Scrofe, una dieta ad hoc per ogni fase fisiologica

Sow Transition negli ultimi giorni di gestazione, con un tenore proteico intermedio e un contenuto fibroso adeguato per evitare episodi di stipsi, pericolosi in sala parto. Prolact Hp nella fase di lattazione, per un apporto proteico del 17.5% e dell’1.1% di lisina. E il Progroup per le gestanti

Numeri alla mano, l’azienda Vitali di Truccazzano è la miglior scrofaia delle provincie di Milano e Lodi: quando i dati sono forniti dal servizio Sata non c’è molto spazio per le interpretazioni. Per scoprire i segreti di tanto successo, abbiamo incontrato l’allevatore Damiano e l’alimentarista Sildamin® di Cargilll® Domenico Goglio, con cui collabora dal 2008.

È tutta questione di equilibrio! Sembra una frase fatta, ma in questa scrofaia è la realtà: un equilibrio che nasce dal giusto rapporto tra redditività e benessere animale, quindi tra produttività e sanità della mandria. La scelta della gestione a bande penta-settimanali va in questa direzione: la sala parto viene occupata completamente una volta al mese da un unico gruppo di scrofe. Così facendo è possibile applicare il tutto pieno tutto vuoto all’intera struttura riducendo drasticamente le possibilità di contagio. La fecondazione intrauterina avviene in seguito a sincronizzazione dei calori, in modo da poter creare un unico gruppo di scrofe che, se riconosciute gravide dopo 25 giorni, verranno spostate insieme per terminare la gestazione (foto 2).

«Non cerchiamo i ritorni in calore perché sarebbero fuori banda, preferiamo tentare una successiva fecondazione a 42 giorni, ma solo se la scrofa è meritevole», afferma Damiano mentre ci consegna il documento Sata (Tab. 1). Questo consente di ottimizzare tempi e manodopera, nonché di poter seguire al meglio un gruppo omogeneo di animali. La scelta di riformare le scrofe che non si adeguano a questa gestione, è resa possibile dall’alto tasso di rimonta interna, superiore al 40%.

Durante gli ultimi giorni di gestazione l’alimentazione della scrofa segue le sue esigenze fisiologiche, sia in termini di tenore analitico che di quantità. «Sow Transition − spiega Domenico Goglio − è studiato per i fabbisogni della partoriente: ha un tenore proteico intermedio e nello stesso tempo un contenuto fibroso adeguato per evitare episodi di stipsi, pericolosissimi in sala parto. Questo mangime garantisce un ottimo equilibrio anioni-cationi: l’aumento degli ioni Na+ e K+ ha come effetto la diminuzione del ph ematico, il che consente un miglioramento di ingestione e digeribilità. La colina, coadiuvante della funzionalità epatica, è presente in dosi superiori rispetto ad altri mangimi. Svolge una funzione importante sul fegato, soprattutto per le puerpere: ne implementa la sintesi proteica, lo stoccaggio dei grassi e contribuisce a eliminare le sostanze tossiche. Inoltre, per rafforzare la flora batterica intestinale e uterina abbiamo introdotto Saccharomyces cerevisiae».

Inizia tutto in sala parto

La routine dopo il trasferimento delle scrofe in sala parto incomincia con il razionamento del mangime fornito alla scrofa: la modalità di somministrazione in questo reparto è la broda e gli ultimi due giorni prima del parto ne viene dimezzato il quantitativo.

Il giorno del parto vengono lasciate a disposizione acqua e un’integrazione energetica. Tutte le attenzioni sono catalizzate sulle nascite, indotte farmacologicamente per concentrarle in una giornata. Il monitoraggio delle partorienti avviene ogni venti minuti: alcune vengono munte meccanicamente al fine di recuperare il colostro.

L’assistenza prevede la registrazione dei dati relativi alla scrofa, ai nascituri e all’orario di ogni singola nascita. In seguito all’espulsione del neonato, l’operatore provvederà all’asciugatura e alla gestione delle poppate dei maialini: viene consentito a tutti l’accesso ai capezzoli (foto 3).

I nidi sono progettati in modo da evitare dispersione di calore: così mentre i suinetti avranno sempre una temperatura superiore, quella del locale parto non salirà oltre i 21°, a beneficio della scrofa e degli operatori.

Nel caso la nidiata fosse disomogenea o particolarmente numerosa, vengono stabiliti dei turni per garantire una mammella anche ai piccoli. La sera del parto avviene un primo pareggiamento delle nidiate, anche se si intende intervenire il meno possibile.

Solo dal 2° giorno, quando il colostro sarà stato assunto a sufficienza da tutti, i maialini più forti in sovrannumero vengono spostati nel “deck” (foto 4), una sorta di incubatrice: nel 2014 ne sono stati acquistati 7 con lo scopo di recuperare ogni singolo suinetto. Qui viene erogato latte ricostituito (foto 5) da tazzette collocate sopra le gabbie parto, la cui funzione è stimolare i suinetti a nutrirsi ogni qual volta una scrofa richiama la propria nidiata alla poppata (foto 6). Per i primi 3 giorni vengono pareggiate le nidiate creando dei gruppi omogenei e i neonati vigorosi vengono destinati all’incubatrice. Dal 5° giorno la funzione principale del deck si inverte per accogliere gruppetti di suinetti in difficoltà.

Il mangime della scrofa nel frattempo cambia: trovandosi in lattazione, la formulazione del Prolact Hp è calibrata in modo da apportare il 17.5% di proteina grezza e un livello pari all’1.1% di lisina. Fino alla prima settimana dal parto, la quantità somministrata è crescente fino a raggiungere 5.5 kg/capo/giorno, per poi proseguire a volontà.

Da ogni banda di scrofe in lattazione vengono selezionate le cinque migliori che saranno fecondate con seme dedicato per dare origine alla futura rimonta. «Il dato interessante non è tanto il numero degli svezzati per anno per scrofa, ma il peso costante: per ogni parto, in media, una scrofa di questo allevamento svezza 100-110 kg di suinetti», precisa Damiano.

Svezzamento

Lo svezzamento avviene a 28-29 giorni (foto 7): i 5 gg successivi sono dedicati al flushing, l’alimentazione viene spinta e integrata con olio di pesce per favorire il calore e la ripresa del BCS necessari a una corretta fecondazione. Fino alla diagnosi di gravidanza, le scrofe restano in gabbia singola (foto 8); il mangime sfarinato è fornito in ragione di 1.5-3 kg al giorno. A diagnosi avvenuta, vengono spostate in gruppi su paglia: qui l’alimentazione cambia per far fronte all’accrescimento dei feti e alla salute della scrofa.

Il mangime Progroup è studiato appositamente per le gestanti ed è caratterizzato da un contenuto proteico inferiore e un maggior apporto di fibra fermentescibile (Tab. 2). Il contenuto fibroso apportato dalla crusca di frumento e dalle polpe di barbabietola sono molto importanti per conferire maggior senso di sazietà. Inoltre, afferma Goglio, la peculiarità di questo mangime Sildamin, è la macinatura del mais a diversa granulometria: è molto importante per prevenire le ulcere gastriche e stabilizzare l’indice glicemico.

La modernizzazione è iniziata già in questa scrofaia: la mungitura meccanica delle scrofe, la presenza dei deck, la cura nell’allestimento dei nidi, la presenza di sistemi si raffrescamento per le scrofe in gestazione sono tutte scelte volte al benessere animale. «Siamo certi di ammortizzare questi investimenti: l’aumento annuo dei maialini svezzati ne è la prova, ma vogliamo e possiamo migliorare ancora − sostiene Damiano −. Seguendo l’impronta nord europea si sta cercando sempre più di far proprio il concetto di benessere animale come catalizzatore di produttività e redditività della mandria. L’alimentazione resta sempre il nostro cavallo di battaglia: una certezza di successo».

 

Leggi l’articolo completo sulla Rivista di Suinicoltura n. 11/2015

L’Edicola della Rivista di Suinicoltura

LASCIA UN COMMENTO

Inserisci il tuo commento
Inserisci il tuo nome