Campania, le linee guida per la gestione degli allevamenti all’aperto

Campania, allevamenti all'aperto
Un provvedimento che arriva in seguito al riconoscimento, da parte dell’Unione europea, della qualifica, per la Campania, di regione indenne dalla Malattia Vescicolare dei Suini.

La Regione Campania ha approvato, con delibera di Giunta in corso di pubblicazione sul Burc, le “Linee guida per la gestione degli allevamenti dei suini all’aperto”. Un provvedimento che arriva in seguito al riconoscimento, da parte dell’Unione europea, della qualifica, per la Campania, di regione indenne dalla Malattia Vescicolare dei Suini.
Con l’approvazione della delibera sarà possibile lo sviluppo di nuove attività agricole e una più efficace valorizzazione e sfruttamento sostenibile di risorse finora sottoutilizzate o del tutto inutilizzate, come terreni marginali, boschi cedui, prati e pascoli, ubicati prevalentemente in aree collinari e montane.
La tecnica di allevamento all’aperto dei suini si differenzia dall’allevamento in porcilaia per l’impiego di ampie superfici di terreno recintate, all’interno delle quali i capi allevati dispongono di zone funzionali per l’abbeverata, l’alimentazione e il riposo. Di norma si utilizzano recinzione, strutture e attrezzature mobili per facilitarne il periodico trasferimento sui diversi appezzamenti destinati all’allevamento. Una delle peculiarità dell’allevamento en plein air, infatti, è la pratica di ruotare i recinti nell’ambito di un piano aziendale di avvicendamento colturale finalizzato a massimizzare lo sfruttamento dei nutrienti contenuti nelle deiezioni rilasciate dai suini sul terrene e a minimizzare i fenomeni di inquinamento delle acque superficiali e sotterranee, l’erosione del suolo ed eventuali danni alla vegetazione.
L’allevamento di suini all’aperto comprende la forma cosiddetta “allo stato semibrado” condotta su grandi estensioni di terreno che consentono l’alimentazione dei suini con l’utilizzo anche di fonti alimentari presenti nell’ambiente.
La superficie totale disponibile condiziona il numero di capi che si possono allevare. Le superfici minime per l’allevamento sono: 500 metri quadri/capo per scrofe allattanti con relativi suinetti; 600 metri quadri/capo per verri e scrofe in fecondazione e in gestazione; 60 metri quadri/capo per suinetti in svezzamento; 250 metri quadri/capo per suini in accrescimento e finissaggio.
Per quel che riguarda le superfici libere (coperte più all’aperto) in ricoveri mobili è prevista un’area di 4,5 metri quadri per scrofa allattante più nidiata; 1,3 metri quadri per ogni verro o scrofa; 0,20 metri quadri per suino in svezzamento fino a 30kg di peso vivo; 0,3 metri quadri per i magroncelli di peso vivo da 30 a 50 kg; 0,4 metri quadri per magrone di peso vivo da 50 a 85 kg; 0,45 metri quadri per grasso di peso vivo tra 85 e 110 kg e 0,6 metri quadri per grasso di peso vivo da 110 a 160 kg.
Le linee guida sconsigliano la realizzazione di superfici coperte eccessive all’interno dei ricoveri mobili perché limitano la capacità dei suini di difendersi dalle basse temperature e possono indurli a rilasciare deiezioni internamente, il cui ristagno genererebbe emissione di ammoniaca, con relativo peggioramento delle condizioni igieniche e di salute dei capi.
Tre le tipologie di aree funzionali richieste per garantire il benessere animale, così come previsto dalla normativa vigente in materia: area di governo, area destinata alla fase di parto e allattamento fino allo svezzamento, area di pascolo.
«Quella dell’allevamento dei suini all’aperto – sottolinea Franco Alfieri, capo della segreteria del presidente della Regione Campania – è una tecnica che ha registrato una crescente diffusione negli ultimi anni e di particolare importanza perché favorisce la produzione di carni di elevata qualità, sia dal punto di vista organolettico che delle caratteristiche nutrizionali, e con uno spiccato legame al territorio di origine. Il nostro impegno a favore del comparto è massimo, tant’è che si deve proprio a questa amministrazione se l’Unione europea ha riconosciuto la Campania tra le regioni indenni dalla malattia vescicolare dei suini, vera e propria iattura per lo sviluppo del settore».

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