Nitrati, l’Italia va verso la procedura d’infrazione

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Secondo Bruxelles l’Italia non ha designato tutte le zone vulnerabili ai nitrati, non ha monitorato le proprie acque e non ha adottato misure supplementari in una serie di regioni interessate dall’inquinamento da nitrati da fonti agricole. Sul banco degli imputati anche la Spagna

Non è la prima volta che l’Italia viene messa sul banco degli imputati per il mancato rispetto della direttiva Ue sui nitrati che si propone di ridurre l’inquinamento delle acque causato dai nitrati di fonti agricole. Ieri è accaduto ancora: la Commissione europea ha infatti avviato l’iter per aprire formalmente una procedura di infrazione contro l’Italia con l’invio della lettera di messa in mora e dando un termine di due mesi per rispondere.
Le motivazioni sono, secondo l’esecutivo europeo, che il nostro Paese non ha designato tutte le zone vulnerabili ai nitrati, non ha monitorato le proprie acque e non ha adottato misure supplementari in una serie di regioni interessate dall’inquinamento da nitrati da fonti agricole. Assieme all’Italia anche nei confronti della Spagna la Commissione europea ha iniziato il percorso che sfocia nella procedura di infrazione per violazione della stessa direttiva.

Un negoziato che dura da anni

Anche nell’aprile del 2006 la Commissione europea aveva notificato all’Italia la formale costituzione messa in mora come prima fase della procedura di infrazione per la violazione della direttiva sui nitrati. Il procedimento era stato poi ritirato quando l’Italia si era messa in regola con Bruxelles che chiedeva di ampliare la mappa delle aree classificate come vulnerabili, e quindi a rischio inquinamento, nelle regioni a spiccata vocazione zootecnica: la Lombardia innanzi a tutte, ma anche il Piemonte, Veneto, Friuli Venezia Giulia ed Emilia Romagna, tenute, come prevede la direttiva Ue, a rispettare il vincolo dei 170 chili di azoto per ettaro l’anno distribuiti nei campi attraverso i reflui della zootecnia.
Dopo il ritiro della procedura d’infrazione le quattro regioni del bacino padano, Lombardia, Piemonte, Veneto ed Emilia Romagna, avevano negoziato e ottenuto da Bruxelles la possibilità di poter spandere nei campi, attraverso gli effluenti zootecnici, fino a 250 chilogrammi di azoto per ettaro l’anno nelle aree vulnerabili. La deroga quadriennale è stata poi rinnovata, ed è tuttora in vigore, solo per Lombardia e Piemonte.

Anche il sud sotto la lente

Alcune novità in tema di nitrati hanno riguardato di recente non le regioni padane, ma il Sud-Italia: nel dicembre del 2017 la regione Campania aveva aumentato le zone vulnerabili da nitrati di origine agricola, estendendole oltre i 300mila ettari, ma questo ampliamento aveva sollevato le proteste del comparto della produzione della mozzarella di bufala che segnalava il rischio di dover abbattere un elevato numero di capi di bestiame, circa il 35% del totale. La questione risulta ancora aperta.

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