Lo spazio vitale influenza accrescimento e resa

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Secondo quanto riportato da Paolo Rossi del Crpa, è conveniente attribuire una superficie di 1 m2/capo per i suini da ingrasso. Superfici minori avrebbero effetti negativi sulle performance e allungherebbero i tempi di finissaggio

È ormai scientificamente dimostrato che benessere animale e performance produttive dei suini sono due aspetti strettamente correlati tra di loro. Ma per capire in quale modo il primo abbia ricadute sulle seconde, vanno indagati alcuni aspetti, a cominciare dall’ambiente e dallo spazio vitale.

Sul tema abbiamo intervistato il responsabile dell’Ufficio edilizia del Crpa, Paolo Rossi, che ci ha illustrato gli aspetti più rilevanti da considerare quando si tratta di realizzare, ristrutturare, modificare o innovare un ricovero per suini, che abbia come esigenza principale quella di rispettare e promuovere il benessere animale.

«Giusto per inquadrare il tema – afferma Rossi – possiamo ricordare la definizione di benessere animale data da Hughes nel lontano 1976: “stato di completa salute mentale e fisica nel quale l’animale è in armonia col proprio ambiente”. Posto al centro delle politiche comunitarie, come ormai sappiamo, l’argomento è considerato un elemento fondamentale per la tutela dei consumatori e per il miglioramento della sanità animale, della qualità dei prodotti e della redditività delle imprese zootecniche. Per tutti questi motivi il benessere animale diventa un tema decisivo anche per mirare alla riduzione dell’impiego di antibiotici in allevamento, argomento oggi molto dibattuto. L’argomento benessere animale richiede un approccio consapevole e pragmatico, basato sulle conoscenze scientifiche e tecnico-economiche. Esso dipende essenzialmente da due aspetti: le strutture d’allevamento e la conduzione ovvero il management aziendale, posto che l’alimentazione sia adeguata al tipo di suino allevato».

L’ambiente di allevamento

L’ambiente d’allevamento si conferma dunque uno degli aspetti di maggior rilevanza per il benessere e la salute degli animali. «Se l’ambiente è ottimale – illustra Rossi -, l’animale è in grado di esplicare al meglio le proprie potenzialità produttive, consentendo la massimizzazione dei risultati economici dell’allevamento. Inoltre, le problematiche sanitarie saranno minimizzate. Portiamo solo tre semplici esempi. Anzitutto, la salute di arti e piedi è fortemente condizionata dal tipo di pavimento e, nel caso del pavimento fessurato, dalla dimensione di fessure e travetti in rapporto alla dimensione degli unghielli. In secondo luogo, una buona igiene del box permette di ridurre il contatto dei suini con le deiezioni, ottenendo così un miglioramento dello stato sanitario, soprattutto rispetto alle malattie enteriche. Terzo, ma non meno importante, un’adeguata ventilazione del ricovero è fondamentale per mantenere una buona qualità dell’aria e, quindi, per limitare le malattie respiratorie».

Le norme europee sul benessere animale

Proprio l’ambiente d’allevamento è anche il tema su cui si concentrano maggiormente le attenzioni delle norme europee sul benessere animale. «Ricordiamo a questo proposito – aggiunge Rossi - che in tema di benessere animale si sono espresse la direttiva 2008/120/Ce (che stabilisce le norme minime per la protezione dei suini, versione codificata, attuata con D.lgs. n. 122/2011), la Circolare del ministero della Salute del 12/12/2012 relativa agli ambiti interpretativi della direttiva 2008/120/Ce e la Direttiva 98/58/Ce riguardante la protezione degli animali negli allevamenti (attuata con D.lgs. n. 146/2001)».

La normativa benessere per suinetti e suini da ingrasso si occupa di aspetti chiave ben precisi. Li cita il ricercatore del Crpa: «Si tratta delle superfici di stabulazione nei box collettivi, dei requisiti dei pavimenti fessurati di calcestruzzo armato (con le tolleranze indicate dalla Norma UNI EN 12737), della disponibilità di acqua e alimento e della presenza di materiali manipolabili».

Ma andiamo con ordine e vediamo quali sono le principali innovazioni organizzative e tecniche adottate dagli allevatori negli ultimi anni.

La ventilazione

«Nel caso del settore dell’ingrasso – spiega Rossi - un capitolo fondamentale da considerare è quello relativo alla ventilazione, con sempre maggiore ricorso alla ventilazione artificiale o a quella naturale a controllo automatico. A livello costruttivo oggi si cerca di privilegiare le strutture semplici ovvero quelle a telaio con travi e pilastri, perché consentono una maggiore libertà nelle aperture di ventilazione. Conferire la giusta importanza al sistema di ventilazione naturale è determinante e vale per tutti gli stadi produttivi o di accrescimento dell’animale, dalla gestazione all’ingrasso. Proprio la ventilazione naturale, infatti, permette di abbassare i costi di costruzione e di impianto, nonché quelli relativi al consumo energetico. Tuttavia, in zone come le nostre ovvero in Emilia Romagna, dove i tassi di umidità e le temperature raggiungono livelli molto elevati nei mesi estivi, può essere necessario un aiuto esterno. Come? Con sistemi di ventilazione a pale in grado di muovere l’aria anche in assenza di vento o con sistemi che sfruttando l’acqua (le cosiddette “docce” e i sistemi evaporativi in corrente d’aria)».

Gli impianti automatici per l’alimentazione

Altre innovazioni recentemente inserite nel settore dell’ingrasso riguardano gli impianti automatici per la preparazione e la distribuzione dell’alimento. «Nei reparti d’ingrasso – specifica Rossi - è molto diffusa l’alimentazione liquida, con utilizzo del truogolo, a cui deve poter accedere ogni suino. Negli impianti con distribuzione ad libitum abbiamo il truogolo corto, di circa un metro e mezzo di lunghezza, dove la broda viene preparata costantemente grazie a un sensore di presenza dell’alimento che segnala alla centralina quando il truogolo è vuoto e quindi deve essere ricaricato in modo automatico. Questa soluzione presenta tuttavia un difetto: i suini restano spesso coricati nella zona di riposo e l’allevatore non può osservarli in piedi o in moto (come invece accade con l’alimentazione a pasti) e dunque ha maggiori difficoltà ad accorgersi di eventuali problematiche sanitarie. Altrimenti, esiste la possibilità di alimentare gli animali con “mangia e bevi”, per cui il pasto viene proposto in mangiatoie monoposto con un dispensatore che può far cadere la parte secca di mangime dentro l’acqua trasformando l’alimento in zuppa».

Ricoveri suddivisi in sale

Un terzo elemento da considerare nel settore di ingrasso è il vuoto sanitario, ovvero la realizzazione di ricoveri suddivisi in sale. «Nelle nuove strutture – precisa Rossi – si cerca sempre di prevedere una divisione in sale per fare il tutto pieno/tutto vuoto. In porcilaie vecchie o datate è difficile se non impossibile avere un momento di vuoto sanitario preceduto dalla disinfezione degli ambienti. Avere il vuoto consente di abbattere in modo drastico la carica batterica che normalmente riesce a resistere alle normali procedure di pulizia e disinfezione. In altre parole, è l’unico modo per avere una sala quasi asettica nella quale ripartire con un nuovo ciclo. Se nelle sale parto e in quelle di svezzamento questo metodo è sempre utilizzato, nelle porcilaie da ingrasso esso non è molto diffuso. Nelle porcilaie di nuova realizzazione questo deve essere un must, mentre per quelle vecchie l’auspicio è che si realizzi nell’ambito di una ristrutturazione».

Effetti dello spazio vitale sulla produttività

Il box da ingrasso è sempre collettivo; gli aspetti principali sono la superficie utile per capo, la numerosità del gruppo, il tipo di somministrazione dell’alimento, il fronte unitario alla mangiatoia e la tipologia di box (tipo di pavimento e presenza o meno di lettiera). «Le superfici minime per suinetti e suini all’ingrasso allevati in gruppo – precisa Rossi – prevedono, fino a 10 kg di peso vivo (pv) 0,15 m2/capo, da 10 a 20 kg pv 0,2 m2/capo, da 20 a 30 kg pv 0,3 m2/capo, da 30 a 50 kg pv 0,4 m2/capo, da 50 a 85 kg pv 0,55 m2/capo, da 85 a 110 kg pv 0,65 m2/capo e oltre 110 kg pv 1 m2/capo».

Negli ultimi trent’anni, molte ricerche hanno indagato gli effetti che lo spazio vitale ha sulla produttività dei suini all’ingrasso (con particolare riferimento ai suini leggeri da macelleria). «Il punto di partenza – afferma Rossi - sono le relazioni allometriche di Baxter (1984, 1990) fra la massa corporea (m) e la superficie utile disponibile (S), secondo la nota formula: S=k*m0.67. è emerso che, per massimizzare le performance di suini portati fino a 135 kg, è conveniente attribuire una superficie di 1 m2/capo. Superfici maggiori non darebbero benefici, mentre superfici minori avrebbero effetti negativi sulle performance e allungherebbero i tempi di finissaggio. Molte esperienze hanno evidenziato come la riduzione delle superfici utili di stabulazione comporti un aumento dei comportamenti anomali e delle aggressioni, che possono incrementare la spesa energetica dell’animale, riducendo accrescimento e resa alimentare».

Conclude Rossi: «Le evidenze sperimentali permettono di affermare che una riduzione dello spazio vitale comporta una riduzione dell’Img (incremento medio giornaliero), ma ciò è particolarmente evidente al di sotto di una certa soglia. Con riferimento a suini di 100-110 kg, tale soglia è pari a 0,75-0,8 m2/capo (+15-23% rispetto a quella minima fissata dalla normativa benessere), valore al di sotto del quale la disponibilità di superficie inizia a deprimere la produttività dei suini».

 

Le foto sono del Crpa.

 

Leggi l’articolo sulla Rivista di Suinicoltura n. 12/2016

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