Dalla ricerca di laboratorio alla certificazione della filiera, passando per nuove tecnologie di inattivazione virale. Con ASFree Meat l’Italia investe nella dimostrazione scientifica della sicurezza dei propri prodotti di salumeria per tutelare l’export di Peste suina africana (Psa).
La Psa rappresenta oggi una delle principali minacce per la suinicoltura europea. Ma oltre all’impatto sanitario sugli allevamenti e sulle popolazioni di cinghiali, la malattia ha aperto un’altra partita decisiva: quella commerciale.
Per un paese come l’Italia, leader mondiale nella produzione di prodotti di salumeria, la possibilità di continuare a esportare anche in presenza della malattia sul territorio nazionale è una questione strategica per l’intera filiera. È anche una sfida economica che coinvolge l’intera filiera suinicola italiana, dai produttori di mangimi fino alle aziende di trasformazione e ai consorzi delle produzioni tipiche.
Il comparto suinicolo italiano vale infatti circa 9 miliardi di euro e impiega decine di migliaia di addetti. Una quota importante di questo valore è rappresentata proprio dalle produzioni trasformate, che costituiscono oltre la metà delle esportazioni di carne suina italiana. Prosciutti, salami e altri prodotti stagionati non rappresentano soltanto un’eccellenza gastronomica, ma un asset economico fondamentale per il Paese.
Particolarmente strategico è il ruolo delle produzioni trasformate. Oltre la metà delle esportazioni nazionali di carne suina riguarda infatti prodotti lavorati, molti dei quali appartenenti alle eccellenze Dop e Igp che hanno reso famosa la salumeria italiana nel mondo. Negli ultimi anni, tuttavia, la diffusione della Psa in Europa e l’introduzione della malattia in Italia hanno determinato nuove criticità commerciali e restrizioni da parte di alcuni paesi importatori.
È in questo scenario che nasce ASFree Meat (African swine fever free M.e.a.t. - Meet export agreement on trading), un progetto di ricerca strategica coordinato dal Centro di Referenza Nazionale per le pesti suine (Cerep) dell’Izs Umbria e Marche, con la partecipazione di altri 3 Izs (Izsler, IzsVe e Izsam). L’obiettivo è ambizioso: produrre le evidenze scientifiche necessarie per dimostrare la sicurezza dei prodotti di salumeria italiani nei confronti del virus della Psa e costruire nuove garanzie per i paesi importatori.
Perché servono nuove tendenze
Le informazioni oggi disponibili sulla capacità del virus della Psa di sopravvivere nei prodotti a base di carne suina stagionati derivano in gran parte da studi realizzati alcuni anni fa. Nel frattempo, il contesto è profondamente cambiato. La Psa è arrivata anche in Italia e numerosi Paesi importatori richiedono dati aggiornati per valutare il rischio associato ai prodotti provenienti da aree interessate dalla malattia. Dimostrare scientificamente che determinati processi produttivi siano in grado di ridurre o eliminare il rischio biologico è quindi diventato essenziale per difendere il patrimonio economico della salumeria italiana.
Un progetto che guarda oltre la stagionatura
Uno degli aspetti più innovativi di ASFree Meat è l’approccio multidisciplinare. L’obiettivo non è soltanto capire quanto a lungo il virus possa sopravvivere nei prodotti stagionati, ma costruire un vero e proprio sistema di garanzie scientifiche e commerciali per l’export italiano.
Per raggiungere questo traguardo il progetto è stato articolato in cinque grandi aree di lavoro:
- sviluppo e validazione di nuove metodiche diagnostiche per rilevare virus infettante e genoma virale nei prodotti di salumeria;
- studio della persistenza del virus mediante contaminazione artificiale dei prodotti;
- valutazione della persistenza del virus in salumi ottenuti da suini infettati sperimentalmente;
- studio dell’efficacia del trattamento ad alte pressioni (High pressure processing - Hpp);
- definizione dei requisiti per una filiera “Asf free” ad elevata garanzia sanitaria.
Una parte innovativa del progetto è la valutazione dell’utilizzo dell’Hpp, nota anche come pascalizzazione. Si tratta di un trattamento non termico che sottopone gli alimenti confezionati a pressioni molto elevate, fino a diverse migliaia di bar, con l’obiettivo di inattivare microrganismi senza alterare significativamente le caratteristiche qualitative del prodotto.
Il progetto vuole verificare se questa tecnologia sia in grado di inattivare completamente il virus della Psa nei prodotti stagionati e consentire il riconoscimento di ulteriori categorie di prodotti come “safe commodities”, ossia merci considerate sicure dal punto di vista sanitario per il commercio internazionale.
Un investimento sul futuro della suinicoltura italiana
Più che un semplice progetto scientifico, ASFree Meat rappresenta un investimento strategico per l’intera filiera suinicola nazionale.
L’obiettivo finale è costruire un dossier scientifico aggiornato che possa supportare il riconoscimento dei prodotti di salumeria italiani come prodotti sicuri, contribuendo a mantenere aperti i flussi commerciali anche in presenza della Psa sul territorio nazionale.
Per un settore che fa dell’export uno dei propri punti di forza, dimostrare con dati scientifici la sicurezza delle produzioni non è soltanto una questione sanitaria, ma una leva competitiva fondamentale. E i risultati che emergeranno nei prossimi mesi potrebbero fornire un contributo decisivo alla tutela del valore economico e dell’immagine della salumeria italiana nel mondo.
A cura del gruppo di ricerca ASFree Meat coordinato dal Cerep dell’Izs Umbria e Marche.
ASFree Meat in numeri
Titolo del progetto: Peste suina africana e prodotti di salumeria italiani: valutazione della loro sicurezza per l’export (ASFree M.e.a.t. - African Swine Fever free M.e.a.t.)
Durata: 24 mesi.
Finanziamento complessivo: 500.000 euro.
Capofila: Centro di Referenza Nazionale per le Pesti Suine (Cerep) dell’IZS Umbria e Marche.
Partner scientifici:
IZS Umbria e Marche (Izsum)
IZS Lombardia ed Emilia-Romagna (Izsler)
IZS delle Venezie (Izsve)
IZS Abruzzo e Molise (Izsam)
Obiettivi principali:
• Aggiornare le conoscenze sulla sopravvivenza del virus della Psa nei prodotti stagionati utilizzando metodiche diagnostiche moderne.
• Studiare la persistenza del virus in salumi contaminati artificialmente.
• Valutare la presenza del virus in prodotti ottenuti da suini infettati sperimentalmente.
• Verificare l’efficacia dell’High pressure processing (Hpp o pascalizzazione) nell’inattivazione del virus.
• Sviluppare modelli di tracciabilità e certificazione a supporto dell’export dei salumi italiani.
I prodotti sotto esame:
Tra i prodotti selezionati figurano sei tipologie rappresentative dell’export nazionale:
• Salame Milano
• Spianata
• Salame Napoli
• Salame Cacciatore
• Salame Felino
Perché è importante?
La Psa non rappresenta un rischio per l’uomo, ma può avere conseguenze economiche molto rilevanti per la filiera suinicola e per il commercio internazionale dei prodotti a base di carne suina. Il progetto mira a fornire dati scientifici utili per dimostrare la sicurezza dei salumi italiani e favorire il riconoscimento di specifiche categorie di prodotti come “safe commodities”, contribuendo al mantenimento dei flussi commerciali verso i Paesi importatori.
Lo sapevi?
Il comparto suinicolo italiano conta circa 8,3 milioni di suini, oltre 106.000 allevamenti, più di 2.000 aziende di trasformazione e genera un fatturato di circa 9 miliardi di euro, di cui circa 2 miliardi legati all’export. Le carni lavorate rappresentano circa il 56% delle esportazioni italiane di carne suina.









