Undici rialzi consecutivi delle quotazioni in Cun dei suini grassii da macello per il circuito tutelato hanno permesso di recuperare parte della redditività, ma non sono ancora sufficienti, secondo Rudy Milani, responsabile nazionale della Federazione di prodotto suini di Confagricoltura, a colmare la voragine che si è aperta tra ottobre 2025 e la fine di giugno di quest’anno.
Un quadro, secondo Milani, “aggravato anche da:
- il calo delle esportazioni europee verso l’Asia;
- la diminuzione degli allevamenti in Germania (-700 da gennaio a maggio 2026);
- la perdita, nei sei mesi compresi tra gennaio e giugno, di 15mila scrofe in Italia, a causa della corsa dei prezzi dei ristalli nazionali;
- la carenza di manodopera qualificata”.
Ancora per qualche settimana, è convinto l’allevatore di Confagricoltura, “i prezzi dei maiali beneficeranno di questa fase positiva. Poi bisognerà incrociare le dita, perché tra ottobre e novembre arriveranno sul mercato italiano molti animali smarchiati acquistati all’estero a prezzi più vantaggiosi rispetto ai nostri. L’unico effetto sarà quello di innescare una spirale ribassista per i suini compravenduti in Italia, sia quelli destinati alla salumeria Dop sia quelli generici. E l’impatto potrebbe riguardare almeno 100mila capi”.
Un quadro complesso, indubbiamente aggravato “da una stagione estiva eccessivamente calda, che finirà per penalizzare le produzioni vegetali destinate alla zootecnia, e appesantito dalla concorrenza dei Paesi del Mercosur, Brasile in testa. Questi potrebbero approfittare dell’accordo di libero scambio per aumentare la pressione sui mercati europei e spingere ancora più in basso i listini della nostra suinicoltura”.
"E tutto questo in assenza di una vera reciprocità tra i sistemi di allevamento comunitari e quelli sudamericani, dal momento che eventuali blocchi all’importazione di carne suina scatterebbero soltanto a seguito di controlli casuali e saltuari alle dogane”.
“Difficile, a queste condizioni – secondo Rudy Milani – che gli allevatori abbiano la forza di investire in un livello più elevato di benessere animale, considerato che, sul fronte della biosicurezza, le strutture sono ormai tutte in regola. Bisogna avere fieno in cascina e, in questo momento, gli allevatori singoli, non assorbiti da sistemi di soccida (nel frattempo cresciuti di un altro 4%), non hanno la tranquillità economica necessaria per intervenire”.
Fonte: Teseo/Clal









