Ridurre gli antibiotici: strategia di guadagno

antibiotici
Le misure di biosicurezza e gli interventi vaccinali sono un investimento che sembra avere un tornaconto economico concreto. Sostenibili alternative all’uso profilattico degli antimicrobici

Il massivo utilizzo di antibiotici nell’allevamento intensivo del suino sembra essere una delle cause dello sviluppo dell’antibiotico-resistenza dei batteri, la quale rappresenta un pericolo sia per le produzioni zootecniche che per l’uomo. A livello sia nazionale che europeo sono ormai diversi i report e i manuali scientifici (Ministero della salute, 2012; Commissione europea, 2015) che offrono linee guida per il corretto utilizzo degli antibiotici, sottolineando come essi non debbano essere usati come sostituto di una buona igiene, adeguate strutture e alimentazione appropriata.

Tuttavia sembra davvero difficile soddisfare la richiesta sempre più pressante da parte sia delle istituzioni che del consumatore a causa delle innegabili difficoltà sanitarie che la riduzione dell’antibiotico può comportare nell’allevamento intensivo. In particolare, l’uso degli antibiotici a scopo preventivo (profilattico) è una pratica estremamente diffusa in zootecnia perché semplice, relativamente economica e poco dispendiosa in termini di tempo di lavoro, ma allo stesso tempo efficace nel garantire il mantenimento dei parametri produttivi e quindi della situazione finanziaria dell’azienda (Callens et al., 2012).

In un recente studio tedesco, emerge come la scelta di somministrare antibiotici in via preventiva sia più facile rispetto a scegliere di modificare le formule alimentari aumentandone il costo oppure a investire nella disinfezione e nel management (Speksnijder et al., 2015). Per questo si assiste spesso alla presenza di una elevata produttività aziendale che va di pari passo con un elevato consumo di antibiotici, malgrado le non ottimali condizioni di allevamento, ben convivendo con la scarsa qualità dell’alimentazione (Miller et al., 2003), con lo stress per la movimentazione degli animali (Hays, 1977), o con condizioni igieniche carenti che risultano in elevate pressioni infettanti nell’ambiente.

Le alternative

Sebbene già nel 2006 dalla legislazione (EU reg. 1831/2003) vietava e bandiva l’utilizzo degli antibiotici come promotori di crescita, solo recentemente le strategie gestionali aziendali, come la biosicurezza o l’adozione di specifiche vaccinazioni, sembrano diventare sostenibili alternative all’uso profilattico degli antibiotici. D’altra parte, negli ultimi anni sono cresciuti esponenzialmente i lavori scientifici che dimostrano una stretta correlazione tra buoni livelli di biosicurezza e migliori indici di conversione, aumento degli incrementi giornalieri e ridotti volumi di antibiotico impiegato (Laanen et al., 2013). Per esempio, Alonso et al. (2013 a,b) riportano come un buon sistema di filtraggio dell’aria in sala parto migliori significativamente gli indici di parto, traducendosi in più suinetti svezzati per scrofa per anno e una ridotta mortalità delle scrofe.

Ma si sa che nella gestione aziendale, ogni scelta può equivalere a un guadagno ma purtroppo anche a una perdita: per questo, l’impatto economico delle alternative agli antibiotici spesso spaventa e tronca sul nascere l’ipotesi dell’abbandono del farmaco.

Quanto costa dunque la riduzione dell’antibiotico a favore di biosicurezza e di interventi vaccinali in azienda?

Uno studio belga calcolatrice alla mano

Per investigare su quanto la biosicurezza e la prevenzione delle malattie possano incidere economicamente nel bilancio aziendale, un gruppo di lavoro belga ha …

 

(*)L’autrice fa parte dell’associazione Suivet.

Leggi l’articolo completo di tabelle sulla Rivista di Suinicoltura n. 2/2017

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