Coda lunga, Izsv Legnaro: è un indicatore di benessere

coda lunga
Allevare con la coda integra è un compromesso difficile, ma non impossibile. Il Piano di azione nazionale mira alla prevenzione del mozzamento della coda
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Guido Di Martino.

Ci sono svariati motivi per cui i suini in allevamento sviluppano stress e aggressività. Ma non sono queste situazioni di malessere animale a causare la morsicatura della coda. L’ha detto Guido Di Martino, veterinario del’Izsv (Istituto zooprofilattico sperimentale delle Venezie) - Laboratorio sorveglianza epidemiologica, legislazione veterinaria e benessere animale di Legnaro (Padova), nel corso di un incontro tecnico-formativo con i suinicoltori veneti, tenutosi a Paese (Treviso) con l’organizzazione dell’Arav (Associazione regionale allevatori del Veneto).

Un tema caldo, quello della caudectomia, anche in seguito all’approvazione del Piano nazionale per la riduzione del taglio delle code, avviato nel 2018 dal ministero della Salute e che si protrarrà per tutto il 2019 e il 2020.

Alcune evidenze sperimentali

Le evidenze comportamentali e sperimentali, secondo Di Martino, indicano che il suino morsica la coda dei componenti del suo gruppo, non perché è particolarmente aggressivo o stressato, ma perché si annoia e vive una situazione di frustrazione. Inoltre, non è l’ingrasso (anche nel suino pesante) il momento della crescita dell’animale in cui si manifesta principalmente questo comportamento dannoso, ma è lo svezzamento a rappresentare la fase più critica. In seguito a queste considerazioni, dunque, assume una rilevanza fondamentale l’adeguatezza dell’arricchimento e dei materiali manipolabili, che non sono tutti uguali, inseriti nei box d’allevamento. Il materiale, innanzitutto, deve creare interessante negli animali e occupare loro il tempo in maniera molto simile a quello che succede in natura dove il suino, come il cinghiale, grufola costantemente per soddisfare il suo bisogno di scavare, odorare e distruggere. Secondo l’Efsa, perciò, il materiale di arricchimento deve essere: edibile, odoroso, masticabile e distruttibile.

I materiali migliori sono rappresentati dalle corde, i pezzi di legno e dalla paglia.

Le corde, però, hanno dimostrato un consumo rapidissimo (24 ore di autonomia con un contatto a terra garantito per poche ore). Tra l’altro, considerando un utilizzo di 2m di corda in box da 40 suini con una durata di 48 ore, si evince un costo/ciclo/capo pari a 4 euro.

Il legno dovrebbe essere morbido (pioppo o salice), tagliato di fresco e sostituito di frequente. Meglio se sospeso al livello del grugno.

L’ideale utilizzo della paglia sarebbe quello di distribuirla come lettiera. Ma ciò, nei moderni allevamenti, non è possibile. Allora, si è provato con successo a inserire nei box delle rastrelliere (dispenser) di distribuzione riempite con la paglia (a culmo lungo e non polverosa) che il suino prova a estrarre e a mangiare.

Secondo le sperimentazioni dell’Izsv, questo intervento aumenta i comportamenti esplorativi, riduce l’aptoglobina sierica, il rischio di morsicatura di code e orecchie, non ostacola il deflusso del liquame dai pavimenti fessurati e riduce (come effetto collaterale), del 70%, le ulcere gastriche. Di converso, la presenza della coda non ha alcun effetto su parametri fisiologici, accrescimenti e qualità delle carcasse. Alla fine della fase di svezzamento si è verificato un episodio di morsicatura (il soggetto morsicatore è stato isolato). All’ingrasso, gli animali con coda integra hanno mostrato un maggiore livello di lesioni non gravi alle code e una diminuzione del “belly-nosing” (comportamento anomalo dato dalla percussione col grugno dell’addome dei conspecifici).

Il consumo giornaliero di paglia per capo, utilizzando correttamente i dispenser, è di circa 100-300 g dal quale risulta un costo/ciclo/capo pari a 0,10 euro. Rispetto agli arricchimenti precedenti, l’uso della paglia richiede tempo, ma ha una gestione più facile. Inoltre, però, bisogna considerare il costo iniziale della rastrelliera e quello relativo alla necessaria formazione del personale.

Coda lunga indicatore di benessere

La coda lunga è un sensibile indicatore di benessere e, quindi, di un livello di allevamento di qualità superiore, ha poi spiegato Di Martino. Allevare con coda lunga è un compromesso difficile, ma non impossibile senza dimenticare, tra l’altro, che la mutilazione induce un dolore acuto e cronico (a motivo dei neuromi rilevati attorno al punto di taglio) che crea malessere all’animale durante tutto il corso della sua vita. Dunque, è importante che l’allevatore rispetti adeguatamente tutte le norme stabilite e consigliate per il benessere: i livelli di rumore; i livelli di luminosità (40 Lux per 8h); l’allevamento in gruppo evitando troppi pareggiamenti; uno svezzamento di durata non inferiore ai 21 giorni (meglio se 28); la disponibilità continua di acqua fresca; il rispetto delle densità di animali per ogni singolo box e nelle diverse fasi di sviluppo; la corretta aerazione dei locali; l’allestimento delle infermerie e la adeguata formazione del personale.

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Valutazione dei rischi

E proprio la non adeguata competenza degli operatori, secondo l’esperienza di Di Martino, è il rischio principale legato al verificarsi dei fenomeni delle morsicature. Spesso, infatti, non c’è una sufficiente precisione nella gestione delle varie fasi dell’allevamento; si utilizza poco la tecnologia che, oggi, mette a disposizione strumenti di controllo in tempo reale, poco costosi, utili ed efficaci; non si raccolgono e archiviano le informazioni. In questo modo, con una scarsa osservazione e rilevazione di quello che succede in allevamento, non si riesce a conoscere bene i propri animali, i loro comportamenti ed esigenze e a intervenire tempestivamente in caso dell’insorgere di qualche problema.

Altri fattori rischio sono: uno stato sanitario scadente; le carenze alimentari (sodio <0,17%); una forte competizione per il cibo, con ritardi nelle somministrazioni; gli stress da caldo e da freddo e un’eccessiva velocità dell’aria (deve essere >0,5m/s) nei capannoni; una scadente qualità dell’aria (che deve avere un contenuto di ammoniaca inferiore alle 25ppm); l’adozione di alcune linee genetiche portatrici di aggressività.

Al momento del manifestarsi degli episodi di morsicatura ci possono essere dei relativi fattori di rischio di diffusione del fenomeno se: non c’è un’adeguata competenza degli operatori; la mancanza di infermerie; il mancato/ritardato allontanamento del morsicatore; la mancata medicazione delle lesioni; il mancato allontanamento dei morsicati gravi e la mancata identificazione del fattore scatenante.


IL PIANO DI AZIONE TRIENNALE

In seguito all’audit comunitario effettuato in Italia nel novembre 2017, gli ispettori hanno messo in luce come gli allevatori della Penisola non avessero ancora effettuato l’autovalutazione obbligatoria del rischio di morsicatura delle code e, sulla base dei risultati, l’eventuale attuazione di modifiche strutturali e gestionali (coma da Raccomandazione 336/2016). Inoltre, secondo l’Audit, esiste una situazione nella quale vengono accettati certificati “a pioggia” (per consentire il taglio routinario delle code) e non sono applicate tutte le misure atte a evitare le morsicature e i comportamenti anomali (riduzione delle densità, arricchimenti ambientali…). In generale, è stato segnalato come, in Italia, non sia stato compreso che la problematica non è legata unicamente alla caudectomia routinaria, ma alle condizioni carenti del Piano di valutazione strutturale e gestionale di allevamento dei suini.

La risposta a queste osservazioni è contenuta nel Piano di azione triennale nazionale per il miglioramento dell’applicazione del D.les. 122/2011. L’obiettivo è quello di portare il settore suinicolo nella direzione giusta verso la prevenzione del mozzamento della coda. Perciò, nel 2018 è stato attivato un Tavolo di lavoro e una fase di autovalutazione destinata al settore produttivo (allevatore con supporto tecnico del veterinario aziendale) che dovrebbe concludersi al 31 dicembre.

A partire dal gennaio 2019, tutti gli allevamenti dovranno aver messo in atto le idonee misure correttive e aver raggiunto almeno il livello definito come “migliorabile” dal Manuale di autovalutazione e provare a introdurre, in allevamento, piccoli gruppi di suini a code integre. In caso di morsicatura, sarà necessario migliorare uno o più fattori. Se permane la necessità del taglio, bisognerà informare i servizi veterinari che valuteranno la sussistenza delle condizioni.

Nel 2020, ci sarà la raccolta dei dati relativi alla prevalenza delle morsicature della coda e sulla percentuale dei suini che hanno subito la caudectomia. Infine, dovrà essere riscontrato un ampliamento del numero di allevamenti/gruppi di suinetti con coda integra.


Leggi l’articolo completo pubblicato sulla Rivista di Suinicoltura n. 11/2018

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