Suinicoltura, il futuro è nel seme

Foto di gruppo della dirigenza e del personale della società agricola Geneetic di Castellazzo (Re) assieme all'on. Filippo Gallinella
Geneetic srl ha ospitato presso il suo centro di Castellazzo (Re) il presidente della Commissione Agricoltura Filippo Gallinella, per illustrargli le ultime novità sulle produzioni Dop

Il futuro della suinicoltura di qualità, in particolare per le produzioni Dop, ma non solo, passa sempre di più attraverso un attento controllo del seme dei verri, che viene prelevato, parcellizzato e infine trasportato in massima sicurezza fino all’allevamento di destinazione.

A illustrare questo percorso che dalla metà della prima decade del Duemila ha preso sempre più piede sono stati, davanti al presidente della Commissione agricoltura Filippo Gallinella, i responsabili della società agricola Geneetic srl di Castellazzo, Reggio Emilia.

Geneetic, nata nel 2020 dalla partnership tra Gorzagri e Pic, è oggi un punto di riferimento primario nella produzione e distribuzione di seme suino di altissima qualità.

La partnership

Gorzagri, nello specifico, ha iniziato la propria attività in campo genetico nei primi anni Cinquanta, imponendosi nel settore avicolo come azienda specializzata nella produzione di uova da riproduzione. Sulla base delle esperienze accumulate e seguendo una precisa vocazione per la ricerca genetica, Gorzagri ha successivamente concentrato la propria attività nel settore suinicolo: dalla creazione del primo centro gran-parentale (anno 1975) fino ad oggi, l’evoluzione costante dell’azienda l’ha portata ad essere la principale realtà italiana attiva nella produzione, selezione e distribuzione di genetica suina nell’intero territorio nazionale.

Pic, da parte sua, è acronimo di “Pig improvement company” (società per il miglioramento dei suini) ed è stata fondata nel 1962 nell’Oxfordshire, Inghilterra, da cinque allevatori inglesi che a metà degli anni Cinquanta pensarono di applicare la scienza all’allevamento dei suini, per ottenere animali migliori. Fu quindi questo gruppo di studio a portare alla fondazione dell’azienda.

Oggi, Pic e i suoi dipendenti continuano a realizzare il sogno dei fondatori, applicando le tecniche scientifiche più avanzate con l’obiettivo di fornire alle aziende suini di qualità superiore al costo più contenuto possibile, per produrre e fornire carne di alta qualità.

L’incontro con l’on. Gallinella

L’On. Filippo Gallinella (al centro) mentre assiste assieme alla dirigenza di Geneetic alla relazione via web sul centro di Castellazzo da parte del veterinario Paolo Taglietti.

A introdurre al presidente Gallinella la realtà di Geneetic sono intervenuti, tra gli altri, Luigi Gorza e Roberto Zanin, rispettivamente presidente del consiglio d’amministrazione ed amministratore, oltre a Gianluca Avino di Pic Italia. Presenti anche Diego Guerra, responsabile della società agricola Geneetic, e Francesco La Cava, responsabile di laboratorio. Il veterinario Paolo Taglietti ha poi raccontato nei dettagli come è nata e si è sviluppata questa importante realtà, oggi punto di riferimento pressoché imprescindibile per le produzioni suinicole di qualità.

«Quattro – ha spiegato Taglietti – sono le aree in cui interveniamo: biosicurezza, sanità, valutazione dei verri, campionamenti. Gli obiettivi che intendiamo perseguire sono mantenere alto il livello sanitario, evitare l’introduzione di malattie negli allevamenti dei nostri clienti e impatti sanitari negativi sulla qualità del seme».

Oggi Geneetic opera con due strutture, una ubicata in località Castellazzo di Reggio Emilia con 300 posti e una a Varese in grado di ospitare un centinaio di verri.

Il fondamentale tema della biosicurezza viene gestito seguendo il rigido protocollo BioShield, ideato da Pic.

Interno del laboratorio Geneetic di Castellazzo (Re), dove si confezionano le dosi di seme.

Il protocollo Bioshield

«Ancora prima di insediare una struttura – ha spiegato Taglietti – viene fatta un’attenta valutazione geografica dell’area in cui ci si trova, per valutare i rischi connessi. I fattori presi in considerazione sono la densità suinicola provinciale e regionale, la vicinanza a zone trafficate, possibili altre fonti di contaminazione (ad esempio, la presenza di macelli e discariche nelle vicinanze), nonché la valutazione topografica e climatica». A questo punto, la biosicurezza esterna è garantita da accorgimenti quali una doppia recinzione perimetrale, la filtrazione dell’area all’interno dell’allevamento, il rispetto del down time per gli ingressi, il monitoraggio costante in entrata e in uscita di materiali e persone. Geneetic, peraltro, è stata la prima struttura in Italia a dotarsi di filtri per i patogeni virali. Una nota a parte merita il sistema di purificazione dell’aria, che si basa su un meccanismo di ventilazione all’avanguardia. Le prese d’aria a parete forniscono aria fresca e sono dotate di 2 tipi di filtrazione: uno per trattenere la polvere, l’altro per minimizzare l’ingresso di agenti infettivi virali potenzialmente patogeni.

La confezionatrice di dosi di seme all’interno del laboratorio Geneetic di Castellazzo (Re).

L’obiettivo di tutti questi accorgimenti è quello di scongiurare soprattutto i casi di Prrs, ovvero la Sindrome respiratoria e riproduttiva dei suini, che può essere trasmessa anche col liquido seminale, motivo per cui il sistema Bioshield adottato esclude qualsiasi contatto col seme. Da ogni box, infatti, il seme arriva direttamente al laboratorio tramite un sistema di posta pneumatica. Ogni prelievo è quindi diluito con una pompa peristaltica e posto in macchine confezionatrici, per produrre poi le diverse dosi.

Anche il trasporto del seme si svolge con tutte le precauzioni possibili: delimitazione tramite barriere fisiche tra “zone pulite” e “zone sporche”, rispetto dei protocolli di biosicurezza, monitoraggio a campione con dataloggers per rilevare eventuali variazioni di temperatura. L’abitacolo di ogni veicolo viene disinfettato prima di ogni trasporto, i mezzi sono lavati e disinfettati prima del ritorno al deposito, lo stoccaggio del seme avviene in un locale separato dal centro.

Sempre nel rispetto del programma di biosicurezza Bioshield, anche gli allevamenti di origine dei suini sono strettamente monitorati. Prima di entrare in un centro Geneetic, per ogni capo sono richiesti la storia sanitaria, le vaccinazioni, i trattamenti, il programma di biosicurezza seguito e lo stato sanitario al momento della spedizione. Tutto ciò è in funzione del periodo di quarantena (di durata variabile), che viene comunque fatta rispettare per ogni verro in arrivo, con osservazioni quotidiane sullo stato di salute.

La valutazione dei verri

Per quanto riguarda, infine, la valutazione dei verri, essa comprende un’osservazione clinica veterinaria su tosse, zoppia, inappetenza, letargia e lesioni cutanee, la registrazione di tutti i trattamenti e della risposta alla terapia, la verifica della condizione corporea (con razionamenti adeguati per ogni singola linea genetica) e l’adozione di buone pratiche per il benessere animale, con l’adeguamento alle ultime normative effettuato seguendo le linee guida del sistema ClassyFarm.

«Proprio grazie agli accorgimenti che adottiamo per garantire il massimo livello in termini di biosicurezza – ha commentato Luigi Gorza – fin dal 2017 il nostro Centro ha ottenuto, a seguito di due anni di verifiche e controlli da parte delle autorità competenti, la Licenza europea IT01SU, diventando così il primo centro di produzione in Italia con tale riconoscimento, che consente l’esportazione di materiale seminale anche al di fuori dei confini italiani». Gorza ha poi aggiunto: «dalla metà dei primi anni Duemila, la tendenza è quella di acquistare sempre più il seme, tanto che oggi la percentuale di acquisto è di circa 70 per il seme e 30 per i verri. Inoltre, gli allevamenti che acquistano verri devono poi essere a loro volta strutturati per il prelievo del seme e l’inseminazione delle scrofe».

Filippo Gallinella ha così commentato: «Per fare qualità ci vuole attenzione a tutto. Questo centro fa onore all’Italia nel mondo. Non a caso, è stato il primo a ottenere il permesso per esportare seme all’estero. Mi congratulo quindi con chi vi lavora. Più in generale – ha proseguito il presidente della Commissione agricoltura –, alla luce delle problematiche internazionali legate al settore suinicolo, gli allevatori italiani possono senz’altro sperare che le Dop li aiutino. Lo stesso regolamento Ue n. 1308/2013, permette infatti a tutti i Consorzi di intervenire sul controllo dell’offerta e quindi di mantenere prezzi adeguati».

Suinicoltura, il futuro è nel seme - Ultima modifica: 2022-06-24T13:55:11+02:00 da Marco Pederzoli

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