
Nel territorio nazionale la Peste suina africana coinvolge, attualmente, numerose province delle regioni Piemonte, Liguria, Lombardia, Emilia-Romagna, Toscana. Questo territorio, denominato “cluster di infezione nord-occidentale”, comprende la zona iniziale di ingresso del virus in Italia a causa della presenza della malattia nella popolazione di cinghiali; negli anni 2023-2024, alcuni focolai sono avvenuti anche negli allevamenti suinicoli.
Nel corso degli anni, il cluster nord-occidentale è stato interessato da periodici ampliamenti, poiché la malattia si è via via diffusa nel territorio; più recentemente, porzioni di territorio sono stati dichiarati nuovamente liberi dalla malattia, perché è stato dimostrato che il virus non circolava più (nei cinghiali oppure nei suini domestici). Di conseguenza, la definizione delle zone soggette a restrizione è stata aggiornata in numerose occasioni.
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Il ruolo del corridoio fluviale del Ticino
All’interno del cluster nord-occidentale, è incluso il territorio che si estende lungo le sponde del fiume Ticino. A causa del valore ambientale e naturalistico della valle del fiume Ticino, sono state istituite due aree protette nelle province di Novara (Parco naturale della Valle del Ticino) e di Varese, Milano e Pavia (Parco Lombardo della Valle del Ticino).
I due parchi, in realtà, costituiscono un unico e continuo sistema ambientale, che contiene parte del corridoio ecologico del Ticino. Il corridoio del Ticino è costituito da un’ampia area condivisa da regione Piemonte, Lombardia e Canton Ticino, ed è una fondamentale rete di connessione biologica tra le Alpi e gli Appennini, estesa lungo il fiume tra Svizzera e Italia. Sebbene il corridoio fluviale del Ticino si sviluppi in un territorio fortemente antropizzato, esso comprende anche boschi, aree umide, zone agricole e insediamenti, che corrono lungo il fiume stesso. La presenza del cinghiale è stabile nel parco, favorita dall’ abbondanza di cibo e zone di rifugio; come per altri selvatici, sono frequenti gli spostamenti lungo il corridoio del Ticino, nell’asse da nord a sud.
Nella popolazione di cinghiali del Parco del Ticino, la Psa è stata notificata per la prima volta nel 2023, probabilmente in conseguenza dei focolai nel suino domestico in provincia di Pavia. Successivamente l’infezione ha interessato sia il tratto lombardo del fiume che il versante piemontese del Parco. Dopo i ritrovamenti di carcasse positive, il territorio sottoposto a restrizione ha coinvolto numerosi comuni delle province di Milano, Pavia, Lodi, Varese, Alessandria, Asti, Vercelli, Novara.
Strategie di controllo e contenimento
Le misure di controllo della Psa sono state accuratamente predisposte ed attuate; tra queste, la ricerca attiva delle carcasse di cinghiale ha permesso di valutare l’andamento dell’epidemia e bonificare l’ambiente dal virus presente nelle carcasse infette. Le informazioni tratte dal sistema di sorveglianza hanno evidenziato un hotspot epidemico verificatosi tra gennaio e marzo 2025. In particolare, l’analisi dei resti ossei rinvenuti ha consentito di stimare il decesso dell’ultimo cinghiale risultato positivo proprio nel mese di marzo 2025.
Il rafforzamento della barriera rappresentata dalle autostrade che circondano il Parco (A1, lato est, in Lombardia ed Emilia-Romagna; A4, lato nord, tra Milano e Novara; tangenziale ovest di Milano, a cavallo delle 2 autostrade) ha permesso di contenere le movimentazioni di popolazioni di cinghiali potenzialmente infette, dentro e fuori dal Parco. La stretta regolamentazione della caccia e il prelievo del cinghiale mediante tecniche selettive hanno permesso di ridurre la densità di popolazione del cinghiale nelle zone limitrofe alle barriere autostradali rafforzate.
Declassamento delle zone di restrizione
Il mantenimento costante di queste misure nel tempo, soprattutto della ricerca attiva delle carcasse, ha permesso di dimostrare che, dopo il periodo gennaio–marzo 2025, non è stata registrata nessuna ulteriore circolazione virale attiva nel territorio considerato.
Questa evidenza è stata portata all’attenzione della Commissione europea, per richiedere che le zone di restrizione interessate dal sistema di controllo della malattia nel Parco del Ticino venissero declassate. La Commissione ha votato la proposta in data 24 marzo e, considerandola accettabile in accordo con gli Stati membri, ha concesso il declassamento delle Zr per numerosi comuni delle regioni Lombardia, Piemonte ed Emilia-Romagna. In particolare, alcuni comuni, precedentemente elencati in Zr II, vengono ora riclassificati nell’elenco della zona soggetta a restrizione I; altri comuni vengono liberalizzati. Le zone di restrizione sono state revocate nelle province di Milano, Varese, Vercelli, Novara, Lodi, mentre porzioni dei territori delle province di Alessandria, Asti, Pavia, Piacenza sono stati revisionati.
La situazione in Emilia-Romagna
Al tempo stesso, a causa di alcuni casi di positività rinvenuti nel cinghiale nei mesi di febbraio e marzo 2026 in Emilia-Romagna, nella zona di restrizione II ma molto vicino al confine con la zona di restrizione I, entrambe le zone hanno subito un ampliamento. In particolare, è stato disposto un ampliamento della zona soggetta a restrizione 2 nella provincia di Parma a seguito del caso nel Comune di Sala Baganza (Parma); sono state riviste le zone soggette a restrizione nella provincia di Piacenza a seguito di un caso riscontrato nel Comune di Fiorenzuola d’Arda (Piacenza); sono state aggiornate le zone soggette a restrizione nelle province di Reggio Emilia e Modena in conseguenza dei casi nei Comuni di Villa Minozzo (Reggio Emilia) e Frassinoro (Modeba).
Per la consultazione dei dati ufficiali, si rimanda al riferimento normativo emanato: Regolamento di esecuzione Ue 2026/767.
Si segnala tuttavia che il testo del Regolamento contiene alcuni errori materiali, come di seguito riportati:
- nota MinSal 0009750 27/03/2026: il Comune di Mezzana Rabattone (Pv) e di Campospinoso (Pv) sono da considerarsi inclusi in zona soggetta a restrizione I; non deve essere considerato il Comune di Rabattone, in quanto inesistente;
- nota MinSal 0010228 02/04/2026: i Comuni di Cadeo e Pontenure risultano erroneamente inseriti in zona di restrizione I, mentre devono essere ricompresi in zona di restrizione II; il Comune di Calendasco è riportato in entrambe le zone di restrizione, mentre deve essere incluso esclusivamente in zona di restrizione I.
L’articolo è disponibile per i nostri abbonati sulla Rivista di Suinicoltura n. 3/2026
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