Prezzi in picchiata per il settore suinicolo

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Il 2020 è stato un anno particolarmente travagliato per i suinicoltori italiani: tra Covid e Peste suina africana (e non solo!) il comparto si trova oggi in uno stato di forte crisi. I differenti punti di vista delle associazioni di categoria

Il rally dei prezzi minaccia la suinicoltura italiana, alle prese con una fase di depressione dei listini che, complici anche gli aumenti delle materie prime (mais e soia, in particolare), porta in testacoda i costi e i ricavi negli allevamenti.

I prezzi della Cun dei suini grassi da macello per il circuito tutelato sono in diminuzione dallo scorso 8 ottobre, quando la media mensile dei prezzi era ancora su livelli accettabili, in oscillazione intorno a 1,53-1,54 euro al chilogrammo.

L’ultimo prezzo disponibile rilevato prima della chiusura dell’articolo, giovedì 3 dicembre, è stato di 1,223-1,263 €/kg nella categoria “grassi da macello per il circuito tutelato”.

 

Un 2020 pieno di difficoltà

Il 2020 è stato un anno anomalo, in tutti i sensi, a partire naturalmente dal corto circuito innescato dalla pandemia e dal confinamento che ha chiuso l’Italia per quasi due mesi e sparigliato le carte dei consumi, della salute e della speranza in buona parte del globo.

Non è un caso se il punto più basso delle quotazioni dei suini, cioè 1,05 €/kg, è stato toccato lo scorso giugno, addirittura quasi il 22% in meno rispetto allo stesso periodo del 2019.

Eppure, il 2020 non era partito malissimo, seppure tracciando una parabola discendente rispetto allo strepitoso ultimo trimestre del 2019, quando i listini decisi alla Commissione unica nazionale di Mantova per i suini da macello destinati al circuito Dop segnarono rispettivamente di media 1,73 €/kg (ottobre 2019) e 1,79 €/kg nel bimestre successivo. Numeri che, letti con la lente di oggi, ci fanno capire quanto il mondo sia interconnesso e che le dinamiche mondiali influiscano anche sulle quotazioni di casa nostra, per quanto la suinicoltura padana abbia caratteristiche, prestigio e prodotti ben diversi dal resto dell’Europa.

Fra gennaio e febbraio di quest’anno i prezzi cominciarono a flettere, attestandosi intorno a 1,68 €/kg e 1,60 €7kg, rispettivamente il -6,32 e il -4,92% sui mesi precedenti. Eppure, i listini si collocavano su posizioni ben più remunerative in confronto ai mesi di gennaio e febbraio del 2019, addirittura circa il 30% in più, a conferma di un andamento quasi schizofrenico dei prezzi, lontano anni luce da quando la suinicoltura si doveva confrontare con un ciclo sinusoidale delle mercuriali su un arco di tempo triennale. Tradotto in termini molto semplici, come era solito raccontare Giulio Sereni, imprenditore illuminato e storico presidente di Anas, “un anno guadagnavi, un anno andavi in pari e un anno perdevi, ma se eri in grado di programmare l’attività e gli investimenti sapevi come orientarti”. Altri tempi.

Il 2020, poi, è stato l’anno dell’esplosione del Covid-19, acronimo che racchiude in sé tutte le conseguenze di una pandemia sul piano demografico, sociale, economico, aggravate dalla velocità degli spostamenti e dalla globalizzazione.

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Coldiretti: è crisi a livello internazionale

«Il 2020 sarà un anno da ricordare, ma non per gli aspetti positivi – commenta Thomas Ronconi, presidente di Anas e allevatore di Coldiretti -. Anche il mese di dicembre, solitamente caratterizzato da consumi in aumento e di quotazioni dei maiali conseguentemente proiettate al rialzo, si preannuncia molto fiacco. Il bilancio annuale si profila in perdita per i produttori».

Il problema non è legato solamente ai consumi interni, ma la crisi di mercato ha carattere internazionale. «Sono due, in particolare, i fattori scatenanti – riassume Ronconi -. La Peste suina in Germania e la presenza di alcuni casi di Covid-19 nei più importanti macelli di proprietà dei gruppi danesi, che hanno spinto la Cina, il più grande importatore mondiale, a rallentare sensibilmente i rapporti commerciali con la Germania».

I dati elaborati da Teseo by Clal evidenziano un rallentamento delle importazioni cinesi di carni fresche, refrigerate e congelate dalla Germania lo scorso mese di ottobre. Se, infatti, nei primi dieci mesi del 2020 le importazioni dalla Germania hanno segnato una crescita del 78,55% su base tendenziale, nel mese di ottobre l’incremento dei volumi ritirati dal Paese teutonico è stato di appena l’1,58% rispetto allo stesso periodo del 2019.

Eppure, il Dragone cinese non ha affatto frenato la corsa dell’import. I dati di Teseo raccontano, infatti, di importazioni complessive di carni suine e derivate fra gennaio e ottobre 2020 quasi raddoppiate rispetto al 2019 (+91,73%), con una percentuale di crescita di oltre 135 punti nel solo segmento delle carni fresche, refrigerate e congelate.

Senza più lo sbocco asiatico, le produzioni di carni suine dalla Germania premono sui mercati comunitari, influenzando negativamente il mercato.

I casi di Covid-19 nei macelli, che si sono verificati a macchia di leopardo in alcuni paesi europei, così come il lockdown e la chiusura dell’horeca, hanno rallentato le macellazioni e portato a un innalzamento del peso medio dei maiali, con la conseguenza, spiega il presidente di Anas, che per alcuni segmenti di consumo avremo una concorrenza aperta con le produzioni italiane.

«Da qui alla fine dell’anno – prosegue Ronconi – solo in Germania avremo un esubero di un milione di suini da macellare, ma non credo che in meno di trenta giorni questa maggiore produzione sarà assorbita dai consumi». A pagare le conseguenze, inevitabilmente, «saranno i prezzi dei suini».

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Confagricoltura: nubi nere sul comparto suinicolo

Confagricoltura parla di “nubi nere sul comparto suinicolo” e mette in guardia circa la portata della crisi, che è diversa rispetto a quella innescata dal primo lockdown, che si è riversata sui listini nel periodo compreso fra marzo e giugno.

«Dopo la pesantissima crisi di questa primavera a causa del lockdown, ora si affaccia una nuova congiuntura negativa, questa volta però a livello europeo e quindi molto più pesante da affrontare per le aziende del settore», ammonisce Palazzo Della Valle.

La peste suina africana in Germania ha bloccato le esportazioni verso Cina, Giappone e Corea del Sud, con la conseguenza che «sono rimaste sul territorio europeo circa 60.000 tonnellate di carne ogni mese, pari al 50% della produzione mensile italiana. E proprio il nostro Paese, che ha un tasso di autosufficienza limitato al 63%, risulta essere uno dei mercati più appetibili: le quotazioni nazionali ne hanno già risentito, perdendo in poche settimane circa il 20% del valore».

I timori sono anche che Pechino, entro la fine dell’anno, sospenda i rinnovi contrattuali dei ritiri di carne suina da buona parte dell’Europa fino al Capodanno cinese, previsto il 12 febbraio prossimo.

«Andiamo incontro a un periodo di forte incertezza e surplus produttivi – osserva Confagricoltura – che hanno già colpito la Spagna, secondo produttore europeo di suini dopo la Germania. L’Europa si era preparata ad esportare grosse quantità di carne in Cina e oggi, invece, rischiamo il collasso. Sul fronte interno – aggiunge Confagri - i consumi nazionali sono di nuovo fermi e anche le prossime festività natalizie, con l’emergenza sanitaria in atto, non riescono a dare sprint al comparto».

 

Cia: necessario puntare sull’export in Cina

Cia - Agricoltori Italiani passa al contrattacco e guarda le enormi potenzialità dell’ex Celeste Impero, dove la carne di maiale è parte della tradizione secolare di un popolo che ha superato 1,4 miliardi di persone. E così, Cia-Agricoltori Italiani suggerisce di «velocizzare le procedure burocratiche necessarie a incrementare le esportazioni di carne suina in Cina, dotando gli stabilimenti delle tecnologie necessarie a ottenere la certificazione dei requisiti richiesti da Pechino. L'obiettivo è dare maggiore impulso alla Nuova Via della Seta, per fare breccia nel ricco mercato dei primi consumatori di carne di maiale al mondo».

La Cina, in attesa di ristrutturare i propri allevamenti dopo la Peste suina che ne ha decimato i suini, prosegue il massiccio approvvigionamento estero e si conferma particolarmente interessante per gli allevatori, perché capace di assorbire grandi quantità di frattaglie suine, da noi molto poco redditizie, che sono, invece, considerate prelibatezze su quelle tavole (orecchie, teste, zampe e interiora), ma è uno sbocco commerciale importante anche per le Dop, indirizzate a consumatori di fascia alta.

Copagri: una crisi strutturale più che congiunturale

Copagri interpreta le ultime virate negative del mercato come un sintomo di mutamenti più profondi, «che lasciano presagire l’inizio di una fase di crisi strutturale, più che congiunturale». Il sindacato chiede di «intervenire attraverso un nuovo patto di filiera, che coinvolga le istituzioni e tutti gli attori del comparto nell’ambito del Tavolo suinicolo; tale intesa, nell’alveo delle recenti normative comunitarie in materia di sostenibilità, deve andare a promuovere un cambio di paradigma che porti a parametrare i volumi produttivi alla capacità di assorbimento del mercato».

«Allo stesso tempo, bisognerà poi ragionare sull’avvio di un Sistema di qualità nazionale, che attraverso un apposito marchio vada a certificare e contestualmente a valorizzare tutti i tagli di carni suine, e prevedere una serie di deroghe riguardanti le superfici garantite agli animali negli allevamenti e l’aumento del peso dei suini, motivabili entrambe con il minor numero di macellazioni legate alla contrazione dei consumi», osserva Copagri.


GLI ALLEVATORI SOTTO IL COSTO DI PRODUZIONE

 

Con l’impennata dei listini di mais, soia, orzo, crusca e delle principali voci che compongono la razione alimentare, i costi di produzione hanno registrato un incremento e, secondo i dati elaborati da Teseo by Clal, si aggirano intorno a 1,35 euro al chilogrammo, al di sotto dunque delle attuali quotazioni in Commissione unica nazionale.

Mentre gli allevatori sono entrati in una zona critica, secondo le stime del Crefis l’aumento dei prezzi delle cosce fresche, unito al calo di prezzo dei suini, ha invece portato ad un aumento della redditività della fase di macellazione, cresciuta del +7,9% rispetto a ottobre e del 17,6% su base tendenziale.

Nell’ultimo mese, rileva Crefis, la redditività degli stagionatori di prosciutti di Parma è calata, su base congiunturale, sia per i prodotti leggeri (-1,8%) che per quelli pesanti (-1,2 per cento).

 


LE RICHIESTE DEL MONDO AGRICOLO

 

Coldiretti ha chiesto a livello nazionale di intervenire con urgenza con nuove risorse a sostegno dell’intero comparto suinicolo, a partire dagli allevamenti di scrofe che rappresentano il primo e fondamentale anello della filiera 100% italiana. Inoltre, Coldiretti spinge verso la conferma delle percentuali di compensazione Iva per le cessioni di suini, in scadenza a fine anno.

Positivo il decreto che prevede un incremento del sostegno agli allevamenti di maiali – sollecitato da Coldiretti – con l’aumento fino a 30 euro dell’aiuto già previsto per le scrofe, che oggi è fissato fino a 18 euro, raddoppiando così la dotazione.

«È fondamentale sostenere la produzione made in Italy – raccomanda Claudio Veronesi, suinicoltore di Coldiretti – anche alla luce del provvedimento di etichettatura che andrà a indicare l’origine degli animali anche per carni, salumi e derivati».

Un altro tema è legato ai fondi non utilizzati dai Piani di sviluppo rurale. «Con i 650 milioni non spesi per i Psr, che rischiano di dover essere restituiti all’Europa, diamo vita a piani di sviluppo nazionali su settori strategici come la zootecnica, per incentivare nuovi investimenti all’interno delle imprese volti a favorire produzioni, distintività e sostenibilità», suggerisce il presidente nazionale di Coldiretti, Ettore Prandini.

«È giunto il momento di mettere in campo tutte le iniziative possibili per arginare una crisi che potrebbe travolgere il settore - afferma Confagricoltura - indicando interventi sui prezzi dei suini, sullo stoccaggio pubblico o sull’acquisto delle produzioni da destinare agli indigenti. Questo stato di crisi ha bisogno di misure straordinarie sul piano economico ed anche un approccio più concreto ed efficace nella lotta alla diffusione della peste suina africana».

Cia – Agricoltori Italiani suggerisce anche di «inventare nuovi prodotti per il mercato: lavorati, hamburger, produzioni e soluzioni innovative, così da dare valore al suino allevato in Italia, oltre al circuito delle produzioni Dop».

 

Prezzi in picchiata per il settore suinicolo - Ultima modifica: 2020-12-04T11:06:29+01:00 da Mary Mattiaccio

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