Psa, aggiornamento Zr nel cluster Nord-occidentale

psa zone restrizione
Zone soggette a restrizioni I: aree ad alto rischio senza casi né focolai di Psa confinanti con le zone di restrizione II, III; Zone soggette a restrizioni II: presenza di Psa solo nel cinghiale; Zone soggette a restrizioni III: presenza di Psa nei suini domestici con o senza presenza della malattia nei cinghiali. I confini segnati sulla mappa corrispondono ai confini amministrativi delle province. I casi riportati nella mappa sono stati notificati dal 1 gennaio al 30 marzo 2026 nelle regioni Lombardia, Liguria, Piemonte, Toscana ed Emilia-Romagna
Mentre il Parco del Ticino viene declassato, è necessario mantenere alta l’attenzione in allevamento. I recenti casi in Emilia-Romagna costringono a nuovi ampliamenti delle zone di restrizione (Zr) tra Parma, Piacenza, Reggio e Modena

Nel territorio nazionale la Peste suina africana coinvolge, attualmen­te, numerose province delle regioni Piemonte, Liguria, Lombardia, Emilia-Romagna, Toscana. Questo territorio, de­nominato “cluster di infezione nord-occidentale”, comprende la zona iniziale di ingresso del virus in Italia a causa della presenza della malattia nella popolazione di cinghiali; negli anni 2023-2024, alcuni focolai sono avvenuti anche negli alle­vamenti suinicoli.

Nel corso degli anni, il cluster nord-occidentale è stato inte­ressato da periodici amplia­menti, poiché la malattia si è via via diffusa nel territorio; più recentemente, porzioni di territorio sono stati dichiarati nuovamente liberi dalla malat­tia, perché è stato dimostrato che il virus non circolava più (nei cinghiali oppure nei suini domestici). Di conseguenza, la definizione delle zone soggette a restrizione è stata aggiornata in numerose occasioni.

Leggi anche: Cos’è un cluster nella PSA e la differenza dal focolaio

Il ruolo del corridoio fluviale del Ticino

All’interno del cluster nord-oc­cidentale, è incluso il territorio che si estende lungo le sponde del fiume Ticino. A causa del valore ambientale e naturalisti­co della valle del fiume Ticino, sono state istituite due aree protette nelle province di No­vara (Parco naturale della Valle del Ticino) e di Varese, Milano e Pavia (Parco Lombardo della Valle del Ticino).

I due parchi, in realtà, costi­tuiscono un unico e conti­nuo sistema ambientale, che contiene parte del corridoio ecologico del Ticino. Il corri­doio del Ticino è costituito da un’ampia area condivisa da regione Piemonte, Lombardia e Canton Ticino, ed è una fon­damentale rete di connessione biologica tra le Alpi e gli Ap­pennini, estesa lungo il fiume tra Svizzera e Italia. Sebbene il corridoio fluviale del Tici­no si sviluppi in un territorio fortemente antropizzato, esso comprende anche boschi, aree umide, zone agricole e inse­diamenti, che corrono lungo il fiume stesso. La presenza del cinghiale è stabile nel parco, favorita dall’ abbondanza di cibo e zone di rifugio; come per altri selvatici, sono fre­quenti gli spostamenti lungo il corridoio del Ticino, nell’asse da nord a sud.

Nella popolazione di cinghia­li del Parco del Ticino, la Psa è stata notificata per la prima volta nel 2023, probabilmente in conseguenza dei focolai nel suino domestico in provincia di Pavia. Successivamente l’infezione ha interessato sia il tratto lombardo del fiume che il versante piemontese del Parco. Dopo i ritrovamenti di carcasse positive, il territorio sottoposto a restrizione ha coinvolto numerosi comuni delle province di Milano, Pa­via, Lodi, Varese, Alessandria, Asti, Vercelli, Novara.

Strategie di controllo  e contenimento

Le misure di controllo della Psa sono state accuratamente pre­disposte ed attuate; tra queste, la ricerca attiva delle carcasse di cinghiale ha permesso di valutare l’andamento dell’epi­demia e bonificare l’ambiente dal virus presente nelle carcas­se infette. Le informazioni trat­te dal sistema di sorveglianza hanno evidenziato un hotspot epidemico verificatosi tra gen­naio e marzo 2025. In partico­lare, l’analisi dei resti ossei rin­venuti ha consentito di stimare il decesso dell’ultimo cinghiale risultato positivo proprio nel mese di marzo 2025.

Il rafforzamento della barriera rappresentata dalle autostrade che circondano il Parco (A1, lato est, in Lombardia ed Emi­lia-Romagna; A4, lato nord, tra Milano e Novara; tangenziale ovest di Milano, a cavallo delle 2 autostrade) ha permesso di contenere le movimentazio­ni di popolazioni di cinghiali potenzialmente infette, dentro e fuori dal Parco. La stretta regolamentazione della caccia e il prelievo del cinghiale me­diante tecniche selettive hanno permesso di ridurre la densità di popolazione del cinghiale nelle zone limitrofe alle barrie­re autostradali rafforzate.

Declassamento  delle zone di restrizione

Il mantenimento costante di queste misure nel tempo, so­prattutto della ricerca attiva delle carcasse, ha permesso di dimostrare che, dopo il perio­do gennaio–marzo 2025, non è stata registrata nessuna ulterio­re circolazione virale attiva nel territorio considerato.

Questa evidenza è stata portata all’attenzione della Commissio­ne europea, per richiedere che le zone di restrizione interessa­te dal sistema di controllo della malattia nel Parco del Ticino venissero declassate. La Com­missione ha votato la proposta in data 24 marzo e, consideran­dola accettabile in accordo con gli Stati membri, ha concesso il declassamento delle Zr per numerosi comuni delle regioni Lombardia, Piemonte ed Emi­lia-Romagna. In particolare, al­cuni comuni, precedentemente elencati in Zr II, vengono ora riclassificati nell’elenco della zona soggetta a restrizione I; altri comuni vengono liberaliz­zati. Le zone di restrizione sono state revocate nelle province di Milano, Varese, Vercelli, Nova­ra, Lodi, mentre porzioni dei territori delle province di Ales­sandria, Asti, Pavia, Piacenza sono stati revisionati.

La situazione in Emilia-Romagna

Al tempo stesso, a causa di alcuni casi di positività rin­venuti nel cinghiale nei mesi di febbraio e marzo 2026 in Emilia-Romagna, nella zona di restrizione II ma molto vicino al confine con la zona di restri­zione I, entrambe le zone han­no subito un ampliamento. In particolare, è stato disposto un ampliamento della zona sogget­ta a restrizione 2 nella provincia di Parma a seguito del caso nel Comune di Sala Baganza (Parma); sono state riviste le zone sog­gette a restrizione nella provin­cia di Piacenza a seguito di un caso riscontrato nel Comune di Fiorenzuola d’Arda (Piacenza); sono state aggiornate le zone sogget­te a restrizione nelle province di Reggio Emilia e Modena in conseguenza dei casi nei Co­muni di Villa Minozzo (Reggio Emilia) e Frassinoro (Modeba).


Per la consultazione dei dati ufficiali, si rimanda al rife­rimento normativo emanato: Regolamento di esecuzione Ue 2026/767.

Si segnala tuttavia che il testo del Regolamento contiene al­cuni errori materiali, come di seguito riportati:

  1. nota MinSal 0009750 27/03/2026: il Comune di Mezzana Rabattone (Pv) e di Campospinoso (Pv) sono da considerarsi inclusi in zona soggetta a restrizione I; non deve essere considerato il Co­mune di Rabattone, in quanto inesistente;
  2. nota MinSal 0010228 02/04/2026: i Comuni di Ca­deo e Pontenure risultano er­roneamente inseriti in zona di restrizione I, mentre devo­no essere ricompresi in zona di restrizione II; il Comune di Calendasco è riportato in entrambe le zone di restrizio­ne, mentre deve essere incluso esclusivamente in zona di re­strizione I.

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Psa, aggiornamento Zr nel cluster Nord-occidentale - Ultima modifica: 2026-04-20T15:00:29+02:00 da Laura Della Giovampaola

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