L’11 aprile a Mantova convegno internazionale organizzato da Anas

Ronconi: prezzi dei maiali sostenuti anche nei prossimi mesi, ma produzione in crescita

Il settore negli ultimi mesi ha vissuto una serie di dinamiche che hanno inevitabilmente avuto dei riflessi sui mercati, sulle produzioni, sui rapporti di filiera e sulle esportazioni. Per questo Anas, l’Associazione nazionale degli allevatori di suini, presieduta dall’imprenditore mantovano Thomas Ronconi, ha organizzato un convegno per approfondire “Le sfide e le prospettive della suinicoltura europea e italiana e il ruolo della Dop Economy”.

L’appuntamento si è tenuto giovedì 11 aprile alle ore 14:30 a Villa Corte Peron (Strada Roverbella-Bancole a Marmirolo), con introduzione di Thomas Ronconi (presidente Anas) e le relazioni di Antonio Tavares (presidente del gruppo suini del Copa-Cogeca) sulle iniziative del Copa-Cogeca a tutela della suinicoltura europea; Miguel Angel Higuera (direttore Anprogapor Spain) sulle strategie della suinicoltura spagnola per coniugare sviluppo e sostenibilità; Mauro Rosati (direttore Fondazione Qualivita e Origin Italia) sulla Dop Economy e le prospettive delle produzioni tutelate, alla luce della riforma Ue. Prima del dibattito e delle conclusioni è intervenuto il presidente di Coldiretti, Ettore Prandini.

In linea con le tematiche del convegno, abbiamo fatto il punto su alcuni aspetti del settore con il presidente di Anas, Thomas Ronconi.

Qual è la situazione attuale di mercato?

“I prezzi dei suini vivi sono da tempo sostenuti e stiamo recuperando progressivamente le perdite del 2022, dovuta all’esplosione dei costi di produzione. L’offerta di suini in Italia si manterrà ridotta anche nei prossimi mesi e questo sosterrà i prezzi dei suini. In ogni caso, qualche segnale di variazione dell’andamento produttivo si sta cogliendo in Europa. Il censimento Eurostat di dicembre segnala un leggero aumento della consistenza delle scrofe, trainato da Spagna, Danimarca e Polonia”.

La filiera suinicola ha difficoltà di dialogo. Come si potrebbe trovare una più ampia collaborazione?

“Abbiamo la particolarità che circa l’80% dei suini nati in Italia sono allevati per i circuiti Dop-Igp. La produzione deve rispettare ben definite regole, che tengono conto del legame con il territorio e la tradizione e che sono state oggetto di confronto tra le diverse componenti della filiera. Pertanto, in realtà senza essere forse pienamente consapevoli allevatori, macelli e trasformatori operano con un fine comune, che è la produzione sostenibile dei prodotti di qualità italiani. Dovremmo essere più fieri di questo particolare sistema delle Indicazioni geografiche, di cui abbiamo la leadership in Europa. Il dialogo tra le parti è quindi già nei fatti”.

Cosa possiamo imparare dalla suinicoltura spagnola e quali sono le differenze con l'Italia?

“Il modello spagnolo è basato su una spinta integrazione verticale, che comprende allevamenti, industria mangimistica e di macellazione. Mi sembra che l’amministrazione pubblica spagnola sia più attenta alle esigenze degli imprenditori rispetto a quanto avvenga in Italia. Inoltre, l’organizzazione spagnola dell’esportazione di carne suina nel mondo è un esempio di prim’ordine. La nostra industria di macellazione e trasformazione è più frammentata e fa più fatica a proporsi sui mercati internazionali. Per quanto riguarda gli allevamenti, invece, non dobbiamo dimenticare che anche in Italia è in atto un processo di forte concentrazione: si tenga presente che circa il 50% dei suini destinati alle Dop sono allevati con contratti di soccida”.

I consumi sono in diminuzione, i prezzi al consumo aumentano, il costo delle cosce è elevato. Quali prospettive per la suinicoltura Dop e, in particolare, per i prosciutti di Parma e San Daniele?

“La ridotta capacità di spesa delle famiglie penalizza i consumi interni, soprattutto dei prodotti di più alta qualità e valore. Il circuito dei prosciutti Dop sta scontando una contrazione produttiva innestata dalla crisi dei costi del 2022 e proseguita per la diffusione di alcune patologie e per l’incertezza derivante dalla Peste suina africana. La minore disponibilità di cosce per le lavorazioni Dop dipende anche dalla presenza ancora di materia prima che non risponde pienamente ai requisiti richiesti. Infatti, più del 20% delle cosce disponibili non sono destinate alla trasformazione in prosciutti Dop. Si tratta di un margine troppo ampio, che deve essere ridotto. L’attuazione dei nuovi disciplinari va in questa direzione e dovrebbe consentire nel medio periodo di rimuovere questa anomalia e assicurare una migliore valorizzazione economica per tutti gli anelli della filiera”.

Ci sono margini per migliorare l'export?

“Circa l’export dei prosciutti, al momento è purtroppo frenato dalle restrizioni per la Psa e sarebbe già un grande successo contenere l’inevitabile contrazione. In ogni caso, viste la dinamica demografica non favorevole del nostro Paese, lo sviluppo del comparto dei prosciutti Dop richiede un maggiore sforzo sul versante dell’export. Si tratta di aspetti di una certa complessità e che richiedono risorse importanti e programmi pluriennali”.

Situazione Peste suina africana. Come risolvere il problema e quali soluzioni adottare, prioritariamente, secondo Anas?

“Le iniziative che sono state adottate per la gestione dei focolai nei suini domestici in provincia di Pavia sono state efficaci, mentre, al momento, sono insufficienti i risultati nel controllo dei cinghiali. A fine dicembre la Commissione europea ha pubblicato linee guida dettagliate, definite non solo con il contributo della ricerca scientifica, ma anche di diverse esperienze di campo. Pertanto, non mancano le conoscenze, ma è mancata soprattutto per la diffusione nel selvatico la tempestività di intervento. Sono da poco stati nominati tre vicecommissari con profili professionali diversi e si auspica possano dare piena attuazione ad alcune misure per tutelare i distretti suinicoli e quelli della trasformazione delle carni suine e quindi prevenire ulteriori restrizioni all’esportazione verso alcuni paesi terzi. Dato che serviranno alcuni anni per eradicare la malattia, sarebbe auspicabile che a livello internazionale, partendo dall’Oie e quindi dal Wto, si riconsiderasse l’applicazione delle restrizioni alla movimentazione delle carni suine nel caso di malattia solo nei cinghiali”.

L’11 aprile a Mantova convegno internazionale organizzato da Anas - Ultima modifica: 2024-04-03T21:33:11+02:00 da Redazione Suinicoltura

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