Prodotti animal friendly con il Go Responsible Ham

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Il gruppo operativo per l’innovazione Responsible Ham attivato dal Crpa nell’ambito del Psr dell’Emilia-Romagna è dedicato alla “Diversificazione di prodotti trasformati basata su elevati standard di benessere animale negli allevamenti suinicoli”. Obiettivo: rendere il comparto più competitivo

Negli ultimi anni si sta assistendo alla nascita di un numero consistente di disciplinari di produzione che prevedono elevati standard di benessere animale, per andare incontro alle richieste di un’ampia fascia di cittadini europei che reclamano maggiore benessere per gli animali da reddito e di consumatori che ambiscono a una maggiore offerta di prodotti di origine animale ottenuti nel rispetto del benessere animale. Sempre di più, infatti, la normativa europea viene considerata come standard minimo, da integrare con iniziative private.

Per dare alla suinicoltura italiana un fattore di competitività, nell’ambito del Psr dell’Emilia-Romagna è stato attivato il gruppo operativo per l’innovazione Responsible Ham (http://responsibleham.crpa.it), che si propone di identificare, sviluppare e promuovere un’innovazione di processo per ottenere prodotti trasformati “animal friendly”. Le innovazioni adottate in allevamento garantiranno ai suini di esprimere maggiormente i normali comportamenti specie-specifici, migliorando le performance riproduttive e produttive e riducendo i costi di produzione. Al termine del progetto, ai produttori sarà garantito l’accesso a un disciplinare di allevamento validato e testato.

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Il Qr Code del sito di progetto.

Fanno parte del gruppo operativo le aziende agricole Campo Bò e Quercia Rossa coadiuvate da Fondazione Crpa Studi ricerche, in collaborazione con Dipartimento Dimevet dell’Università di Milano, Crpa spa, il prosciuttificio Capanna e il salumificio Gualerzi spa.

Di seguito, vengono approfonditi alcuni degli aspetti principali da considerare all’interno di un disciplinare che preveda un maggior rispetto del benessere animale. In particolare si tratteranno i seguenti argomenti:

- sistemi di stabulazione più attenti alle esigenze fisiologiche e comportamentali degli animali;

- superfici di stabulazione superiori a quelle previste dalle attuali normative;

- castrazione dei suini maschi con somministrazione di analgesici e anestetici o mediante immunocastrazione;

- idonei materiali di arricchimento in relazione alla categoria suina e alla tipologia di stabulazione;

- adeguato controllo del microclima e dei parametri ambientali all’interno delle porcilaie.

Sistemi di stabulazione

Le tipologie di stabulazione che prevedono una porzione consistente di pavimento pieno sono sicuramente da preferire rispetto ad altre soluzioni, benché la presenza di una parte piena debba essere correttamente progettata, realizzata e gestita affinché non venga peggiorato lo stato igienico di box e animali.

L’aggiunta di una lettiera possibilmente in paglia migliora ulteriormente il benessere degli animali, in particolare durante il periodo invernale. Nel caso di box con area di riposo a lettiera permanente, la zona di alimentazione deve essere sopraelevata per garantire accessibilità e pulizia. Questa può essere collegata alla zona a lettiera mediante una rampa con pendenza del 20÷25% o mediante due o tre gradoni con alzata di 0,15÷0,2 m. Nel caso di box a lettiera inclinata la pendenza del pavimento deve essere pari al 6-8% verso una corsia di raccolta e asportazione delle deiezioni non accessibile agli animali. L’inclinazione del pavimento e l’azione di calpestamento degli animali convogliano la lettiera nella corsia di asportazione.

Nonostante la normativa vigente consenta l’utilizzo di gabbie durante l’allattamento e fino a 4 settimane dopo la fecondazione, per garantire un migliore benessere della scrofa i disciplinari spesso richiedono soluzioni che non prevedono o limitino ulteriormente nel tempo il confinamento della femmina.

Nel caso di scrofe allattanti o gestanti in gabbia, gli elementi di contenimento hanno una notevole importanza nel condizionare il benessere dell’animale. La larghezza ottimale è di 0,6÷0,65 m con la barra inferiore del battifianco più esterna di 50÷100 mm, in modo da facilitare il decubito laterale della scrofa. È difficile stabilire quale sia la lunghezza ottimale della gabbia, in quanto deve dimensionata in base al tipo genetico delle scrofe ospitate. Gli animali devono potersi coricare agevolmente senza che la mangiatoia o le barre posteriori glielo impediscano. A una scrofa di dimensioni medie deve essere garantita una lunghezza libera di almeno 1,8 m.

Spesso i disciplinari si occupano anche di specifiche indicazioni per la zona nido destinata ai suinetti sottoscrofa in modo da garantire loro una efficace zona di riposo protetta e termicamente confortevole. Le caratteristiche ottimali di un nido sono:

- pavimento continuo termicamente confortevole (pannelli di fibrocemento o di altro materiale termoisolante, pannelli riscaldanti, calcestruzzo o gomma);

- riscaldamento localizzato;

- tamponamento laterale cieco;

- cancelli o paratie inseribili a ghigliottina per isolare temporaneamente i suinetti dalla madre;

- superficie sufficiente a ospitare tutti i suinetti in decubito (almeno 0,07 m2 per suinetto fino a 4 settimane).

Superfici di stabulazione

Il benessere dei suini è pregiudicato da forti restrizioni di spazio. È importante, come prima cosa, garantire che lo spazio a disposizione degli animali sia effettivamente utilizzabile; per questo la superficie del box deve essere calcolata, comprendendo l’eventuale defecatoio esterno pavimentato e provvisto di tettoia ed escludendo le zone occupate da truogoli e/o mangiatoie.

Inoltre, per aumentare il benessere è possibile aumentare la superficie libera minima a disposizione di ciascun capo. Per esempio, secondo l’Efsa per i suini da post-svezzamento e ingrasso l’aumento deve essere superiore rispetto ai minimi di legge di +53% per un suino di 30 kg e di +47% per un suino di 160 kg con una temperatura ambientale superiore ai 25°C.

Con analgesici/anestetici o immunocastrazione

La normativa vigente permette la castrazione di suini di sesso maschile entro i 7 giorni di vita dell’animale, ma per garantire un maggiore benessere la castrazione chirurgica andrebbe effettuata unicamente sotto anestesia e con somministrazione prolungata di analgesici.

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Intervento di immunocastrazione.

L’anestetico, sia generale sia locale, interviene sul dolore al momento dell’intervento, mentre l’analgesico riduce il dolore post-operatorio. Per quanto riguarda l’anestesia, al momento della castrazione, si può utilizzare un anestetico locale somministrato per via sottocutanea, intratesticolare o intrainfundibolare; per l’analgesia si utilizzano prevalentemente antinfiammatori non steroidei (Fans) somministrati per via sottocutanea o intramuscolare 20-30 minuti prima dell’intervento e ripetuti nelle ore successive.

Una possibile alternativa alla castrazione chirurgica è l’immunocastrazione mediante l’utilizzo di un farmaco che provoca la soppressione della produzione di ormoni sessuali, eliminando così la necessità della rimozione chirurgica dei testicoli. Il meccanismo d’azione sfrutta la produzione di anticorpi nei confronti del fattore di rilascio del GnRH (GnRF), sopprimendo il rilascio degli ormoni luteinizzante e follicolostimolante con conseguente mancata produzione degli steroidi testicolari. L’immunocastrazione viene applicata con successo nel suino “leggero” mediante un piano vaccinale che prevede due interventi. Nel suino “pesante” è necessaria almeno un terzo intervento per garantire un’adeguata copertura tra la seconda vaccinazione e la macellazione. Il vantaggio di questa tecnica è la totale eliminazione dell’intervento chirurgico con effetti positivi sull’animale e sull’immagine del prodotto. Di contro, però, nei suini sottoposti a immunocastrazione e macellati a età avanzate è possibile osservare un aumento dei comportamenti aggressivi e delle carcasse scartate in fase di macellazione.

Materiali di arricchimento

La paglia distribuita sul pavimento del box in grande quantità è la soluzione da preferire in quanto stimola il comportamento esplorativo, riducendo l’incidenza di comportamenti in grado di ridurre il benessere animale. Se non è possibile prevedere la lettiera, la paglia può essere presentata al suino in modeste quantità, distribuita direttamente sul pavimento o in rastrelliere/dosatori, oppure compressa in blocchi o grossi pellets. In ogni caso la paglia deve essere fresca, preferibilmente trinciata, pulita, priva di muffe e/o odori sgradevoli e aggiunta frequentemente.

Nel caso in cui la paglia non possa essere usata in alcun modo, è necessario ricorrere a soluzioni differenti, ricordando però che l’utilizzo di oggetti è notevolmente controverso. Gli oggetti sospesi sono più interessanti in quanto, se presentati a livello della testa del suino, ne richiamano l’attenzione. Inoltre, vengono preferiti agli oggetti a terra che si contaminano velocemente con materiale fecale. Il legno risulta interessante per i suini se è fresco, morbido e posizionato orizzontalmente a un’altezza inferiore a quella del grugno. Questo materiale va sostituito a intervalli regolari, anche se non è completamente consumato, in modo da garantire una costante disponibilità di materiale fresco e in condizioni adeguate.

Le corde e i tessuti in fibra naturale, come canapa, agave o iuta, sono un materiale interessante per i suinetti e le scrofe in box parto che è un ambiente difficilmente arricchibile. Questi materiali possono essere utilizzati efficacemente anche per altre categorie di suini e, in particolare, per quelli in post-svezzamento.

Controllo del microclima e dei parametri ambientali

La normativa vigente prevede che la circolazione dell’aria, la quantità di polvere, la temperatura, l’umidità relativa dell’aria e le concentrazioni di gas debbano essere mantenute entro limiti non dannosi per gli animali, senza però fornire specifiche tecniche.

I valori ottimali di temperatura ambientale variano in base all’età dei suini e alla tipologia di stabulazione. Le richieste termiche degli animali più giovani sono notevolmente più elevate rispetto agli animali adulti, nei quali, invece, è necessario adottate misure per facilitare la perdita di calore corporeo. La tipologia di pavimentazione e la stabulazione individuale o in gruppo sono altri fattori che determinano la capacità di termoregolazione del suino.

Per questa ragione esistono tabelle dettagliate relative alla temperatura ambientale consigliata all’interno delle porcilaie suddivise per età dei suini e tipologie di stabulazione. Lo stesso vale per gli altri parametri microclimatici, ossia l’umidità relativa e la velocità dell’aria.

Per i gas nocivi e la polverosità ambientale si considerano le concentrazioni massime ammesse per l’uomo. Nella seguente tabella si riportano le concentrazioni massime ammesse per i 3 principali gas nocivi presenti nei ricoveri zootecnici.

Le concentrazioni di polvere possono variare a seconda della pericolosità delle sostanze veicolate. Generalmente vengono indicati come limiti medi 10 mg/m3 per la polvere totale e 5 mg/m3 per quella respirabile, per una permanenza di 8 ore nell’ambiente considerato. Anche in questo caso le concentrazioni massime ammesse possono essere mutuate da quanto suggerito per l’uomo, ricordando però che la permanenza del suino nell’ambiente è costante nelle 24 ore.

 

Gas nocivi nei ricoveri zootecnici: concentrazioni massime ammesse

Tempo di esposizione

Ammoniaca

(ppm)

Biossido

di carbonio

(ppm)

Acido solfidrico

(ppm)

Prolungato

10 2.500 2,5

Breve

25 5.000

10

 

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Il logo del progetto.

 

 

 

Divulgazione a cura di Centro ricerche produzioni animali – Crpa spa. - Autorità di Gestione: Direzione Agricoltura, caccia e pesca della Regione Emilia-Romagna.

Iniziativa realizzata nell’ambito del Programma regionale di sviluppo rurale 2014-2020 – Tipo di operazione 16.1.01 – Gruppi operativi del partenariato europeo per l’innovazione: Produttività e sostenibilità per l’agricoltura - Focus Area 2 – Progetto “Diversificazione di prodotti trasformati basata su elevati standard di benessere animale negli allevamenti suinicoli” Responsible Ham.

 

1Fondazione Crpa Studi ricerche di Reggio Emilia.

2Centro Ricerche Produzioni Animali – Crpa spa di Reggio Emilia.

3Università di Milano.

 

Leggi l’articolo sulla Rivista di Suinicoltura n. 12/2017

L’Edicola della Rivista di Suinicoltura

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