In lattazione additivi per appetito e intestino

I suinetti devono apprezzare il mangime sottoscrofa.
Migliorano la salute dei suinetti. Aumentano l’ingestione prima dello svezzamento e l’incremento di peso nelle prime due settimane di post-svezzamento. Recenti studi hanno individuato quelli più utili

Da tempo è riconosciuto importante, per la produttività in allevamento, il concetto di salute intestinale. Buona parte del fabbisogno energetico di mantenimento è dovuta alla funzionalità del tratto gastrointestinale. Questo è anche un grande organo endocrino del corpo. Risulta quindi evidente che allontanandosi dallo stato di salute ottimale di questo organo si abbia un sostanziale impatto sul dispendio energetico e sulle prestazioni produttive degli animali.

Il mantenere la salute intestinale attraverso l’intervento farmacologico quando risulti necessario è pratica comune negli allevamenti. Al contrario, l’importanza dell’alimentazione, per promuovere il buon funzionamento e la salute del tratto gastrointestinale, non è sempre ben compresa. La formulazione di diete per promuovere la salute dell’intestino passa anche dall’impiego di additivi che manifestano questa capacità. Ciò è particolarmente importante ora che l’impiego di antibiotici è fortemente limitato.

In particolare nella fase del suinetto allo svezzamento non bisogna lesinare nella formulazione delle razioni alimentari. Gli animali in questa fase vanno incontro a uno stress importante. Anche lo svezzamento classico a 28 giorni, e ancor di più se anticipato a 21, determina uno stato di stress. La lattazione naturale si prolungherebbe per un periodo decisamente maggiore, quindi lo svezzamento in allevamento risulta anticipato considerando lo sviluppo dell’apparato digerente a quell’età. Passando dal latte all’amido dei mangimi, con l’apparato digerente non ancora pronto, i villi intestinali tendono ad atrofizzarsi. Questo è dovuto a carenze nutrizionali legate alla insufficiente ingestione e alle difficoltà digestive. Per raggiungere i livelli di energia ingerita che si avevano a fine lattazione dovranno passare due o tre settimane ed è proprio in questa fase che si avranno condizioni favorevoli all’insorgenza di patologie enteriche soprattutto nei suinetti che hanno subito le maggiori carenze nutritive quindi con la mucosa intestinale meno sviluppata.

Mangimi ai lattonzoli

L’importanza del consumo dei mangimi durante la lattazione e immediatamente dopo lo svezzamento è accertata. Ma da recenti studi condotti presso il Prairie Swine Centre canadese, è emerso che molti suinetti non consumano il mangime né sottoscrofa né subito dopo lo svezzamento. Spesso il 40-50% dei suinetti non consumano mangimi sottoscrofa in lattazione e circa il 20% non consuma il mangime nelle prime 48 ore dopo lo svezzamento. Le cause possono essere diverse: tipo di mangime, sovraffollamento, tipo di mangiatoie, accesso alle mangiatoie, o altro. Gli allevatori dovrebbero osservare e identificare le cause e quindi migliorare il problema. Nel caso di cambio di mangime o di management, gli allevatori devono osservare se il cambiamento ha prodotto un risultato positivo o negativo nel numero di suinetti che mangiano rispetto a quanto osservato precedentemente.

Per aumentare l’ingestione è molto importante somministrare mangime ai lattonzoli quando ancora si nutrono del latte materno. In questa fase è indispensabile impiegare un mangime (pre-starter) di elevata digeribilità e appetibilità, quindi costoso, che possa promuovere le potenzialità digestive e le capacità di ingestione degli animali nella fase di post-svezzamento. Non dobbiamo avere dubbi nell’acquistare un mangime costoso, anche se sembra sia sprecato dagli animali che preferiscono il latte, in quanto il suinetto che avrà già conosciuto il mangime durante la lattazione potrà più facilmente superare il trauma dello svezzamento.

Alla luce di questo è opportuno utilizzare additivi nella dieta come gli appetibilizzanti, per favorire l’ingestione, o altri, che favoriscano la salute intestinale.

Impiego di aromatizzanti in rotazione

Un recente lavoro di Adeleye et al. pubblicato su un’importante rivista scientifica (Animal feed science and technology, 2014), partendo dal presupposto che la maggior ingestione del mangime sottoscrofa migliora le prestazioni produttive dei suinetti, ha valutato l’impiego nel mangime di diversi aromatizzanti. Sono stati considerati il consumo di alimento, l’accrescimento dei suinetti e il loro stato sanitario. Le scrofe utilizzate erano le classiche Large White x Landrace, metà in gabbia parto classica e metà tenute in box con scrofa libera.

Dopo il parto, al decimo giorno di lattazione, ad alcune nidiate fu somministrato un mangime sottoscrofa classico (controllo) e ad altre un mangime con le stesse caratteristiche nutritive del controllo, ma con aggiunta di uno di cinque aromatizzanti in sequenza giornaliera. In altri termini i suinetti alimentati con mangime aromatizzato ricevevano ogni giorno un aroma diverso per cinque giorni, in rotazione. Gli aromi erano: albicocca, frutti rossi, caramello, mela e “butterscotch”, quest’ultimo è un aroma di “burro caramellato”.

Il tipo di alloggiamento non ha avuto effetto sulle prestazioni dei suinetti sia durante la lattazione sia nella fase di post-svezzamento. Invece la somministrazione dei mangimi con i cinque diversi aromi in giorni sequenziali ha aumentato la frequenza delle visite alle mangiatoie, il consumo di alimento e l’incremento di peso dei suinetti (Tab. 1 e 2). Dallo studio è anche emerso che l’aroma “burro caramellato” ha determinato la maggior ingestione e quello frutti rossi la minore, con gli altri aromi in posizione intermedia.

Riassumendo, il mangime con gli aromi somministrati sequenzialmente durante la lattazione sottoscrofa ha fatto aumentare l’ingestione prima dello svezzamento e l’incremento di peso nelle prime due settimane di post-svezzamento.

Stabilizzatori della flora intestinale

Tra gli additivi per i mangimi risulta di particolare interesse la categoria degli “additivi zootecnici”, cioè gli additivi utilizzati per influire direttamente sui parametri produttivi degli animali o per influire positivamente sull’ambiente. Rispetto ai prodotti di questa categoria c’è notevole interesse e dinamismo legato alla possibilità che alcuni di essi possano aiutare a ridurre i problemi lasciati dalle normative di divieto sull’uso degli antibiotici.

In questa categoria troviamo gli “stabilizzatori della flora intestinale”: microrganismi o altre sostanze che se somministrate agli animali esercitano un effetto positivo sul microbismo intestinale. Distinguiamo tra probiotici, cioè gli additivi costituiti da microrganismi vivi che possono influenzare le prestazioni produttive degli animali, e prebiotici, cioè gli additivi costituiti da sostanze che fungono da substrato utile alla crescita di microrganismi intestinali benefici.

Con il termine probiotico si indicano diversi prodotti di natura microbica. Spesso vengono comunemente definiti fermenti lattici. Infatti la maggior parte dei prodotti commercializzati contengono lattobacilli, bifidobatteri o spore di vari Bacillus. Ma nella categoria dei probiotici dobbiamo includere anche i lieviti e considerare il probiotico un additivo “vivo” che migliora l’equilibrio intestinale degli animali.

Tra i probiotici esistono diversi prodotti commerciali con varie caratteristiche, ma sempre ne dovrebbero avere alcune: assenza totale di patogenicità e tossicità verso gli animali e l’uomo, stabilità alle condizioni ambientali esterne e dell’apparato digerente degli animali e ai trattamenti tecnologici del mangime, infine, buona resistenza alle eventuali terapie antibiotiche che si dovessero rendere necessarie. La capacità di colonizzare rapidamente il tratto digerente deve essere un requisito dei batteri lattici, ma non lo può essere dei batteri sporigeni, che dovranno invece avere una buona persistenza delle spore nell’intestino.

Con prebiotico, invece, si intendono quelle sostanze rappresentate da carboidrati poco digeribili che arrivano nell’intestino per essere fermentati principalmente da lattobacilli e bifidobatteri determinandone così la crescita, con una contestuale riduzione dei batteri potenzialmente patogeni che invece hanno difficoltà a fermentare tali sostanze. Tra i prebiotici più studiati ritroviamo i fruttani che possono essere classificati in fruttoligosaccaridi, oligosaccaridi e inulina, sulla base del grado di polimerizzazione rispettivamente crescente.

Idrolizzato di lievito

Un altro recente lavoro pubblicato su Animal feed science and technology nel 2014 da Molist et al. ha evidenziato che i derivati dei lieviti basati su Saccharomyces cerevisiae possono migliorare le prestazioni e lo stato sanitario dei suinetti stimolando il sistema immunitario e migliorando il microbiota intestinale. I principali componenti utili derivano dalle pareti cellulari dei lieviti. Troviamo le mannanoproteine, che ostacolano l’adesione di batteri potenzialmente patogeni alle cellule epiteliali intestinali, i beta-glucani, che possono influenzare positivamente il sistema immunitario. L’esperimento ha utilizzato 120 suinetti, in 20 box con 6 suinetti ciascuno, svezzati a 25 giorni d’età al peso di circa 7,6 kg. Alla metà dei suinetti è stato somministrato il controllo negativo e all’altra metà il mangime supplementato con 2 g di idrolizzato per kg.

L’inclusione dell’idrolizzato di lievito ha migliorato l’indice di conversione nei primi 28 giorni dallo svezzamento (Tab. 3). I risultati della ricerca evidenziano anche che con la supplementazione dell’idrolizzato il sistema immunitario è portato a un livello più attivo, aumentando le potenzialità nella risposta immunitaria.

 

*Dipartimento di Scienze agrarie e ambientali – Università degli studi di Milano

 

 Visualizza l'intero articolo pubblicato sulla Rivista di Suinicoltura n. 3/2015

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