«Allevatori in difficoltà, serve gioco di squadra»

Aiuti agli indigenti, alleggerimento delle filiere dei prosciutti dop, misure di ammasso e deroghe al peso massimo di macellazione dei suini previsti dai disciplinari dop. Sono, in sintesi, le proposte di Claudio Canali (Confagricoltura) che mirano a sostenere un settore in ginocchio

«La filiera suinicola ora non esiste, ma occorre che ci sia per superare assieme, suinicoltori e trasformatori, l’attuale congiuntura - afferma Claudio Canali, presidente della Federazione nazionale dei suini di Confagricoltura -. È ormai chiaro come la crisi di mercato legata all’emergenza coronavirus stia impattando più pesantemente sugli allevatori.

allevatori in difficoltà
Claudio Canali

Macelli e trasformazione stanno rallentando la produzione, mentre non lo possono fare nell’immediato i suinicoltori con gli animali negli allevamenti che sono quindi l’anello più debole. Occorrerebbe, invece, procedere a livello di filiera – aggiunge Canali – sostenendo posizioni comuni e mettendo da parte le conflittualità legate a interessi non sempre convergenti. Siamo a un punto di svolta per superare la crisi legata al Covid-19: per salvarsi tutti occorre condividere interventi e richieste». Un appello strategico quello del presidente Canali che vuole essere una base di ripartenza per il comparto.

Il calo progressivo dei prezzi

Con questo invito al gioco di squadra Canali fa notare anche il calo progressivo di prezzo degli ultimi mesi e confermato anche nell’ultima seduta Cun (del 7 maggio 2020) per i suini da 170 chilogrammi pronti per il macello. «Siamo partiti dal 19 dicembre 2019 con un valore di 1,772 euro a chilogrammo, il 27 febbraio scorso eravamo a 1,599 euro e oggi siamo a 1,151».
A questo si aggiunga il crollo dei consumi: la suinicoltura, che è ovviamente legato alla Dop, è andata in crisi con il Covid per la chiusura dell’ho.re.ca che ha provocato perdite del 40% sui consumi totali. L’aumento delle vendite sulla carne fresca ha recuperato solo il 20%, mentre sono rimasti fermi i prosciutti e i tagli da trasformazione industriale».

Calano le macellazioni e i suini rimangono in allevamento

Come fa notare sempre il rappresentante di Confagricoltura, i macelli hanno reagito riducendo in maniera drastica l’attività anche a causa del distanziamento sociale: si stima un calo del 20% che ha creato negli allevamenti ritardi nelle consegne. Tanto che oggi ci sono oltre 200 mila capi pronti per il macello, ma che restano in standby. L’effetto più vistoso è il deprezzamento dei capi. «La nostra produzione – aggiunge Canali - è tarata su 140-150 maiali macellati alla settimana negli impianti del Nord-Italia. Ci vorranno mesi per recuperare questa situazione perché sono cambiate le abitudini e non ci sarà una ripresa del turismo. Gli allevatori però non possono fermarli, devono continuare ad alimentarli con un aumento dei costi di produzione. Avevamo chiesto anche ai Consorzi delle Dop una deroga per aumentare temporaneamente il peso ma la proposta non è stata accettata».

Situazione di estrema criticità nelle scrofaie

Arriviamo al capitolo scrofaie: esiste oggi una situazione di sovraffollamento dei suinetti, che rappresentano l’inizio del ciclo di produzione e posticipano la partenza negli impianti di ingrasso. «È difficile da portare avanti - dice Canali - l’idea di una riduzione volontaria della produzione di suinetti ma la situazione rischia di creare problemi sanitari e far crescere i costi di produzione. Costa 40 euro solo alla nascita, ma i costi di produzione sono destinati a lievitare perché, anche in questo caso, aumenta il tempo di permanenza nella scrofaia (il costo di produzione medio del suinetto è di solito 1,45 euro per al chilo). Chi compra oggi il lattone e lo ingrassa lo compra a un prezzo più elevato e alla fine del ciclo al macello si perdono anche 50- 60 euro per animale.

Servono interventi immediati ad ampio raggio

«All’inizio – spiega sempre il presidente della Federazione nazionale suini di Confagricoltura - avevamo chiesto tre misure tampone, ora servono interventi immediati e a più ampio raggio, con una dotazione straordinaria rapportato alla situazione di emergenza odierna di alleggerimento della pressione sul mercato. Abbiamo chiesto tre misure importanti: la prima richiesta al ministero è quella di un rinnovo del bando indigenti, quindi disporre di risorse aggiuntive». Il ministero delle Politiche agricole, ambientali e forestali ha annunciato di aver stanziato 13 milioni di euro del fondo indigenti, di cui 9 milioni per l’acquisto di prosciutti Dop e di 4 milioni di euro per i salumi Igp e Dop, provenienti da suini nati, allevati e macellati in Italia.
«Un secondo intervento – continua Canali - è quello di un trasferimento di quantitativi di carne destinata alle produzioni Dop nel canale del fresco e dei prosciutti cotti per venire incontro alla grande richiesta di carne fresca del mercato in cambio di una compensazione ai macelli. In questo caso per l’indennizzo si sarebbe potuto attingere dal fondo d’emergenza nazionale per la suinicoltura nel dicembre 2019. Non c’è, però, un accordo di filiera perché la trasformazione rappresentata da Assica ha proposto invece di utilizzare le risorse a scopo promozionale».
«Una terza misura, sollecitata a Bruxelles da Confagricoltura e portata avanti dal Copa-Cogeca a nome di tutte le organizzazioni agricole europee, è quella degli aiuti agli ammassi per cosce fresche destinate alla trasformazione in Dop. Si tratta di 20 milioni chili di cosce fresche per la trasformazione in Dop».

«Allevatori in difficoltà, serve gioco di squadra» - Ultima modifica: 2020-05-20T09:51:07+02:00 da Lucia Berti

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