Aumentare la biosicurezza con piani sanitari su misura

Il Crpa, in collaborazione con l’Inrae, ha prodotto una check-list per valutare in modo approfondito i rischi di biosicurezza e i punti di debolezza di ogni allevamento suinicolo in relazione a tre diverse zone: interna, esterna e intermedia

La biosicurezza, ossia l’insieme di procedure di prevenzione dell’introduzione e diffusione di patogeni in allevamento, è uno degli aspetti più complessi ma anche più rilevanti dell’allevamento suinicolo, sia dal punto di vista normativo che da quello ecologico e di benessere animale e, non ultimo, dal punto di vista della sostenibilità economica.

Abbiamo infatti visto proprio in questi mesi, con l’arrivo della Peste suina africana nel nostro Paese, che numerosi allevamenti suinicoli sono stati oggetto di restrizioni da parte dell’Autorità competente, soprattutto quelli biologici e/o all’aperto a causa del maggiore rischio di contatto con i selvatici.

La biosicurezza dipende dall’interazione tra strutture zootecniche, pratiche gestionali e tecniche comportamentali che devono complementarsi vicendevolmente e adattarsi all’ambiente e ai requisiti specifici del singolo allevamento.

È dunque necessario adottare misure diverse a seconda delle diverse situazioni, il che rende difficile comparare tra loro protocolli applicati a contesti d’allevamento diversi, al fine di valutare quale protocollo sia più efficace. Questa comparazione tra allevamenti è ulteriormente complicata dal fatto che i rischi relativi alla biosicurezza variano anche tra le diverse aree di uno stesso allevamento (esterno del perimetro aziendale, esterno delle strutture di stabulazione, interno delle strutture e punti di passaggio tra le diverse aree).

Quantificare il livello di prevenzione

All’interno del progetto “Healthy livestock, tackling antimicrobial resistance through improved livestock health and welfare” , finanziato dal programma europeo per la ricerca Horizon 2020, il Crpa, in collaborazione con l’Inrae (Institut national de recherche pour l’agriculture, l’alimentation et l’environnement), ha prodotto una check-list per valutare in modo approfondito i rischi di biosicurezza negli allevamenti suinicoli. Questa check-list ha anche permesso di identificare i punti di debolezza della biosicurezza di ogni allevamento in relazione a tre diverse zone (Fao, 2022):

1) la zona esterna, ovvero l’area pubblica in cui l’allevamento è inserito, esterna al perimetro aziendale;

2) la zona interna, ovvero i ricoveri zootecnici o aree aziendali di stabulazione in cui sono allevati i suini;

3) la zona intermedia o professionale, in cui circolano mezzi, materiali e personale aziendali.

Oggetto di analisi sono state anche le due interfacce tra zona esterna e zona professionale e tra zona professionale e zona interna. Il sistema di valutazione fornisce un punteggio per ciascuna delle tre zone e delle due interfacce, con uno score totale finale espresso in percentuale.

Questo sistema di valutazione, denominato Beat (BiosEcurity risk Analysis Tool) è stato testato su 40 allevamenti suinicoli italiani e francesi con lo scopo di sviluppare dei piani sanitari aziendali per il miglioramento della biosicurezza, comprensivi di raccomandazioni formulate “su misura” in collaborazione con i veterinari aziendali e di verificarne poi l’effetto sulla salute dei suini.

Il protocollo di lavoro ha previsto anche la misurazione di tredici biomarcatori in modo da poter infine osservare se il miglioramento della biosicurezza fosse correlabile allo stato sanitario, di benessere dei suini e di uso di antimicrobici.

Tra i biomarcatori, è stata effettuata una valutazione clinica di almeno cento capi per categoria di suini (scrofe, lattonzoli, suinetti in post-svezzamento, grassi) per allevamento all’inizio e alla fine del periodo di ingrasso, registrando eventuali sintomi respiratori o gastrointestinali a seguito di una prolungata osservazione da parte di un veterinario.

Inoltre, sono state effettuate le valutazioni delle lesioni interne (polmoni, fegato, pleure e pericardio) ed esterne (cute, coda ed orecchie) sulle carcasse macellate. Infine si è valutata la quantità di antibiotici media consumata per capo all’interno di ogni allevamento, standardizzando le diverse profilassi antibiotiche attraverso una procedura proposta dall’Agenzia europea per i medicinali (Ema, 2015), al fine di poterle riassumere in un unico numero il numero medio annuo di dosi di antimicrobico somministrate per suino in ciascun allevamento.

La raccolta dei dati relativi alla biosicurezza

Su quindici allevamenti italiani da ingrasso, aventi in media 2200 capi, sono state compiute tre visite nell’arco di un anno, circa una ogni sei mesi; durante la prima visita si è svolta l’analisi clinica dei suini ed è stata effettuata la valutazione dei rischi di biosicurezza tramite la compilazione della check-list, che ha anche permesso di individuare i punti deboli, da cui si è partiti per concordare con l’allevatore e i lavoratori un piano sanitario di miglioramento della biosicurezza.

La partecipazione diretta dell’allevatore alla stesura di un piano adattato ai suoi bisogni, con la collaborazione del veterinario aziendale (che risulta spesso essere la figura più affidabile per l’allevatore) e dei lavoratori, è un elemento importante per promuovere l’adozione e facilitare l’applicazione dei piani preventivi.

Rendendo l’allevatore partecipe alla progettazione si facilita il suo coinvolgimento nell’analisi dei rischi e dei problemi legati alla biosicurezza, motivandolo dunque ad applicare le procedure elaborate, e chiedendo il parere dei lavoratori ci si assicura che il piano sia poi concretamente inseribile all’interno del quadro delle operazioni quotidiane di gestione dell’allevamento.

Nella seconda visita si è nuovamente valutato il livello di biosicurezza e si è controllato se e come fossero state applicate le migliorie concordate.

Infine, il piano di miglioramento è stato aggiornato alla luce delle nuove osservazioni.

Durante la terza visita si è fatta una seconda ed ultima analisi clinica dello stato sanitario dei suini, seguita da un’ultima valutazione del livello di biosicurezza raggiunto a distanza di dodici mesi dall’inizio del progetto.

Gli effetti delle pratiche preventive sulla salute degli animali

Nove dei quindici allevamenti considerati hanno migliorato il loro livello di biosicurezza, cinque di essi non hanno evidenziato miglioramenti sostanziali ed un allevamento ha mostrato un peggioramento.

Il miglioramento maggiore si è osservato nella zona intermedia/professionale, dove si è ottenuta una riduzione del rischio di contagio grazie soprattutto alla diminuzione del contatto tra gli effluenti suinicoli e le carcasse di animali morti, alla riduzione della persistenza dei patogeni nelle strutture, ed alla diminuzione della contaminazione con le carcasse del vestiario degli addetti.

Attraverso il metodo statistico di analisi delle componenti principali (Pca), sono stati identificati i parametri che maggiormente determinano la variazione dei livelli di biosicurezza, dividendo gli allevamenti aventi caratteristiche simili in quattro raggruppamenti (clusters).

I clusters

Questi raggruppamenti sono rispettivamente:

- cluster A, allevamenti che hanno subito un miglioramento della biosicurezza solo per quanto riguarda la zona intermedia/professionale, e nei cui suini si è riscontrata una riduzione del 7% della prevalenza di cicatrici polmonari;

- cluster B, allevamenti che hanno subito un miglioramento minimo o quasi nullo della biosicurezza, e nessun cambiamento nei biomarkers;

- cluster C, allevamenti che hanno mostrato un peggioramento della biosicurezza nella zona esterna compensato in parte da un lieve miglioramento della biosicurezza nella zona intermedia/professionale. In questi allevamenti c’è stato un peggioramento delle lesioni polmonari;

- cluster D, allevamenti che hanno aumentato fortemente il livello di biosicurezza, soprattutto nella zona intermedia/professionale, evidenziando anche una riduzione della prevalenza di lesioni e cicatrici polmonari.

Risultati

In generale,i miglioramenti di biosicurezza più significativi si sono ottenuti nella zona intermedia/professionale, a cui spesso viene dedicata minore attenzione rispetto alle porcilaie vere e proprie, ma che trovandosi in prossimità dei suini può essere causa di contaminazioni; inoltre viene percepita spesso come zona interna dell’allevamento, da cui ci si sente di poter passare direttamente in porcilaia senza le accortezze igieniche che si adottano solitamente entrando da fuori.

Anche per quanto riguarda la gestione degli animali morti, che costituiscono il fattore di rischio che più si è ridotto a seguito dell’introduzione di piani sanitari di prevenzione, siamo in presenza di una mancata preoccupazione iniziale da parte dell’allevatore verso i rischi di biosicurezza che provengono dall’interno: dai suoi stessi animali morti o, come prima, dalla sua stessa zona di lavoro.

Il fatto che vi sia stato uno spiccato miglioramento su questi ambiti a seguito dell’intervento di uno specialista esterno suggerisce che la formazione e il confrontarsi con punti di vista esterni siano potenti leve per il miglioramento della biosicurezza in allevamento.

Inoltre, l’utilizzo delle punteggiature polmonari come biomarker di salute durante un piano di miglioramento aziendale di biosicurezza sembra essere indicativo.

Conclusioni

In conclusione, la collaborazione tra gli esperti di biosicurezza e gli allevatori suinicoli durante un piano su misura di implementazione aziendale della biosicurezza si è mostrata efficace nel produrre indicazioni utili ad aumentare concretamente la biosicurezza. I biomarcatori utilizzati hanno effettivamente manifestato la loro potenzialità come indicatori dell’efficacia dei protocolli di biosicurezza in uso.

Esempio di planimetria aziendale; in evidenza le zone di biosicurezza esterna, interna ed intermedia

Arco di disinfezione sul perimetro dell’allevamento per mezzi esterni.

 

Tabella 1 - Valutazione clinica degli animali e punteggi biosicurezza raccolti durante le visite negli allevamenti partecipanti al progetto
"Prima visitaMedia ± (minimo - massimo)" "Terza visitaMedia ± (minimo - massimo)" Livello di significatività p
Punteggi di biosicurezza
Zona rossa esterna (%) 61,0 ± 11,2 (43,7 – 87,5) 60,5 ± 10,2 (47,9 – 87,5) ns
Zona di transizione rosso/arancio (%) 54,2 ± 16,6 (25,0 – 80,2) 54,9 ±17,7 (25,0 – 84,4) ns
Zona arancio intermedia/professionale (%) 56,2 ± 13,3 (35,0 – 85,0) 61,0 ± 14,8 (37,5 – 92,5) 0,012
Zona di transizione arancio /verde (%) 37,6 ± 7,6 (27,6 – 48,7) 38,0 ± 7,7 (27,6 – 48,7) ns
Zona verde (%) 69,6 ± 7,0 (58,3 – 81,5) 69,7 ± 7,5 (58,3 – 81,5) ns
Punteggio totale di biosicurezza (%) 55,7 ± 8,7 (38,7 – 70,9) 56,8 ± 9,4 (39,5 – 77,5) 0,047
Punteggi clinici
Tosse (%)
Suini 30 kg P.V. 1,1 ± 1,7 (0,0 – 6,7) 1,4 ± 1,0 (0,0 – 3,1) ns
Suini 170 kg P.V. 0,7 ± 0,8 (0,1 – 3,1) 0,5 ± 0,5 (0,0 – 1,2) ns
Starnuti (%)
Suini 30 kg P.V. 1,5 ± 1,3 (0,2 – 4,9) 1,0 ± 0,8 (0,0 – 2,7) ns
Suini 170 kg P.V. 1,0 ± 1,1 (0,0 – 3,8) 0,5 ± 0,5 (0,0 – ,4) 0,064
Puneggio feci (1-4)
Suini 30 kg P.V. 1,6 ± 0,4 (1,1 – 2,4) 1,6 ± 0,0 (1,1 – 2,4) ns
Suini 170 kg P.V. 1,0 ± 0,0 (1,0 – 1,1) 1,0 ± 0,0 (1,0 – 1,1) ns
Mortalità (%) 4,8 ± 1,7 (2,7 – 8,8) 4,9 ± 1,5 (2,5 – 7,8) ns
Lesioni a macello
Lesioni organi interni
Punteggio polmonare 0,5 ± 0,3 (0,0 – 1,0) 0,6 ± 0,4 (0,1 – 1,3) ns
Cicatrici polmonari (%) 8,7 ± 5,3 (0,0 – 18,7) 6,6 ± 3,1 (3,1 – 13,6) ns
Punteggio pleure 0,9 ± 0,3 (0,3 – 1,5) 0,7 ± 0,5 (0,2 – 1,5) ns
Punteggio fegato 1,2 ± 0,1 (1,0 – 1,4) 1,3 ± 0,2 (1,1 – 1,6) ns
Pericarditi (%) 7,4 ± 5,6 (0,0 – 16,7) 4,0 ± 3,6 (0,0 – 13,8) ns
Lesioni cutanee
Lesioni orecchie (%) 2,5 ± 2,9 (0,0 – 7,8) 1,0 ± 2,5 (0,0 – 6,7) ns
Lesioni alla coda (%) 6,3 ± 10,0 (0,0 – 27,4) 1,0 ± 1,1 (0,0 – 2,8) ns
Graffi posteriori (%) 16,5 ± 10,9 (3,9 – 40,3) 2,0 ± 1,9 (0,0 – 5,0) 0,027
Graffi anteriori (%) 19,6 ± 15,2 (0,0 – 58,8) 11,7 ± 7,1 (0,2 – 20,4) ns
Uso antimicrobici (DDDvet/PCU) 22,7 ± 11,0 (2,8 – 40,8) 15,2 ± 13,6 (1,1 – 41,2) 0,088
Aumentare la biosicurezza con piani sanitari su misura - Ultima modifica: 2022-10-14T13:21:09+02:00 da K4

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