Che cosa cambia davvero con la nuova Politica agricola comune? E, soprattutto, dove si giocheranno le scelte che contano per la zootecnia italiana? A queste domande ha provato a rispondere l’incontro “Zootecnia e futuro della Pac”, organizzato da Assosuini con l’obiettivo di offrire una riflessione strutturata sul quadro europeo e sul ruolo crescente degli Stati membri. Al confronto hanno preso parte il docente Angelo Frascarelli (Università di Perugia), Elio Martinelli (presidente Assosuini) e Simone Bergamini (Assocom).
Il punto di partenza è chiaro: ogni sette anni l’Unione europea riscrive l’architettura delle proprie politiche, non solo agricole. È una “ripartenza” che coinvolge bilancio e priorità: dalla Pac alla coesione, fino a competitività, politica estera, migrazioni ed Erasmus. E proprio perché il bilancio complessivo è una coperta corta, per l’agricoltura era lecito aspettarsi una stagione difficile.
Budget Pac: timori e conferme
Frascarelli ha ricostruito il passaggio più delicato: la proposta della Commissione del 16 luglio 2025 e le prime analisi che ipotizzavano un taglio del 23% per l’agricoltura. Un’ipotesi pesante, che ha alimentato reazioni e proteste. La Commissione, però, ha contestato la lettura “lineare” dei numeri, spiegando che in questa tornata i conti sono meno immediati e che l’esito dipende anche da scelte degli Stati membri (in uno scenario migliore, il taglio sarebbe potuto scendere verso il -10%, ma restando comunque significativo).

La dinamica politica, nel racconto del professore, è stata determinante: prima l’annuncio del 9 novembre (spostare un 10% dalla politica di coesione alle aree rurali), poi la lettera del 6 gennaio con un impegno ulteriore di 45 miliardi. La conclusione, oggi, è netta: “il taglio della Pac non c’è”. La Pac mantiene risorse paragonabili a quelle attuali; per l’Italia si prospetta un +5% a valori nominali.
Ma c’è un punto che non va perso: l’inflazione. Nel ciclo settennale precedente è stata indicata al 17,7%. Quindi, anche con risorse “stabili” o leggermente crescenti a moneta corrente, il potere d’acquisto reale cala: Frascarelli stima un effetto nell’ordine di circa -13%. In altre parole: la Pac “tiene” politicamente, ma la pressione competitiva sui margini resta.
Perché la Pac ha resistito
Un passaggio rilevante dell’intervento riguarda il contesto strategico. Nel dibattito europeo delle ultime settimane – ha ricordato Frascarelli – si sono imposti temi come dipendenza energetica, tecnologica e militare, con l’avvertimento che l’Ue rischia l’irrilevanza se non investe su questi fronti. In questo quadro, il fatto che l’agricoltura sia riuscita a difendere il proprio budget è stato definito “quasi un miracolo”: non perché l’agricoltura sia marginale, ma perché compete direttamente con priorità considerate “esistenziali” per l’Unione.
Obiettivi Pac: più economia
Sul piano degli indirizzi, Frascarelli ha segnalato uno spostamento dell’asse: dopo le elezioni europee del 2024 l’equilibrio politico è diventato più favorevole a un’impostazione economica. Nella nuova gerarchia degli obiettivi, la componente economica pesa di più: su 7 obiettivi, 4 sono economici, 2 economico-sociali, 1 ambientale. Il messaggio è politico prima che tecnico: l’ambiente non sparisce, ma viene ricollocato dentro una logica di gradualità e – soprattutto – di remunerazione.
Qui entra un concetto-chiave: condizionalità. Molti obblighi ambientali che in passato erano “condizione” per accedere ai pagamenti vengono ripensati: se si chiede all’agricoltore di fare di più per l’ambiente, deve essere pagato. È un cambio di filosofia che interessa direttamente anche la zootecnia, perché riduce l’idea di “adempimento punitivo” e rafforza l’impostazione “premiale”.
Aiuti accoppiati: i suini restano fuori
Tra gli strumenti, la quota di aiuto accoppiato cresce dal 15% al 25%. Tuttavia, è stato ribadito che tabacco, vino e suini non rientrano in questo perimetro: per il settore suinicolo, quindi, il dato non è un vantaggio automatico.

Sul tema, la discussione con Martinelli e Bergamini ha messo a fuoco la sostanza politica della scelta: il suinicolo (come l’avicolo) viene spesso considerato meno “legato alla terra” e più vicino a una zootecnia intensiva; inoltre, storicamente, non c’è mai stato un sostegno accoppiato sui suini. Frascarelli non ha escluso che si possa intervenire (“è una scelta politica”), ma ha anche indicato una strada più praticabile nel breve: lavorare su strumenti di tipo ecoschema.
Un esempio già attivo in Italia è l’ecoschema legato alla riduzione degli antibiotici nei suini. L’idea emersa è che, senza modificare subito il regolamento europeo per inserire i suini nell’accoppiato, si possano costruire misure nazionali (e regionali) che premiano requisiti aggiuntivi: benessere animale, qualità del prodotto, efficienza, riduzione impatti. Bergamini ha spinto in particolare sull’ipotesi di un sostegno collegato a produzioni Dop, dove i disciplinari impongono standard e costi ulteriori: qui la traduzione in schemi premiali e progetti finanziati appare una leva concreta.
Più sussidiarietà, più peso a Regioni e Governo
Il messaggio operativo più forte dell’incontro riguarda il processo decisionale: con la nuova Pac aumenta la sussidiarietà e quindi cresce il peso del livello nazionale. Bruxelles definisce risorse, obiettivi e “cassetta degli attrezzi”; poi, la declinazione concreta passa a Governo e Regioni, attraverso un piano nazionale (richiamato come Piano di partenariato nazionale e regionale). Per la zootecnia, questo significa che l’interlocuzione decisiva non è solo “a Bruxelles”, ma soprattutto nei territori.
Tempistiche: dopo la proposta della Commissione (16 luglio 2025), il dossier passa ai due colegislatori (Consiglio e Parlamento europeo). Se il negoziato procede senza strappi, la chiusura potrebbe arrivare entro il 2026 o nei primi mesi del 2027, per poi entrare nella fase nazionale. Ed è proprio ora – ha insistito Frascarelli – che conviene “scrivere il libro dei sogni”: definire richieste e priorità, perché quando “l’assalto alla diligenza” entra nel vivo, cambiare rotta diventa molto più difficile.
Ambiente: una questione politica (e territoriale)
Sulle norme ambientali e sul tema dell’assimilazione degli allevamenti alle attività industriali (Aia/Ied), l’incontro ha registrato un punto di realismo: non è una partita solo tecnica. Frascarelli ha ricordato che, nell’ultimo passaggio, i bovini sono stati esclusi “all’ultimo minuto” grazie a un forte intervento politico delle organizzazioni agricole; ma ha anche avvertito che, guardando avanti, è più probabile un irrigidimento verso monogastrici e avicoli che non un’uscita dalla logica Ied.
È emerso anche un elemento spesso sottovalutato: il problema italiano non è uniforme. La pressione ambientale della zootecnia si concentra in poche province del Nord, dove si addensano bovini, suini e avicoli. Fare medie nazionali “appiattisce” la realtà; i conflitti regolatori e sociali, invece, esplodono dove la densità produttiva è massima. Per questo la richiesta – avanzata da Bergamini – di ragionare su una normativa “ad hoc” per gli allevamenti (separata dalla logica industriale) è stata ricondotta da Frascarelli alla dimensione corretta: serve politica, come è già avvenuto.
Investimenti: leva su ambiente e benessere animale
Un capitolo pratico riguarda gli investimenti. Frascarelli ha segnalato che, nella prossima programmazione, possono esserci risorse importanti per investimenti in linea con obiettivi ambientali e di benessere animale, con contributi potenzialmente elevati (fino al 60–70% e, in alcuni casi, anche oltre).
La logica è coerente con l’impostazione generale: non finanziare “crescita” intesa come aumento di volumi, ma sviluppo inteso come “produrre tanto, ma meglio”, con ricadute su qualità, sostenibilità e accettabilità sociale.
Conclusione: tre indicazioni per la filiera suinicola
Dalla discussione esce una sintesi operativa:
- risorse Pac difese, ma valore reale sotto pressione: il budget regge, l’inflazione no. Servono strumenti che aumentino efficienza e valore, non solo sostegno “a pioggia”;
- per i suini, la leva più immediata è nazionale/regionale: ecoschemi mirati, progetti su qualità/benessere/antibiotici e misure che valorizzino disciplinari e tracciabilità dove generano costi e standard aggiuntivi;
- la partita si gioca adesso, con regioni e ministero: la Pac sarà “scritta” in larga parte in Italia. Chi vuole incidere deve portare proposte strutturate dove si definiscono priorità e criteri di accesso alle misure.
In sostanza, l’incontro ha chiarito che il futuro della Pac non è solo un dossier europeo: è un processo in cui la filiera suinicola può guadagnare spazio se traduce le proprie esigenze in proposte tecniche e politiche credibili, coerenti con gli obiettivi della nuova programmazione e capaci di reggere il confronto con le altre priorità strategiche dell’Unione.
L’articolo è disponibile per i nostri abbonati sulla Rivista di Suinicoltura n. 3/2026
Sfoglia l’edicola digitale e scopri di più sulle formule di abbonamento alla rivista








