Confagricoltura Piacenza: «Psa, piuttosto che discutere su come recintare gli allevamenti, attuiamo il piano di depopolamento dei cinghiali»

Da sinistra, Marco Casagrande Giovanna Parmigiani, Filippo Gasparini
Così si legge nel comunicato datato 24 marzo. «Ai quesiti sulle prescrizioni onerose, risposte poco chiare. Il conto salato, invece è evidente»

"Le aziende suinicole sono chiamate a recintare gli allevamenti per innalzare il grado di biosicurezza. Come evidenziato nei giorni scorsi, si è rilevata una difformità nelle prescrizioni disposte dalle aziende sanitarie, a livello delle diverse regioni e persino a livello di province, che vedono nel piacentino l’indicazione di recintare completamente i siti, anche lungo i muri perimetrali delle strutture. «Come Confagricoltura – sottolinea Giovanna Parmigiani, allevatrice suinicola e componente di giunta nazionale di Confagricoltura – abbiamo presentato richieste di chiarimento, ma non possiamo ritenere sufficiente la nota del ministero della Salute (Ufficio Sanità animale e gestione operativa del Centro nazionale di lotta ed emergenza contro le malattie animali e unità centrale di crisi – DGSAF), inviata alla Regione Emilia Romagna il 18 marzo, in cui si dice che la condizione per non procedere alla recinzione lungo i muri è che non vi siano aperture, vista la necessità della presenza di finestre e prese di areazione nei muri degli edifici dove sono ricoverati gli animali a garanzia della corretta illuminazione ed areazione dei locali, nel rispetto anche del benessere degli animali. Per questo motivo abbiamo immediatamente presentato, a firma del nostro direttore generale, una serie di proposte di dettaglio che consentano la presenza di finestre ad una determinata altezza e altri importanti elementi discriminatori. Ma il punto – rimarca Parmigiani –, è che le aziende sono chiamate a intervenire, oltretutto in una situazione non chiara, sostenendo spese enormi, quando per anni non si è fatta l’unica cosa indispensabile: un efficace piano di depopolamento dei cinghiali. Nel limbo decisionale, quantomeno le imprese presenteranno opposizione alle prescrizioni insostenibili e difformi».

Confagricoltura Piacenza torna inoltre a ribadire quanto già indicato.

«La Repubblica Ceca è uno dei pochissimi stati europei che è riuscito a eradicare la PSA» avevano detto Giovanna Parmigiani e il presidente di Confagricoltura Piacenza Filippo Gasparini. «Lo ha fatto coinvolgendo i cacciatori e applicando in tempi brevi delle misure chiare, la cui attuazione è stata incentivata anche da compensi economici. Come Confagricoltura Piacenza, chiediamo che si mutui da quel caso di successo e si agisca. Non abbiamo neppure bisogno di inventare nulla di nuovo. Copiamo il loro piano!».

Questa la roadmap delle misure che hanno portato all’eradicazione in Repubblica Ceca: il 21 giungo 2017 è stata trovata la prima carcassa; cinque giorni dopo è stata definita la zona infetta, è stato imposto il divieto di caccia ed è iniziata la ricerca attiva delle carcasse (per ogni ritrovamento il compenso era di 5000 corone, circa 200€); dopo 2 settimane è stata definita un’area a caccia intensiva che circondava tutta la zona infetta, in cui sono stati abbattuti più di 22 mila cinghiali (anche qui per incentivare gli abbattimenti c’era un compenso di 40 € a capo); verso la fine di luglio la zona infetta è stata divisa in zona ad alto rischio e zona a basso rischio. La zona a più alto rischio (57 km quadrati), chiamata Core Zone, è stata recintata con reti elettrificate e repellenti odorosi e nella zona a basso rischio sono iniziati gli abbattimenti (il compenso andava da 150 ai 300€ a capo abbattuto). Ad agosto 2017 è iniziato il trappolaggio nella Core Zone; a settembre sono iniziati gli abbattimenti anche nella Core Zone; a ottobre sono stati coinvolti i tiratori dei reparti speciali per velocizzare gli abbattimenti (sempre nella Core Zone); a marzo 2018 sono state recuperate le ultime carcasse nella zona infetta. Non si è registrato nessun caso di positività al di fuori della zona infetta, dove sono stati abbattuti più di 3758 cinghiali e recuperate 444 carcasse. Nell’aprile 2019 il Paese è stato dichiarato libero dalla PSA.

«In Italia dobbiamo riuscire a fare altrettanto – propongono Parmigiani e Gasparini – e smetterla col dire che la situazione è sotto controllo, o ancor peggio che è risolvibile con prescrizioni in capo alle aziende, mentre gli allevamenti suinicoli sono sotto scacco con una spada di Damocle che è da un lato sanitaria, dall’altra commerciale e gli agricoltori vedono i raccolti devastati perché i cinghiali sono dello stato, ma i danni li pagano le imprese»."

Questo è quanto riportato nel comunicato di Confagricoltura Piacenza emesso in data odierna.

In foto, da sinistra: Marco Casagrande, presidente di Confagricoltura Piacenza; Giovanna Parmigiani, allevatrice suinicola e componente di giunta nazionale di Confagricoltura; Filippo Gasparini, direttore di Confagricoltura Piacenza.

Confagricoltura Piacenza: «Psa, piuttosto che discutere su come recintare gli allevamenti, attuiamo il piano di depopolamento dei cinghiali» - Ultima modifica: 2022-03-24T13:05:37+01:00 da Rivista di Suinicoltura

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