti ufficiali, come il parere del medico specializzato. Verso di lui gioca un ruolo chiave la comunicazione».

 

Leggi l’articolo sulla Rivista di Suinicoltura n. 12/2016

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