Zoppia: contano anche spazio disponibile e pulizia

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Le scrofe zoppe hanno comportamenti passivi e trascorrono più tempo a contatto con le pareti.
L’insorgenza di problemi podali è influenzata da diversi fattori, tra questi: le condizioni di allevamento, lo spazio disponibile, la dimensione dei gruppi, la densità e la numerosità degli animali nei box, la pavimentazione e la pulizia
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La maggior parte delle aggressioni si verifica entro 2-3 giorni dal raggruppamento.

L’incidenza di zoppie nell’allevamento in gruppo della scrofa si aggira tra l’8 e il 27%, anche se queste percentuali possono variare in funzione del periodo riproduttivo o a seguito del raggruppamento. Il 10% delle zoppie si verifica entro il primo mese dopo il raggruppamento (soprattutto nei primi 2-3 giorni). L’insorgenza della zoppia può anche essere influenzata dalle condizioni di allevamento, in particolare lo spazio disponibile, la dimensione dei gruppi e la pavimentazione.
Uno studio condotto in Belgio nel 2017 (pluym et al., 2017) ha investigato i possibili fattori di rischio che possono determinare la presenza o meno di zoppie in 15 allevamenti. Tra questi la pulizia, qualità (presenza di asperità, buchi), umidità e scivolosità dei pavimenti, la densità e numerosità degli animali nei box. Inoltre, sulle scrofe stesse sono stati valutati la condizione corporea, la presenza di lesioni e l’igiene. L’incidenza media di zoppia nei primi 3-5 giorni dopo il raggruppamento in questo studio è risultata del 13,1%.

La dimensione aziendale

La numerosità dei gruppi non è stata considerata come un fattore di rischio di zoppia, ma è invece risultata influente la dimensione aziendale. Si è visto, infatti, che una dimensione aziendale tra i 144 e 750 animali riduce la probabilità di sviluppare la zoppia e che questa probabilità diminuisce in maniera logaritmica proprio all’aumentare delle dimensioni. Questo risultato è spiegato soprattutto dalle diverse scelte aziendali tra allevamenti piccoli e grandi. A esempio, negli allevamenti di grandi dimensioni le scrofette sono gestite come rimonta interna, mentre negli allevamenti più piccoli sono spesso acquistate da altri allevamenti. Il fatto di allevare la propria rimonta sembra garantire la scelta e la gestione di animali più sani e controllati.

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Lesioni cutanee dovute alle lotte per stabilire la gerarchia (foto di m. Farish).

La direttiva 2008/120/ce che stabilisce le norme minime per la protezione dei suini definisce in 2,25 mq lo spazio minimo a disposizione per ciascuna scrofa in gruppo. Le scrofe dello studio belga sembrano beneficiare di un incremento di spazio fino a 3 mq, indice che maggiore spazio individuale a disposizione ha un effetto positivo sulla riduzione delle zoppie. In questo, come in altri studi, è stato osservato un altissimo numero di lesioni cutanee su un numero ristretto di animali, anche se lo studio belga non ha indagato una chiara relazione tra numero di lesioni e aggressività.

Il grado di pulizia

Anche le scrofe sporche (>10% del corpo ricoperto di feci) hanno un aumentato rischio di diventare zoppe nei primi giorni dopo il raggruppamento, rispetto alle scrofe pulite.
Secondo molti autori, la pulizia delle scrofe è considerata un indice indiretto di benessere animale, anche se l’associazione diretta tra zoppia e presenza di feci sul corpo è a tutt’oggi inspiegabile. Sicuramente le scrofe zoppe sono meno attive di quelle non zoppe, tendono a restare più a lungo sdraiate e a esplorare meno. Per questo potrebbero sporcarsi di più. Secondo altri autori, la spiegazione potrebbe rientrare nel fatto che il costo di competere per un’area di riposo pulita sia troppo alto per le scrofe zoppe, che quindi alla fine scelgono di riposarsi nella zona di defecazione.

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Gli animali zoppi trascorrono più tempo in decubito. La sporcizia del corpo è un indicatore predittivo di insorgenza della zoppia.

Ovviamente la percentuale di scrofe sporche è anche direttamente correlata alla sporcizia dei pavimenti. Uno studio finlandese pubblicato nello stesso anno (ala-kurikka et al., 2017) ha evidenziato forti differenze di comportamento tra scrofe zoppe e non zoppe. Le scrofe zoppe sono più passive, passano più tempo in decubito e meno in piedi o esplorando l’ambiente rispetto a quelle sane.

Le scrofe zoppe sono state poi suddivise in tre gruppi: due gruppi hanno ricevuto ketoprofene (farmaco antiinfiammatorio non steroideo) a diverse quantità (4 o 2 mg/kg), mentre il terzo gruppo ha ricevuto solo un placebo. Il gruppo trattato con il placebo era molto più passivo e trascorreva molto più tempo a contatto con le pareti del box rispetto a quello composto da scrofe sane. I gruppi trattati con ketoprofene, indipendentemente dalla quantità, restavano meno a contatto con le pareti del box e soprattutto esploravano di più rispetto al gruppo placebo.

Gestione e terapia

Le più recenti ricerche ci confermano che l’insorgenza della zoppia è dipendente da alcuni aspetti gestionali e strutturali e che la patologia stessa è in grado influenzare negativamente il comportamento degli animali. Un indicatore molto semplice da individuare, ma al contempo in grado predire con che probabilità un animale possa diventare zoppo è la sporcizia del corpo che quindi dovrebbe essere un parametro da tenere in forte considerazione.


BIBLIOGRAFIA

  • Ala-kurikka E., Heinonen M., Mustonen K., Peltoniemi O., Raekallio M., Vainio O., Valros A., 2017. Behavior changes associated with lameness in sows. Appl. Anim. Behav. Sci. 193, 15–20. Https://doi.org/10.1016/j.applanim.2017.03.017
  • Pluym L.M., Maes D., Van Weyenberg S., Van Nuffel A., 2017. Risk factors for development of lameness in gestating sows within the first days after moving to group housing. Vet. J. 220, 28–33. Https://doi.org/10.1016/j.tvjl.2016.11.008

L’autrice è dell’Università di Milano.


Leggi l'articolo sulla Rivista di Suinicoltura n. 7/2018

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