Psa, area nord-occidentale sotto controllo

psa italia
I confini segnati sulla mappa corrispondono ai confini amministrativi delle province. I casi riportati nella mappa sono stati notificati dal 1° gennaio 2026 al 17 febbraio 2026 nelle regioni Lombardia, Liguria, Piemonte, Toscana ed Emilia-Romagna.
Aggiornamenti sull’andamento della Peste suina africana: in Italia la sorveglianza e la biosicurezza risultano decisive per il 2026

La situazione epidemiologica relativa alla Psa in Italia, nei primi mesi del 2026, si presenta stabile dal punto di vista delle modifiche territoriali nelle aree soggette a restrizioni. Ad oggi, infatti, le zone soggette a restrizioni I e II non sono state modificate rispetto a quanto riportato dal Regolamento Ue 2025/2629 del 18 dicembre 2025.

Il cluster nord-occidentale, che coinvolge le regioni Piemonte, Liguria, Lombardia, Emilia-Romagna, Toscana e 20 province in totale, è l’unico presente attualmente sul territorio nazionale, in seguito al ripristino della indennità per cluster del Lazio (gennaio 2025) e di Campania/Basilicata e Calabria (novembre 2025).

Leggi anche: Cos'è un “cluster” nella Psa?

L’espansione territoriale del cluster nord-occidentale copre 5678 km2 in ZRI e 17.977 km2 in ZRII, per un totale di 23.655 km2, l’equivalente di 3.313.025 campi da calcio circa, quasi il 7,5% dell’intera superficie italiana.

Da gennaio al 17 febbraio 2026, l’Italia ha notificato 187 casi positivi (cinghiali), di cui

  • 4 in Piemonte,
  • 44 in Liguria,
  • 1 in Lombardia,
  • 14 in Emilia-Romagna,
  • 124 in Toscana.

Particolarmente impegnativa la situazione epidemiologica che si registra nella popolazione dei cinghiali selvatici nei territori montuosi dell’Appennino centrale, in Toscana, e nel territorio dell’Emilia-Romagna che si affaccia sulla Pianura Padana.

Infatti, i dati di sorveglianza evidenziano come il fronte epidemico stia avanzando negli ultimi mesi in direzione sud ed est, coinvolgendo nuovi territori

  • della Lunigiana (provincia di Massa Carrara),
  • della Garfagnana (provincia di Lucca)
  • e delle province emiliane di Parma, Reggio Emilia e Modena.

Leggi anche: Cos'è un “fronte epidemico” di Psa (Peste suina africana).

Sorveglianza e barriere nel selvatico

La ricerca di carcasse di cinghiale infette e la loro rimozione dall’ambiente naturale rappresenta la attività di sorveglianza più efficace nei confronti della malattia, poiché permette di comprendere il processo di diffusione dell’infezione e di ridurre la contaminazione ambientale del virus.

La ricerca attiva delle carcasse di cinghiale continua ad essere eseguita nei territori infetti in maniera strutturata, anche con l’ausilio di cani “da detection” appositamente addestrati dall’Ente nazionale cinofilia italiano (Enci).

Rilevante l’attività di ricerca attiva che si sta svolgendo nei territori infetti della Toscana. Il rafforzamento delle barriere autostradali e ferroviarie esistenti, attraverso la chiusura o la gestione dei punti di passaggio naturali/artificiali eventualmente presenti sopra e sotto il solido autostradale/ferroviario, rappresenta un’altra misura di contenimento dell’infezione, perché riduce le movimentazioni di cinghiali dalle zone infette. Di fatto, si sta provvedendo a sottoporre a barrieramento il tratto ferroviario lungo l’asse Viareggio–Bologna, nonché alcuni tratti autostradali che percorrono la Toscana.

Biosicurezza nel settore suinicolo

Relativamente al settore domestico, sinora sono state registrate due ondate epidemiche nel cluster del nord-ovest principalmente nel corso dei mesi estivi del 2023 e del 2024. Nel corso del 2025, il settore suinicolo non è stato coinvolto dalla malattia, tranne un unico focolaio notificato a gennaio in provincia di Piacenza.

Leggi anche: Cos'è un “focolaio” nella Psa e la differenza dal cluster

Poiché la malattia è presente nel selvatico, e il rischio di trasmissione dell’infezione al domestico nelle regioni del cluster del nord-ovest persiste, è stato necessario adottare misure rafforzate di sorveglianza e biosicurezza a scopo preventivo nel 2025. Durante il periodo ad elevato rischio, cioè quello in cui era altamente probabile che si verificassero ondate epidemiche nel settore domestico (maggio-ottobre 2025), è stato richiesto uno sforzo notevole sia agli allevatori sia ai veterinari, soprattutto per quanto riguardava gli aspetti inerenti alla biosicurezza strutturale e gestionale degli allevamenti.

Ad oggi, si può ritenere che l’innalzamento del livello di attenzione richiesto alla filiera suinicola sia stato efficacemente adottato e di fatto ha portato a risultati molto incoraggianti. Il processo di miglioramento della gestione della biosicurezza negli allevamenti suinicoli dovrebbe proseguire e mantenersi nel tempo, poiché una sola falla nel sistema potrebbe risultare sufficiente a consentire l’ingresso del virus.


Per ulteriori dettagli è possibile consultare:


L’articolo è disponibile per i nostri abbonati sulla Rivista di Suinicoltura n. 3/2026

Sfoglia l’edicola digitale e scopri di più sulle formule di abbonamento alla rivista

Psa, area nord-occidentale sotto controllo - Ultima modifica: 2026-03-17T14:45:46+01:00 da Barbara Gamberini

LASCIA UN COMMENTO

Inserisci il tuo commento
Inserisci il tuo nome