Giornata della suinicoltura, focus sul benessere

Appuntamento mercoledì 28 febbraio alle ore 9.00 al Fico di Bologna

“Benessere animale: un’alleanza per il consumatore, una sfida per la competitività”. È questo lo slogan della terza edizione della Giornata della Suinicoltura, che si terrà il 28 febbraio 2018, a partire dalle ore 9, presso il Centro Congressi di Fico Eataly World di Bologna.
Media partner: la nostra Rivista di Suinicoltura.
Col patrocinio di OneHealth, Anas, Anvaz.
Torna così il terzo di una serie di appuntamenti che nelle due date precedenti (29 novembre 2016 e 26 maggio 2017) ha riscosso un notevole successo sia per gli argomenti proposti che per il prestigio dei relatori intervenuti, registrando una numerosa partecipazione da parte di tutti gli operatori della filiera.
Oggi il tema del benessere animale è centrale e deve dare risposte a un consumatore sempre più attento al rispetto animale e alla sostenibilità ambientale. Tra mondo produttivo e consumatore quindi, dicono gli organizzatori, i dirigenti di Expo Consulting, va creata un’alleanza e non una contrapposizione, difendendo al contempo una competitività internazionale che continua a premiare l’agroalimentare made in Italy che, secondo i più recenti dati diffusi da Nomisma, nel 2017 registrerà sull’anno precedente un incremento dell’export compreso tra il 7 e il 9%, percentuali in cui la voce “salumi”, Dop innanzitutto, si impone come una delle più importanti.
Abbiamo sviscerato l’argomento della Giornata, il benessere animale, con Giancarlo Belluzzi, medico veterinario, esperto di sicurezza alimentare, che anche il 28 febbraio 2018, come nelle precedenti edizioni della Giornata della Suinicoltura, rivestirà il ruolo di moderatore durante l’evento.
- Dottor Belluzzi, quali sono i più recenti orientamenti della Ue in materia di benessere animale?
“L’Unione europea ha sempre tenuto in considerazione il tema del benessere animale fin dal suo Trattato iniziale e in ogni caso, dal 2006, ha accentuato il suo Piano strategico per ottenere un’applicazione uniforme della legislazione nazionale dei singoli Stati a tutela del bestiame allevato. A questo bisogna aggiungere un altro aspetto molto importante, rappresentato dal fatto che quando si parla di benessere occorre considerare non solo la stabulazione, bensì il trasporto, la macellazione e persino il ricovero degli animali negli allevamenti sperimentali”.
- Qual è a suo giudizio la grande opportunità che il benessere animale offre agli allevatori per valorizzare/riscattare la loro immagine nei confronti del consumatore?
“Partiamo dall’assunto che il valore attuale del bestiame allevato in Europa si aggira intorno ai 200 miliardi di euro l’anno; consideriamo che questo valore viene poi moltiplicato nell’ambito della catena produttiva. Se questo processo avviene con metodi ineccepibili, rispettosi del benessere animale, quello che arriverà sulla tavola del consumatore sarà un prodotto di sicura qualità che garantirà al produttore corretto un meritato guadagno. A tutto questo va aggiunto il valore, decisamente incalcolabile, rappresentato dalla sicurezza degli alimenti come prerequisito richiesto dal mercato, spesso però associato solo alla sicurezza sanitaria e alla salubrità del prodotto finale. Non dimentichiamo infatti che il benessere animale è un elemento non trascurabile nella catena produttiva animale, in quanto un capo allevato nel rispetto delle regole è un animale indiscutibilmente più sano, che quasi certamente avrà meno bisogno di farmaci e che prelude a una qualità assolutamente superiore. Ritengo pertanto sia compito dell’operatore economico evidenziare al mercato, e in particolare al consumatore, questo percorso virtuoso già imboccato comunque dalla stragrande maggioranza degli operatori della filiera. Per quanto riguarda le istituzioni penso che stiano già facendo la loro parte con progetti mirati e con l’applicazione responsabile della norma”.
- Da veterinario, ma anche da esperto degli ambienti istituzionali, quali ritiene siano le maggiori difficoltà che il settore suinicolo italiano incontra nell’applicazione della normativa sul benessere animale?
“In teoria non esistono difficoltà istituzionali e se esistono occorre compiere tutti gli sforzi per eliminarle. Partiamo dalle più banali: la non uniformità del valutatore. Mano a mano che procede la cultura del benessere animale, le differenze tra i colleghi valutatori ufficiali si riducono, mentre si accentua sempre più la valutazione del benessere come parametro di qualità e crescita dell’allevamento: a pensarci bene però è sempre stato così, magari con criteri meno codificati e strutturati, ma da sempre l’animale ben allevato si mostra come un soggetto sano, che spunta un prezzo superiore alla media. Adesso questo criterio è stato codificato. Così anche le istituzioni, se vogliono arginare qualche significativo problema che oggi turba il sonno degli addetti al settore come l’impiego massiccio del farmaco e il conseguente, crescente problema dell’antibioticoresistenza, devono puntare sul benessere dei soggetti allevati. Infine il rapporto con l’allevatore. Come ho già detto, i fattori di crescita della produzione sono messi in rapporto coi consumi e i costi. Due interessi quindi, il rispetto delle regole/istituzioni e i dettami di produzione/allevatore, che vanno di pari passo nella medesima direzione: il rispetto del benessere consegue alla norma, ma facilita anche un processo più naturale, meno dispendioso e più apprezzato dal mercato che esige qualità”.
- Ritiene possibile gettare le basi per quella che nel titolo dell’evento abbiamo chiamato “alleanza” tra produttori e consumatori, fondata proprio sul concetto di benessere animale e sul suo significato più profondo?
“Non la ritengo possibile, la giudico obbligatoria. E non lo diciamo da adesso. Iniziative capaci di mettere a confronto la produzione con trasparenti tracciati del processo produttivo e spiegazioni scientifiche dei metodi e dei mezzi utilizzati, sono strumenti basilari di comunicazione verso il consumatore per stimolare la sua fiducia e fugare le nubi di diffidenza sparse dai moderni ciarlatani. Sarebbe troppo lungo elencare quante malattie sono state debellate e quante tossinfezioni sono state evitate da quando gli allevatori hanno iniziato ad allevare suini in porcilaie ben costruite, aerate, luminose, riscaldate, fornendo un’alimentazione adeguata e sottoponendosi senza problemi a controlli efficaci. Era forse meglio quando si mandavano al macello suini allevati in strutture maleodoranti o legati alla catena con unghioni esagerati, ascessi purulenti o, peggio, tubercolosi nascoste?”

 

IL PROGRAMMA

GIORNATA DELLA SUINICOLTURA
Benessere animale.
Un’alleanza per il consumatore, una sfida per la competitività
Mercoledì 28 febbraio 2018
presso Fico Eataly World, Bologna

Ore 9.00 Welcome coffee e registrazione partecipanti
Ore 9.30 Inizio lavori – Introduzione del Dottor Giancarlo Belluzzi, medico veterinario, moderatore dei lavori.
Ore 9.40 – La situazione negli allevamenti italiani, lo stato dell’arte e i desiderata: allevatore e veterinario a confronto (Dottor Enrico Arioli, allevatore; Dottor Silvio Zavattini, medico veterinario)
Ore 10.30 – Alimentazione e benessere animale: la razione ha il suo “peso” (Dottor Roberto Bardini, nutrizionista)
Ore 10.50 – Gdo tra marketing e salubrità del consumatore (Dottor Piero Giorgi, Coop Italia)
Ore 11.10 Consumatori responsabili prediligono chiarezza e trasparenza sui metodi di allevamento (Dottoressa Elisa Bianco, Ciwf)
Ore 11.30 – Dal produttore al consumatore, uno sguardo sull’Europa (Dottor Alessandro Gianini, Direzione Generale Salute e Sicurezza Animale – Commissione europea – Unità per i controlli ufficiali e per la eradicazione delle malattie animali)
Ore 12.00 Tavola Rotonda e dibattito
Ore 13.00 Interventi degli sponsor
Ore 13.30 Fine lavori

 

PER SAPERNE DI PIU'
www.giornatadellasuinicoltura.it
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Tel. +39 051 6493189
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